Cure palliative attente ma a distanza

Medicina - La Fondazione Hospice Ticino è confrontata con un nuovo approccio che tiene conto del Covid-19
/ 06.04.2020
di Maria Grazia Buletti

Sembra una mattina come tante, siamo alla sede di Bellinzona della Fondazione Hospice Ticino dove incontriamo il direttore Omar Vanoni, l’infermiera consulente in cure palliative Lorenza Ferrari e il medico di famiglia Augusto Bernasconi, pure in forze a Hospice. Da qualche tempo siamo di fronte a un virus che non possiamo toccare, né vedere, ma che aumenta forzatamente le distanze fra le persone, cambia le abitudini di tutti quanti, ma soprattutto obbliga chi presenta patologie complesse, e che sono dunque molto più vulnerabili, a un’osservanza ancora più scrupolosa delle regole di distanza sociale che siamo invitati a seguire.

Questo ci obbliga a condividere importanti e inevitabili considerazioni sull’emergenza pandemica causata dal coronavirus, modificando il nostro vivere e in particolare quello delle persone vulnerabili e di chi deve occuparsi di loro. Un mese fa pare già passato remoto, mentre il presente è in continua evoluzione: viviamo in isolamento, comunichiamo in modo del tutto nuovo e inaspettato per onorare le misure vigenti che riguardano tutti quanti e che impongono che nessuno si tocchi fisicamente. «Anche per noi l’impatto del coronavirus è inevitabilmente arrivato ed è ben presente. Le visite di rivalutazione senza sintomatologia sono state sostituite da regolari contatti telefonici, ad esempio, e questo ci ha permesso di evitare quelle che possiamo gestire attraverso una distanza sociale, da lontano», afferma l’infermiera Lorenza che però puntualizza la disponibilità e l’operatività di visite a domicilio necessarie, durante le quali il paziente necessita di una vera visita clinica e per questo va incontrato: «Prendiamo le dovute precauzioni come del resto siamo già abituati a fare nelle circostanze che lo richiedono correntemente. Ad esempio, ancor prima dell’emergenza coronavirus, rientrata dalle mie vacanze ero raffreddata e per questo andavo a domicilio dei pazienti con la mascherina».

Un senso di responsabilità usuale e acquisito che oggi assume un’importanza assoluta. Il direttore del sodalizio Omar Vanoni conferma e aggiunge: «Le disposizioni oggi in vigore sono in continua evoluzione e noi ci atteniamo scrupolosamente alla loro applicazione, perché la tutela dei nostri pazienti con comorbidità è ancora più importante al momento. In quest’ottica, cercare di evitare le visite non urgenti, o valutate non necessarie dopo colloquio telefonico con il paziente o i famigliari, è una doppia sicurezza di tutela dei pazienti per i quali, altrimenti, potremmo fare da veicolo andando dall’uno all’altro: sono pazienti così complessi che, lo ripetiamo, vanno tutelati con l’attenzione più assoluta».

Egli sottolinea che a maggior ragione pure gli operatori devono limitare il più possibile di contrarre il covid-19: «Se si ammalasse un nostro operatore, dovremmo considerare la quarantena di tutti i componenti dell’équipe e sarebbe un vero disastro per assicurare l’assistenza necessaria ai nostri pazienti». A questo punto abbiamo dato voce anche al medico di famiglia Augusto Bernasconi (pure medico Hospice) che racconta: «Con le colleghe infermiere il mio compito è quello di seguire, insieme al medico curante e a un servizio infermieristico a domicilio, quei pazienti che presento malattie croniche evolutive gravi e che desiderano, potendo, rimanere a casa».

Si tratta proprio, come dicevamo con i nostri interlocutori, di quei pazienti oggi maggiormente a rischio in caso di contagio con il coronavirus. «Assicuriamo da anni un importante lavoro di coordinamento e di consulenza in cure palliative, offriamo un picchetto dedicato a questo sostegno 24 ore su 24, in collaborazione con alcuni generosi medici di famiglia», riassume il dottor Bernasconi, evidenziando che purtroppo anche in questo ambito di visite infermieristiche a domicilio c’è un «razionamento» a causa dei rischi insiti in questa che egli definisce «una sordida malattia infettiva. Manteniamo comunque attenzione e vicinanza attraverso contatti telefonici o tramite costanti comunicazioni in posta elettronica e, quando necessita, con visite al domicilio del paziente», ribadisce.