Una Germania concentrata su sé stessa?

C’è incertezza sull’esito del voto per il rinnovo del Bundestag e i protagonisti della campagna elettorale sembrano preoccuparsi soprattutto delle sfide interne
/ 20.09.2021
di Marzio Rigonalli

Il 26 settembre i tedeschi tornano alle urne per eleggere i membri del Bundestag. È un appuntamento che si rinnova ogni quattro anni ed è forse il momento più importante della democrazia tedesca, poiché si ridefiniscono i rapporti di forza tra i partiti politici. L’attesa è forte ed è caratterizzata da varie tensioni, alimentate dai comizi elettorali, dai dibattiti trasmessi dai media e dalle innumerevoli prese di posizione. E altrettanto forte è l’incertezza sul possibile risultato. Per la prima volta nella storia della Repubblica tedesca al centro della campagna elettorale non c’è un cancelliere o una cancelliera uscente, che possa difendere un suo bilancio, bensì leader politici che non vantano nessuna esperienza diretta della massima carica federale o addirittura che non possiedono nessuna esperienza vissuta nel Governo federale.

Gli elettori votano dunque per i partiti politici che saranno presenti nel Parlamento e che determineranno il futuro Governo, contrariamente a quanto avviene in Francia, per esempio, dove il presidente viene eletto direttamente dal popolo. Nonostante la centralità delle forze politiche, la campagna elettorale si è concentrata soprattutto sui leader, sulle persone che guidano i partiti e ha messo in rilievo le loro forze e le loro debolezze. I leader dei tre principali partiti sono stati particolarmente seguiti e osservati: Armin Laschet dell’Unione Cdu/Csu (Unione cristiano-democratica di Germania e Unione cristiano-sociale in Baviera), Olaf Scholz della Spd (Partito socialdemocratico tedesco) e Annalena Baerbock dei Verdi (Alleanza 90/I Verdi).
Che cosa indicano i sondaggi? Il socialdemocratico Scholz esce in testa e consente al suo partito di raggiungere il 25-26% delle intenzioni di voto, Laschet si ferma intorno al 20% e la rappresentante dei Verdi, Baerbock, chiude intorno al 15%. Ancora due mesi fa le cifre erano ben diverse: Laschet dominava con il 30%, i Verdi seguivano intorno al 20%, precedendo l’Spd che si fermava al 15%. C’è dunque stato uno sconvolgimento delle tendenze, un’inversione quasi storica, perché per vedere nei sondaggi l’Spd davanti alla Cdu/Csu bisogna risalire al 2006. I nuovi dati sono attribuibili in gran parte al modo in cui i tre leader si sono presentati davanti agli elettori.

Olaf Scholz è stato per otto anni sindaco di Amburgo e dal 2018 è il ministro delle Finanze e il vicecancelliere dell’ultimo Governo Merkel. Si batte per la continuità e si presenta volentieri come l’erede della cancelliera uscente, di cui cerca di imitare lo stile. Ha un programma più sociale del programma del centro-destra e molti vedono in lui una personalità politica situabile più al centro che a sinistra. Il suo partito non l’ha voluto come presidente e ha preferito eleggere due esponenti dell’area di sinistra, Saskia Esken e Norbert Walter-Borjans, che sono favorevoli a un’alleanza di governo con tutte le forze di sinistra. Ha gestito bene le conseguenze delle inondazioni di luglio nell’ovest del Paese, sbloccando milioni di euro per gli aiuti urgenti e promettendo un piano di ricostruzione di miliardi di euro. Ha poco carisma e non è certo un buon oratore, ma appare calmo, sicuro, con una profonda conoscenza dei dossier. Molti vedono in lui una persona capace di esercitare la funzione di cancelliere.

Armin Laschet ha cominciato male la sua campagna elettorale. È stato designato candidato alla cancelleria senza godere dell’appoggio unanime del suo partito. Una parte della Cdu avrebbe preferito Markus Söder, il presidente della Csu. Durante la campagna elettorale non si è mai distinto con prese di posizione coraggiose o perlomeno originali, e nei giorni delle inondazioni è incappato in una scena che ha fortemente intaccato la sua reputazione. Durante una visita del presidente Steinmeier nelle Regioni sinistrate, la telecamera l’ha sorpreso mentre ridacchiava proprio alle spalle del presidente che stava parlando. Laschet non è popolare e soltanto una minoranza degli elettori intervistati vorrebbe averlo come cancelliere. Cosciente della situazione per lui svantaggiosa, negli ultimi tempi, in particolare nei dibattiti televisivi, ha cercato di mostrarsi più incisivo e più aggressivo nei confronti del suo rivale socialdemocratico. Il voto dirà se la sua scelta è stata pagante.

Annalena Baerbock è partita bene nella campagna elettorale. All’inizio era stata indicata perfino come possibile cancelliera, ma poi alcuni errori hanno ridimensionato la sua candidatura. È stata accusata di non aver dichiarato alcune entrate finanziarie e, soprattutto, di plagio nel suo ultimo libro, intitolato Jetzt. Wie wir unser Land erneuen. Oggi non sembra più in grado di contrastare il duello per la cancelleria tra Scholz e Laschet, ma consentirà al suo partito di ottenere un lusinghiero successo e, probabilmente, di far parte del nuovo Governo. I Verdi sono all’opposizione dal 2005 e nelle ultime elezioni del 2017 ottennero soltanto l’8,9% dei voti.
Quale sarà l’esito delle urne? Ogni pronostico comporta una buona dose d’incertezza, un po’ perché l’affidabilità dei sondaggi non è mai stata alta in Germania, un po’ perché gli ultimi giorni della campagna elettorale possono ancora portare novità importanti. La Germania potrebbe imitare la Norvegia e dare la vittoria ai socialdemocratici, ma potrebbe anche confermare la supremazia dell’Unione Cdu/Csu, favorendo la difficile rimonta di Armin Laschet.

Due cose almeno sono sin d’ora certe. La prima riguarda la composizione del nuovo Governo, che non sarà più un’alleanza fra due partiti, come è stato sin dal 1949. Date le forze presenti, tre almeno saranno i partiti che dovranno mettersi d’accordo e le alleanze immaginabili tra le varie formazioni sono almeno tre o quattro. La seconda concerne i tempi necessari per varare il nuovo Governo. Saranno sicuramente tempi lunghi, che richiederanno non giorni o settimane, bensì mesi. Un lasso di tempo significativo, dunque, che rischia di incidere negativamente sul ruolo internazionale della Germania e sul divenire dell’Europa.
Un’ultima osservazione. Visti dall’esterno i protagonisti della campagna elettorale tedesca sembrano preoccuparsi soltanto delle questioni interne e danno poco spazio alle grandi sfide internazionali, legate al clima, al futuro dell’alleanza occidentale o alla forte presenza cinese. Non è molto rassicurante. Avremo comunque maggiori informazioni in merito dopo la proclamazione dei risultati definitivi e dopo aver lasciato un po’ di tempo all’azione del futuro Governo.