(pxhere.com)

Animali da compagnia e coronavirus

Mondoanimale - Anche durante la pandemia gli animali domestici sono parte integrante del nostro tessuto sociale, non contagiano ma servono posti in cui ospitare quelli che restano giocoforza soli
/ 04.05.2020
di Maria Grazia Buletti

«Quando si entra a contatto con gli animali, è necessario applicare le consuete misure igieniche, come il regolare lavaggio delle mani. Non è necessario un bagno speciale o la disinfezione di cani e gatti», questo paragrafo estratto da un comunicato ufficiale dell’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (Usav) suonerebbe strano, non fosse che è datato 18 marzo 2020, nel bel mezzo della pandemia da coronavirus. Addirittura l’Organizzazione mondiale della sanità, negli stessi giorni, ha preso posizione sullo stesso argomento, confermando che «gli animali da compagnia non trasmettono il coronavirus».

In Svizzera, oltre all’Usav, il Tierspital di Zurigo ha pubblicato un documento esaustivo della stessa portata e in Ticino, per voce del veterinario cantonale Luca Bacciarini, responsabile dell’omonimo ufficio d’Oltralpe ha chiarito che «ad oggi non ci sono prove scientifiche che gli animali domestici possano trasmettere il virus. Fortunatamente non si ammalano nemmeno a causa di questa malattia».

È dunque chiaro che possiamo continuare ad occuparci dei nostri animali da compagnia, tenendoli con noi e soprattutto non abbandonandoli per paure legate al contagio da coronavirus, perché questo è stato categoricamente smentito dalle istituzioni preposte e da quelle di medicina animale di tutto il mondo. Prese di posizione che si sono rese necessarie a causa di informazioni che circolavano riguardo al coronavirus: tante, fra cui qualcuna per nulla chiara.

Certo, in un momento di incertezza ed emergenza sanitaria così intenso è facile fare confusione, fraintendere o essere vittima di notizie false. Così è successo riguardo ai nostri animali da compagnia, compresi quelli a quattro zampe: alcune indicazioni non del tutto corrette sono state mal recepite al punto da temere che cani e gatti potessero trasportare e trasmettere il virus.

Tutto ciò in un momento in cui stiamo imparando cosa significhi mantenere la «distanza sociale» fra le persone, a rimanere a casa, pressoché isolati dal mondo, per limitare la diffusione del virus. E proprio, dunque, nel momento in cui gli «unici» corpi caldi da abbracciare e coccolare senza rischi sono proprio cani, gatti e altri animali domestici, soprattutto per chi vive da solo. Portare a spasso il cane per i suoi bisogni è diventata d’altronde anche l’ora d’aria per chi ha un amico a quattro zampe.

Ecco una ragione in più, ce ne fosse bisogno, per scacciare la paura di un contagio da parte loro. Anche le associazioni a protezione degli animali sono scese immediatamente in campo a tale proposito. Emanuele Besomi, presidente della SPAB (Bellinzona), da noi interpellato alla fine di marzo per tastare il polso della situazione, ha lanciato lo stesso messaggio: «Non abbandonate i vostri amici a quattro zampe, non trasmettono la malattia». E questo per anticipare il rischio. Perché di fatto, Besomi rassicura che finora «non abbiamo registrato abbandoni e per fortuna la maggior parte delle persone è ben in chiaro sulla situazione».

Per contro, Besomi porta alla luce un altro grosso problema con cui ci si potrebbe confrontare proprio a causa della pandemia da coronavirus: «Dall’Ufficio del veterinario cantonale abbiamo ricevuto direttive che ci chiedono di velocizzare, per quanto possibile, le adozioni dei nostri ospiti; questo per fare posto ad eventuali animali che dovranno essere portati via dalle loro abitazioni a causa, per esempio, di un ricovero del proprietario che non potrebbe più accudirli».

Un’eventualità a cui, ad oggi, Besomi dice di non aver dovuto far fronte, se non per la custodia di un gatto la cui proprietaria è stata ricoverata per covid-19: «Ora felicemente guarita rientrerà in possesso del suo micio». Ad ogni modo, la SPAB è a disposizione, non senza i problemi logistici di sorta: «Anche i nostri volontari e i nostri responsabili devono poter tenere la distanza sociale per preservare la loro salute e quella della comunità. Lavorare in questo modo non è per nulla semplice e se si ammalasse qualcuno dovremmo riuscire a reperire volontari esterni che però dovrebbero essere abbastanza preparati per far fronte alla gestione di animali domestici».

Il sodalizio si sta muovendo in modo responsabile anche in previsione del futuro legato ad eventuali nuove ondate di contagiati: «Ci stiamo organizzando con i membri di comitato in modo da ospitare a casa gli animali: non spostiamo le persone, ma gli animali, nel rispetto delle regole vigenti. Inoltre, consigliamo alle persone di prevedere un’eventuale gestione di emergenza dei propri animali con i vicini di casa o con qualcuno di fiducia (soprattutto se si tratta di animali esotici, dunque bisognosi di cure specifiche). In una situazione come questa, la SPAB potrebbe accogliere circa 40 o 50 cani, il gattile una cinquantina di gatti se vaccinati e se si possono mettere insieme».

Tutto quello che sta succedendo, anche per rapporto ai nostri animali da compagnia, non va dunque sottovalutato: bisognerà farsi trovare pronti e si dovrà trarre insegnamento al termine di questa esperienza: «Dovremo riconsiderare gli spazi nei rifugi per animali, collaborare, formare persone competenti, essere riconosciuti come partner di primo intervento anche economicamente, per poter essere d’aiuto». E conclude: «Nelle migliaia di cose da fare per superare il momento, non possiamo dimenticare la questione legata agli animali domestici, proprio perché essi sono così integrati nel tessuto sociale quotidiano che a tutti gli effetti fanno parte della nostra vita».