Consigli tra passato e futuro

/ 29.11.2021
di Ovidio Biffi

Chiudo novembre in vena di consigli. Il primo è turistico e mi è stato suggerito da una notizia che pochissimi avranno captato, sperduta com’era nel «mare magnum» del flusso mediatico quotidiano. A fine estate a Milano, a conclusione di ben 30 anni di restauro, la chiesa di San Maurizio al monastero è tornata ad essere visitabile. Un evento già notevole solo considerando che era chiusa ai turisti da oltre trent’anni per lavori di restauro. Sicuramente delicati, visto che l’edificio sacro, situato in Corso Magenta, oltre ad avere una storia millenaria può fregiarsi dell’appellativo di «Cappella Sistina di Milano». Denominazione meritata, visto che custodisce oltre 4000 metri quadrati di splendidi affreschi cinquecenteschi, un tesoro pittorico che viene attribuito a Bernardino Luini e alla sua scuola.

Credo che questo «nuovo» indirizzo d’arte potrà interessare anche a tanti ticinesi che già conoscono Luini, soprattutto per l’affresco della Passione e della Resurrezione custodito nella chiesa di Santa Maria degli Angioli di Lugano, contigua al Lac. Scontato perciò il consiglio-invito a visitare il complesso artistico della chiesa di Corso Magenta a Milano, tra l’altro non lontana da quella che ospita l’Ultima Cena di Leonardo.Il secondo consiglio proviene dalla navigazione in internet e più precisamente nella sua baia che conosco meglio, quella di Twitter. I competenti uffici avevano appena annunciato l’aumento del numero dei frontalieri e il calo della disoccupazione in Ticino, e mentre i media nostrani riportavano le solite ritrite considerazioni su questo nostro annoso enigma, su Twitter è spuntato un bilancio apparentemente estrinseco dal momento che riguardava i colossi dei servizi nati e cresciuti con internet: «Amazon non ha negozi; Uber non possiede macchine; Facebook non ha contenuti; Alibaba non ha merci; Airbnb non ha appartamenti; Netflix non è una televisione; Bitcoin non è denaro fisico». Nessun collegamento con frontalieri e disoccupazione quindi, ma un legame con quell’elenco c’è: internet ha cambiato il mondo, lo ha fatto in poco più di un ventennio e continuerà a farlo con mezzi sempre più potenti estesi ai computer quantistici, ai laser e all’intelligenza artificiale. Il consiglio a questo punto è perentorio: anche nel nostro piccolo universo meglio relativizzare certe statistiche che, proprio perché basate su dati rinsecchiti già prima di nascere, imbesuiscono il clima politico e falsano le scelte da affrontare. Per trovare nuove opportunità bisogna saper voltare pagina.

Anzi: voltiamo le tavole statistiche.Il terzo e ultimo consiglio è... in ritardo. Volutamente, visto che avrei dovuto proporlo a metà mese ma non potevo infrangere la regola (non scritta) che suggerisce anche ad «Azione» di evitare pronunciamenti su oggetti in votazione che non la riguardano direttamente. Mi riferisco all’iniziativa per modificare la designazione dei giudici federali posta in consultazione nei giorni scorsi. Gli iniziativisti chiedevano di porre fine una volta per tutte a lacci e laccioli che la partitocrazia impone ai cittadini, vale a dire da quando la legge indica il Parlamento elettore dei giudici federali. Il cambiamento proposto mi è subito sembrato troppo ordinario: un sorteggio puro e semplice fra candidati che possano garantire, oltre all’idoneità professionale, anche una rappresentanza (strana sensibilità in un sorteggio!) delle regioni linguistiche. Per questo avevo un consiglio da dare in caso di vittoria dell’iniziativa: adottare il più sciccoso sorteggio inventato per l’elezione del Doge di Venezia. Questa la magica formula anti-brogli dei veneziani: da un’urna un bambino estraeva tante palline d’argento quanti erano i componenti del Maggior Consiglio; ad alcuni – a 30 – capitavano delle palline d’oro, ma di questi trenta, 21 venivano scartati. I 9 rimanenti eleggevano altri 40 elettori che a loro volta venivano ulteriormente ridotti a 12 da una nuova estrazione: questi 12 eleggevano altri 25 nuovi elettori dei quali 16 venivano immediatamente scartati, mentre i 9 rimasti eleggevano altri 45 elettori dei quali ne rimanevano solo 11 che, uniti ai precedenti che non erano stati scartati, eleggevano finalmente il Doge. Sicurezza elevata alla massima potenza che, anche se millenaria, banalizza il sorteggio «secco» proposto per trovare giudici federali «neutrali».