Pannocchia di infiorescenze dell’albero parrucca
Particolare del fiore di Buddleya davidi
La Balsamina (Impatiens)
 

Ulteriori informazioni


www4.ti.ch/generale/organismi/specie-invasive-neobiota/piante-invasive-neofite/

Invadenti stranieri vegetali

Biodiversità - Cambiamenti climatici e attività umane favoriscono l’arrivo di animali e piante estranei alle nostre latitudini
/ 02.09.2019
di Alessandro Focarile, testo e foto

Dagli albori dell’agricoltura e della pastorizia (Neolitico: 10mila-8mila anni or sono) l’uomo è stato un dominante e dinamico soggetto destabilizzante degli equilibri fisici e biologici che governano il funzionamento di tutti gli ecosistemi terrestri e acquatici. E lo è stato, attraverso la selezione delle sementi; la messa a coltura dei terreni; il razionale utilizzo dell’acqua con le canalizzazioni e l’irrigazione; la costruzione di terrazzamenti e di muretti a secco di sostegno; il disboscamento e gli incendi; il pascolo eccessivo di capre e pecore (con il conseguente impedimento della rinnovazione del bosco composto di lecci, olmi, bagolari; pioppi, salici e ontani lungo i corsi d’acqua); e, in epoca recente, l’uomo è anche diventato sovvertitore di delicati equilibri fisici all’origine dei cambiamenti climatici in atto.

Questi ultimi sono all’origine di quel grandioso esperimento di colonizzazione ecologica e geografica che si realizza con il popolamento di centinaia di specie animali e vegetali, che stanno arricchendo (e in molti casi sopprimendo) faune e flore autoctone in situ da lunghi periodi di tempo nell’Europa temperata e mediterranea.

L’elenco può esser lungo ma basta citare lo scoiattolo grigio nord-americano, la nutria sfuggita dagli allevamenti, il gambero gigante d’acqua dolce, la limaccia rossa che sopprime la nostrana specie nera, la cinipide del castagno importato con giovani piante, lo scarabeo del Giappone giunto fortunosamente in aereo all’aeroporto della Malpensa.

Il riscaldamento delle acque del Mediterraneo fino a 27 gradi centigradi ha consentito l’arrivo di seicento specie di pesci tropicali (compreso lo squalo bianco lungo due metri) dall’Oceano Indiano, attraverso il torrido Mar Rosso e il Canale di Suez. Dispersioni, migrazioni, estinzioni hanno sempre evidenziato nel corso dei millenni il costante dinamismo della vita del nostro Pianeta. Ma da lunga data, l’azione dell’uomo è stata decisiva e determinante.

I drastici cambiamenti fisionomici sono particolarmente vistosi e subito appariscenti nel manto vegetale delle nostre contrade di bassa altitudine. Dal Piemonte alla Lombardia, attraverso il Ticino, nelle valli e convalli, i bordi di fiumi e torrenti, lungo le strade, gli scali e le sedi ferroviarie, i depositi di macerie e di detriti sono i luoghi ideali per l’insediamento di una flora prorompente e colorata. Una vasta distesa di sgargianti fiori gialli crea un’insolita e vivace macchia di colore presso le rive grigiastre del fiume. Più in là, densi e svettanti alberelli ricoperti di grappoli di fiori violacei, attirano un continuo svolazzare di farfalle in cerca di nettare. E, se lasciamo il fiume e ci inoltriamo verso prati e boschetti più all’interno, un altro fitto addensarsi di strane piante alte fino a due metri, con splendidi fiori violacei a calice, e altri cespugli con pannocchie di frutti color vino, colpiscono tutti la nostra attenzione. Sono una delle tante straniere vistose che stanno occupando da un po’ di anni e del tutto naturalmente, i luoghi incolti della pianura padana e ticinese.

Siamo al termine dell’estate, eppure queste piante sono in piena fioritura, esibendo un calendario del tutto sfasato rispetto a quello che siamo abituati a conoscere alle nostre latitudini. Retaggio iscritto in un codice genetico immutato. Una vivaistica – che movimenta considerevoli interessi economici – e tende a proporre sempre più allettanti novità – è all’origine di questo «turismo vegetale» globalizzante a livello mondiale.

Turismo che sta sconvolgendo originari paesaggi vegetali di bassa quota. Il trionfo del più forte dotato di una notevole carica vitale, a scapito di piante indigene che, forse, hanno esaurito la loro potenzialità colonizzatrice di nuove terre. Notevole è la velocità di crescita delle «straniere».

In pochi mesi, e su terreno ricco di nutrimento, la Balsamina (Impatiens) può superare i due metri di altezza, e il suo fusto può raggiungere sei centimetri di diametro. Una notevole «performance» per una pianta annua! Altrettanto notevole la loro velocità di diffusione nel territorio: centinaia di metri quadrati nel corso dell’anno.

Quali sono i risultati più clamorosi? Un drastico impoverimento della diversità biologica nel territorio occupato, una banalizzazione degli ecosistemi, il trionfo dei generalisti e degli opportunisti, non peculiari di particolari situazioni ambientali.

Nella loro patria di origine, il proliferare di queste piante è controllato da legioni di insetti fitòfagi, che attaccano e distruggono le radici, i fusti, le foglie, i fiori e i semi. Da noi sono assenti organismi equilibratori che non sono giunti insieme con le loro piante nutrici, e che non risultano essere attaccate dagli insetti fitòfagi presenti nelle nostre contrade. Viene quindi a mancare questo potente ed efficiente deterrente naturale. Tanto sono rosicchiate e malconce le foglie della flora nostrana, quanto sono indenni quelle delle «straniere».

L’Estremo Oriente, l’Himalaya, le Americhe, il Caucaso sono la loro patria d’origine e, dopo la piantagione nei giardini, sono sfuggite a conquistare la piena Natura. Il loro progressivo impianto al di fuori dei giardini è certamente anche il risultato di un aumento della temperatura estiva durante gli ultimi decenni, che ha favorito l’espansione naturale di piante di climi caldi.

Nel caso della piana di Magadino è molto probabile che anche le ormai ricorrenti esondazioni del Lago Maggiore sono state (e sono) un potente agente veicolatore dei semi. La Natura ha escogitato meccanismi altamente sofisticati e ingegnosi per favorire la disseminazione. I semi sono sempre racchiusi in un involucro il quale matura dopo la caduta dei fiori. Può essere un frutto commestibile, oppure un frutto munito di uncini (come nella Bardana) che si attaccano saldamente al vello di una pecora. O ancora può essere trasportato quale fonte di cibo da uccelli e da scoiattoli.

A loro volta, i semi possono essere veicolati dal vento. Basta ricordare il giallo Dente di Leone (Taraxacum), i salici, i pioppi, i platani.

La Balsamina (Impatiens) ha un frutto che, a maturazione, «esplode», e singolari molle a spirale proiettano i semi fino a 20-30 centimetri di distanza. Grazie a questo ingegnoso meccanismo, nella piana di Magadino e altrove questa esotica «straniera» sta diventando sempre più invasiva, ostacolando con la sua egemonica occupazione del territorio la vita della flora indigena.

I semi della Buddleya (foto) sono disseminati anche da una grossa formica rossa (la Manica rubida), molto frequente sulle rive ciottolose e ghiaiose di fiumi e torrenti. La Balsamina, il Tirso d’Oro, la Buddleya, il Poligono del Giappone, la Panace del Mantegazza e, recentemente l’Ambrosia, sono le più comuni e invasive «straniere»*.

Qual è l’origine del loro arrivo in Europa? Fin dal 1700 facoltosi gentlemen inglesi avevano ingaggiato audaci cacciatori di piante (plants hunters) inviati in lontane allora esotiche località per arricchire i loro parchi e giardini. E anche i missionari dell’epoca apportarono il loro contributo, facendo conoscere in Europa un considerevole numero di nuovi vegetali.

Questi gentlemen, per una soddisfazione estetica, per distinguersi e per meravigliare gli ospiti, assistiti da capaci giardinieri e con l’ausilio di serre riscaldate, soprattutto durante l’epoca della Regina Vittoria, impiantarono dei veri e propri gioielli di architettura vegetale, tuttora famosi e ammirati.

Perché dalie, begonie, ortensie, gerani (Pelargonium), tageti e nasturzi non sono sfuggiti in piena natura, e preferiscono restare al sicuro nei nostri giardini? È un interessante quesito, al quale è difficile dare una risposta. Ma, probabilmente, sono esempi di un opportunismo vincente. Anche tra i vegetali esistono, assieme ai prepotenti e agli avventurieri, gli amanti del quieto vivere.