Perdiamo popolazione per colpa di Milano?

/ 10.05.2021
di Angelo Rossi

Nel corso degli ultimi 50 anni, in Europa come in altre parti del mondo, la crescita demografica ha interessato soprattutto le città e gli agglomerati urbani. Dal punto di vista demografico le zone rurali hanno invece perso popolazione. Non è che il fenomeno sia nuovo, ma nuova è certamente la sua portata territoriale in quanto oggi la tendenza all’urbanizzazione si manifesta praticamente dappertutto, anche in piccole Nazioni come sono Malta e l’Islanda. Motivati a studiare le ragioni del calo demografico che si è manifestato negli ultimi anni nel nostro Cantone, i ricercatori dell’Osservatorio dello sviluppo territoriale dell’Accademia di Mendrisio hanno così pensato di concentrare la loro analisi per il periodo 2010-2019 proprio sull’evoluzione della popolazione urbana, presentendo che la diminuzione della stessa poteva essere la conseguenza di un indebolimento del processo di crescita delle città di media e piccola dimensione.

Per essere più precisi ricorderemo che l’analisi del processo di urbanizzazione a livello europeo mette in luce, attualmente, due tendenze contradditorie. Una alla crescita, che tocca le metropoli più grandi del Continente, e una al declino che interessa le città di media e piccola taglia situate nell’hinterland delle metropoli. È come se lo sviluppo demografico delle città fosse diventato un gioco a somma nulla. A guadagnarci sono le metropoli, a perderci sono invece i centri di media e piccola grandezza che le circondano. Se accettassimo questa ipotesi potremmo spiegare il recente declino demografico del Ticino come segue: la popolazione ticinese non cresce più perché ristagna la popolazione dei suoi agglomerati urbani che, nel declino, condividono la sorte di tutti i centri medi e piccoli che si trovano nell’hinterland della regione metropolitana di Milano.

Nell’articolo che hanno pubblicato il mese scorso nella rivista «Extra Dati» i ricercatori dell’Osservatorio mendrisiense non si sono contentati di formulare questa ipotesi, ma hanno anche cercato di validarla. Essi hanno così mostrato che l’evoluzione demografica dell’ultima decade della Svizzera (con l’eccezione dei Cantoni Ticino e Neuchâtel) è stata positiva, mentre quella delle province lombarde (con l’eccezione di Milano) è stata negativa. In relazione all’evoluzione della popolazione a sud delle Alpi si è dunque manifestato il gioco a somma nulla di cui abbiamo parlato qui sopra. Sembrerebbe che la popolazione dei centri medi e piccoli si sia spostata verso la metropoli milanese. Anche se il Ticino è separato dalla metropoli lombarda da una frontiera nazionale, le tendenze al declino demografico dei centri di media e piccola dimensione si sono manifestate anche nel nostro Cantone. Per gli autori dello studio questa constatazione è sufficiente per indurli a concludere che gli indicatori demografici dimostrano che l’evoluzione demografica dei centri urbani ticinesi, negli ultimi anni, «si è ulteriormente avvicinata agli andamenti dei poli intermedi della megalopoli padana». E aggiungono che «di fatto è come se Milano rispetto al passato abbia acquisito una ulteriore e maggiore influenza sui destini del Ticino urbano».

Un Ticino a rimorchio di Milano dunque? L’ipotesi dei ricercatori dell’Osservatorio dello sviluppo territoriale è certamente da ritenere, ma andrebbe approfondita. La statistica del movimento migratorio ci dice, per esempio, che il saldo con l’estero è diventato negativo, nel corso degli ultimi anni, non perché siano diminuiti gli arrivi di stranieri ma perché sono aumentate le partenze. Sarebbe utile poter sapere quali siano le destinazioni ultime delle persone che lasciano il Ticino per l’Italia. In particolare sarebbe importante, per verificare l’ipotesi dell’Osservatorio, poter determinare i flussi migratori del Ticino (e dei suoi centri urbani) con Milano. Comunque, già nello stato attuale, la verifica dell’ipotesi della dipendenza dalla metropoli milanese basta per consentirci di concludere che il declino demografico del Ticino ha sicuramente altre radici – e quindi dovrebbe avere altre terapie – di quello del Canton Neuchâtel.