La casa del tempo libero

Giovani e Covid – Il periodo della pandemia è stata ed è una sfida per i Centri giovanili che rimangono fondamentali luoghi di aggregazione e crescita
/ 19.04.2021
di Guido Grilli

I Centri giovanili? Non hanno mai chiuso. Nemmeno durante il primo lockdown, un anno fa: le attività sono proseguite, naturalmente online a causa della pandemia. «Questo fino a maggio scorso. Molte attività sono dovute essere reinventate. Così è stata messa a punto, ad esempio, la discoteca in remoto con i giovani che a turno mettono la musica, ma anche occasioni di dialogo quando ad esempio c’erano tensioni in famiglia legate alle restrizioni sociali». 

Guido De Angeli dell’Ufficio del sostegno a enti e attività per le famiglie e i giovani del Dipartimento della sanità e della socialità, 40 anni, coordina le attività dei 13 Centri giovanili della Svizzera italiana, disseminati in tutto il Cantone e aperti ai giovani dai 12 ai 20 anni, da Chiasso a Coldrerio, a Mendrisio, a Stabio, quindi Bioggio, Monteceneri, Lugano, con le sedi di Breganzona e Viganello, Locarno e Losone, fino a Bodio, Acquarossa, Cevio. Certo, i giovani – più di tutti – hanno dovuto e devono tuttora dare prova di resistenza per sopportare le misure di contenimento della pandemia dettate dal Covid, ma i Centri di attività giovanili possono rappresentare per molti un’ancora di salvezza. È così? «Effettivamente oggi i centri giovanili sono punti di riferimento, “valvole di sfogo” e pertanto rimangono molto frequentati, nel limite delle indispensabili restrizioni e delle conseguenti misure di protezione. A partire dallo scorso 1° marzo molto è cambiato: è infatti entrata in vigore una nuova Ordinanza federale che permette ai giovani sotto i 20 anni (nati dopo il 2001), alla stessa stregua delle attività sportive, di accedere ai centri giovanili senza nessun limite di numero, se non quelli dettati dalla capacità d’accoglienza delle diverse strutture. Va inoltre detto che il nostro ufficio, d’intesa con l’Ufficio del medico cantonale, si è costantemente impegnato ad aggiornare e rivedere i piani di protezione, considerata proprio l’importanza che ricoprono i momenti di aggregazione per lo sviluppo evolutivo dei giovani».

Mascherine, distanze, igiene delle mani ormai sono divenute consuetudini. Ma come si sono dovuti adattare i centri giovanili dal profilo di eventi, proposte e attività? «Si sono dovuti compiere sacrifici. I centri giovanili sono per loro natura degli spazi d’accoglienza, di libero e gratuito accesso, invece d’un tratto con la pandemia si sono trovati costretti a registrare una lista delle presenze per consentire il tracciamento, hanno dovuto rinunciare a dei momenti che fanno parte della vita ordinaria dei centri giovanili, come ad esempio una merenda condivisa, una cena preparata tutti insieme, eccetera. Molte attività, nel limite del possibile, sono comunque state mantenute».

Come monitora la situazione dei diversi centri giovanili presenti nel Cantone? «Ho contatti regolari con “Giovanimazione”, l’associazione della Svizzera italiana che riunisce gli animatori socio-culturali, e ai singoli centri abbiamo offerto la consulenza per l’adattamento dei piani di protezione. Con gli animatori – ogni centro giovanile fa capo a uno o più professionisti formati – discutiamo naturalmente delle problematiche che possono sorgere, dettate proprio dai limiti che hanno dovuto subire le attività. Io ho assunto l’incarico di coordinatore dei centri giovanili nel 2019, proprio poco prima che scoppiasse il virus. Ho visto dunque il prima del Covid e il durante. Quello a cui guardiamo ora è l’estate, interrogandoci su come potranno svolgersi le attività nei centri e nelle colonie di vacanza. Speriamo che la campagna vaccinale acceleri, offrendo la possibilità ai giovani di trascorrere insieme il proprio tempo libero».

Quale ruolo svolgono gli animatori all’interno dei centri giovanili? «Fungono principalmente da facilitatori. Lavorano con e per i giovani e per portare avanti le loro aspirazioni, i loro talenti. È spesso nel tempo libero che i giovani iniziano a sviluppare la loro identità e i loro interessi. I centri giovanili hanno una funzione di coesione sociale. Attorno ad essi ruotano i giovani ma talvolta i centri coinvolgono anche i quartieri e questo contribuisce a favorire le relazioni tra le generazioni. Alcuni centri accolgono anche giovani con un passato migratorio e giovani talvolta in difficoltà perché le famiglie non riescono a sostenerli, ad esempio nella redazione negli impegni scolastici o nella redazione di un curriculum vitae. Ecco che allora gli spazi giovanili diventano importanti luoghi per favorire le pari opportunità e il benessere dei ragazzi. Non mancano naturalmente le regole, che vengono tuttavia costruite con i giovani stessi in modo da essere accettate e il più delle volte i giovani imparano ad autoregolarsi. Sono essenzialmente due i valori fondanti di un centro giovanile: il primo è quello della partecipazione, che significa poter dire la propria; e il secondo è quello dell’autodeterminazione, quindi poter compiere delle scelte in modo autonomo».

Lugano è l’unica città a vantare due spazi giovani: Viganello e Breganzona. Quest’ultimo, un edificio con murales variopinti realizzati dai giovani e che reca in bell’evidenza nel lato ingresso cartelloni che menzionano i diritti dei giovani – in uno si legge “Ho il diritto di partecipare ad attività ricreative, artistiche e culturali e di scegliere come gestire il mio tempo libero” – si mostra da subito accogliente. Nicolas, 18 anni, lo frequenta dalla prima Media. «Ma da quando è arrivata la pandemia è cambiato un po’ tutto» – dichiara. «Prima ci offrivano la merenda, c’erano cene organizzate, feste, discoteca… Oggi c’è il limite di persone che può entrare, mascherina e distanze. E molte attività non si possono più fare, ma io ci vado comunque per incontrare gli amici. Alla fine della giornata ci ritroviamo tutti lì. Si gioca a trottolino e a biliardo».

Alla domanda se sia cresciuta l’esigenza d’incontro tra i giovani con l’insorgere della pandemia, Guido De Angeli risponde: «L’esigenza d’incontro è connaturata nei giovani. Quello che si nota ora è un senso di stanchezza da parte dei giovani e di interrogativi, di apprensioni, insicurezze, timore di trovarsi da soli o di perdere delle amicizie in questo loro periodo di maggiore fragilità dato proprio dalla loro giovane età. Magari questo stato d’animo non viene espresso esplicitamente dai giovani, anche perché loro malgrado questi ragazzi hanno dato prova di adattamento e resilienza. Adesso spetta anche a noi cercare di riconoscere questo loro bisogno di aggregazione per favorire lo sviluppo della loro personalità. I centri giovanili sono frequentati regolarmente dalle medesime persone che si riconoscono in questo spazio e lo riconoscono come principale luogo di aggregazione. Diventa un po’ una seconda casa, una casa del tempo libero. Sollecitati senz’altro anche dagli animatori, l’esigenza di continuare ad organizzare attività è venuta in questo periodo di pandemia proprio dagli stessi giovani. Sono insomma loro a farsi parte attiva. Questi sono segnali positivi, che a volte vengono un po’ celati da altri episodi di cronaca».

Ognuno dei 13 centri giovanili presenti sul territorio cantonale vanta proprie specificità. Basta visitare il sito web di Infogiovani per conoscerne i contenuti. Tutti condividono eguali princìpi, proponendosi quale obiettivo quello di permettere ai giovani di esprimere la loro creatività e sostenere i propri progetti. Il centro giovanile sinonimo di spazio ricreativo, d’accoglienza, d’ascolto, d’informazione ma anche luogo culturale e di formazione.