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Il Sole amico di casa nostra

Tecnologia - Le soluzioni dell’architettura solare per rendere autosufficienti case, condomini e persino edifici paesaggisticamente protetti
/ 26.08.2019
di Loris Fedele

Proprio in periodi caldi e di forte insolazione come quelli capitati di recente, ci si rende conto della forza del Sole e di come sia auspicabile, se non addirittura doveroso, cercare di sfruttarne tutte le potenzialità. Ha quindi trovato un’appropriata collocazione, l’evento articolato sul tema dell’energia solare proposto dalla SUPSI lo scorso mese al Campus di Trevano. Si è parlato di architettura solare, di BiVP (i sistemi fotovoltaici integrati negli edifici) come modello costruttivo di riferimento, di integrazione solare negli edifici storici. Presenti numerosi esperti svizzeri e italiani e addetti ai lavori, con alcuni di essi riuniti alla fine in una tavola rotonda. È stata un’occasione per fare il punto della situazione. 

«Partendo dal piccolo Canton Ticino – commenta Claudio Caccia rappresentante dell’Associazione delle ditte del solare a livello svizzero – nello sviluppo del fotovoltaico si sono già raggiunti e superati gli obiettivi, per la verità non troppo ambiziosi, fissati nel piano energetico cantonale. Deve però farci pensare il fatto che la media svizzera di potenza installata pro capite sia leggermente più alta che da noi, che viviamo in una zona più favorita dal sole. Da rimarcare che il prezzo dei moduli fotovoltaici è sceso del 70% in dieci anni, nemmeno gli addetti ai lavori se lo aspettavano». 

Axel Simon, della casa editrice zurighese «Hochparterre», presentando alcuni numeri della sua rivista specializzata ha ricordato che la tecnologia e l’architettura sono ormai inseparabili, che una casa che sfrutta il fotovoltaico non deve sembrare solare per essere attrattiva, che – esempi alla mano – molti lavorano affinché gli edifici producano la propria energia con un impatto ambientale sempre minore. 

Dal canto suo, l’archistar Jacques Herzog – autore con il collega de Meuron di prestigiosissimi edifici il cui tema centrale è la cura dell’involucro esterno degli edifici – afferma di essere alla costante ricerca di soluzioni che sfruttino a proprio vantaggio le condizioni climatiche, convinto tuttavia che l’architettura non debba dare alla tecnologia il ruolo di protagonista principale. «Gli esperti di energia – così afferma Herzog – dovrebbero sostenere l’architettura rafforzandola, senza cercare di darle vita propria». 

Tornando alle problematiche di casa nostra, Francesco Frontini e Pierluigi Bonomo, ingegneri SUPSI, tra gli organizzatori della giornata, annotano che i bravi architetti sono dei veri esperti nell’utilizzare l’energia solare passiva ma sono meno competenti nella gestione dei sistemi fotovoltaici, che lasciano piuttosto agli ingegneri e agli elettrotecnici. Tuttavia, oggi le celle solari non sono più da considerarsi una tecnologia, ma un materiale da costruzione a tutti gli effetti. 

Il sito www.bipv.ch si offre come un punto di riferimento per il settore. «Il mercato appare pronto – afferma Frontini – ma serve un segnale forte dalle grandi imprese edili, che dovrebbero fare proprie queste tecnologie, dimostrando che sono concorrenziali sotto l’aspetto economico, costruttivo ed estetico». A questo proposito bisogna fare delle distinzioni tra edificio nuovo, da progettare, ed edificio esistente, da migliorare o ristrutturare. In entrambi i casi, secondo Caccia, la produzione di corrente elettrica da fonte fotovoltaica è sicuramente economica. 

Sull’edificio esistente si deve prima di tutto valutare cosa si può fare per ridurre il consumo energetico mantenendo il comfort, per poi ragionare su quali siano le fonti rinnovabili disponibili sul posto che possano aiutarci a coprire il più possibile il fabbisogno rimanente. Il solare può dare un ottimo contributo. Da ricordare che da alcuni anni a livello legislativo esiste il «raggruppamento ai fini del consumo proprio». In pratica, si tratta della possibilità che un certo numero di edifici confinanti si unisca e la corrente prodotta da un impianto installato su un fondo venga utilizzata anche dagli altri. Può succedere anche in un condominio con proprietà per piani. Il gruppo di utenti, dal punto di vista esterno, diventa come se fosse un unico consumatore. Internamente, invece, i costi saranno ripartiti tra i partner secondo il consumo singolo. 

Oggi è relativamente facile gestire la situazione con le tecnologie smart dei contatori individuali, che riconoscono in ogni momento quanto l’utente sta consumando o producendo. Stanno nascendo delle ditte specializzate nella gestione di questi gruppi e anche le stesse aziende elettriche potrebbero farlo. La pratica può rivelarsi interessante per gli edifici storici o per quei nuclei comunali paesaggisticamente protetti dove non sempre si riesce a porre un impianto solare efficiente. In questo caso una pratica risolutiva potrebbe essere quella di trovare in prossimità del bene culturale o del nucleo da servire un edificio idoneo – per esempio l’asilo con il tetto piano o una scuola o una palestra – dove si possa piazzare un impianto fotovoltaico dal quale far partire la corrente per chi abita nel nucleo protetto. 

Bisogna che a livello pubblico sia tutto chiaro e regolato, anche giuridicamente. L’autorità cantonale sembrerebbe sensibile e fornisce delle linee guida. Paesaggisticamente analizza caso per caso, non escludendo la possibilità di accordare delle deroghe, anche perché a livello di progettazione il mercato sta offrendo nuove soluzioni. Lo ha ricordato Kim Bernasconi, dello studio di consulenza ingegneristica sul fotovoltaico Greenkey. Per lei è fondamentale dialogare fin dall’inizio con tutti gli attori: committenti, professionisti installatori, architetti, autorità comunali e cantonali. A questi ultimi chiede di far sapere esattamente i margini di manovra per ottenere l’autorizzazione per un impianto fotovoltaico, tanto più che oggi si può offrire una scelta di pannelli con colori diversi e moduli su misura. Non più solo il nero o il blu scuro dei pannelli tradizionali, nei quali la presenza delle celle fotovoltaiche era evidente. Oggi c’è il bianco, l’argento e il color terracotta, che si può integrare sottoforma di tegole. Non sono piccole come i nostri coppi perché per ridurre il numero dei collegamenti sono di grande formato, ma il risultato a livello estetico è apprezzabile. Si possono anche fare vetri anteriori satinati in modo da non vedere all’interno le celle. Tecnicamente il campo è aperto, un impianto fotovoltaico si può fare dappertutto.  

Chiaramente bisogna verificare che valga la pena, guardando bene l’esposizione al sole. A livello economico per i tetti non c’è problema. Per gli elementi in facciata, invece, se sono posati su una casa monofamigliare non sono ancora ammortizzabili. Ma per edifici commerciali di grandi dimensioni, che hanno una facciata ben esposta e presentano consumi alti, diventano un investimento abbordabile.