Tassi d’interesse negativi: fino a quando?

Remunerazione del capitale - COVID-19 ha azzerato le possibilità di rialzi a breve-medio termine
/ 01.06.2020
di Edoardo Beretta

«Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?» (cioè «Fino a quando dunque, Catilina, abuserai della nostra pazienza?»), si domandava Cicerone nella prima delle celebri orazioni Catilinarie. Allora, correva l’anno 68 a. C. Facendo un salto ai giorni nostri, non c’è dubbio che le banche centrali del pianeta abbiano con successo contrastato la crisi economico-finanziaria globale dal 2007 in poi oltre che con misure di quantitative easing, cioè concessioni di liquidità straordinaria, anche per mezzo di incessanti e consistenti tagli dei tassi d’interesse centrali.

Quest’ultimo provvedimento si rende necessario ogni qualvolta la congiuntura economica tenda a stagnare o fermarsi a tal punto da dover essere rilanciata con vigore. Riducendo la base di riferimento fissata dalla banca centrale stessa su cui le banche commerciali possono applicare i loro margini di guadagno per concedere prestiti all’utenza finale stessa, si incentiva almeno nel breve-medio termine la ripresa di un’economia.

Che la crisi, da cui ci si sta ancora soltanto lentamente riprendendo, sia stata la più virulenta dalla Grande Depressione della fine degli Anni Venti è indiscutibile. Prima della pandemia da COVID-19 lo sarebbe altrettanto stata la necessità che si tornasse alla normalità anche sotto il profilo dei tassi di interesse, che in Nazioni come la Svizzera rimanevano ancora negativi (cfr. tasso guida BNS a -0,75%). Dall’avvento della crisi sanitaria globale cagionata dal Coronavirus – in modo assai tipico per le scienze economiche, che sono costituite da «cicli» e «ricicli» – le banche centrali stanno da un lato cercando di ridurre per quanto possibile l’impatto dell’emergenza (anche economica, ormai), dall’altro hanno azzerato la remunerazione del risparmio individuale detenuto nella sua forma contabile.

In tali circostanze, il risparmiatore non si vedrà più «premiare» dalla propria banca di fiducia, ma talvolta addirittura addebitare un quid in forza dei già citati tassi d’interessi negativi. Preso atto che COVID-19 ha reso impossibile un rialzo dei tassi d’interesse nel breve-medio termine a fronte delle previsioni di crollo del PIL (ad es., -5,9% negli USA, -7,5% nell’Area Euro (1) etc.), tale aspetto può divenire, a più di un decennio, pregiudizievole per l’economia.COVID-19 aggrava, quindi, una situazione già compromessa per il risparmio – ben più importante: per l’educazione ad esso, che costituisce il fondamento dell’accumulazione di capitale futuro –, che necessita di essere tutelato in epoche di iperconsumismo, precarietà o nomadismo lavorativo «incentivato», oltre che di elevato debito pubblico e privato (quest’ultimo troppo poco al centro dell’attenzione).

Il rischio concreto è, infatti, quello di educare intere generazioni a non risparmiare in quanto poco conveniente ed arduo in società post-moderne dai mille stimoli. Ancora una volta, l’assenza di prospettive di guadagno dal capitale risparmiato penalizza meno i grandi gruppi industriali, che sono infatti in grado di diversificare le proprie attività di investimento (puntando su altre più rischiose in quanto più remunerative) e possono «spalmare» le eventuali perdite sull’utente finale, ed incide invece negativamente sui soggetti economici privati come noi tutti. Se risparmiare diventa sempre meno conveniente ed i salari tendono a «rimanere al palo» a fronte di scarsi rialzi dei prezzi al consumo (senza però considerare voci di spesa in rialzo quali cassa malati, costi immobiliari etc. non contemplate nei principali indici di riferimento), la perdita nel tenore di vita individuale può non essere evidente subito ma cumulativamente potrebbe fare la differenza rispetto a generazioni precedenti più fortunate.

Il problema è anche europeo, con la BCE che ha annunciato di rivedere la strategia monetaria: in Germania, almeno prima di COVID-19, si è riflettuto su misure di legge atte a svincolare i conti deposito/risparmio (entro certi limiti) dall’applicazione di tassi inferiori a 0%. L’abbandono dei tassi di interesse negativi sarebbe stato da tempo necessario – indipendentemente che altre variabili macroeconomiche possano confermare che la ripresa non fosse ancora del tutto in atto. Che esso sia stato procrastinato a data da determinarsi lo dimostrano gli ulteriori tagli (dopo i flebili rialzi) da parte della Federal Reserve (da +1,25% a +0,25%) e della Bank of England (da +0,25% a +0,10%) a marzo 2020 (3). Quanto a lungo il risparmio individuale possa ancora reggere è altrettanto incerto.

Note
1. https://www.imf.org/en/Publications/WEO/Issues/2020/04/14/weo-april-2020.
2. Elaborazione propria da: https://data.worldbank.org/indicator/FR.INR.LEND?locations=CH, https://data.worldbank.org/indicator/FR.INR.LEND?locations=CH, https://data.worldbank.org/indicator/FS.AST.DOMS.GD.ZS?locations=CH e https://data.oecd.org/hha/household-debt.htm#indicator-chart.
3. https://www.global-rates.com/interest-rates/central-banks/central-banks.aspx.