Scenari per il dopo

Governance 2025/30 - L’irrompere della pandemia rimette in discussione una traiettoria di sviluppo che in realtà non ha mai trovato un proprio equilibrio
/ 01.06.2020
di Remigio Ratti

La pandemia in corso ha in un attimo stravolto il paesaggio economico e sociale in cui viviamo. Superata l’emergenza, entreremo per qualche anno in una cruciale fase di riassetto dell’economia e della società e in una traiettoria di sviluppo poco lineare e di rottura. Fra dieci anni vivremo in uno scenario, certo ancora tutto da scoprire, ma ben diverso da quello delle prime due decadi di questo XXI secolo. La pandemia, nella sua dimensione mondiale e dagli effetti dirompenti, avrà ulteriormente messo in evidenza accanto agli sconvolgimenti ambientali e climatici, la natura sistemica di tutta una serie di processi di sviluppo poco convergenti, di squilibri territoriali e sociali, a loro volta nuovi poiché da leggere nella dimensione tecnologica dell’era della digitalizzazione.

Ma come è possibile, dopo che questa pandemia ha dimostrato tutta la fragilità della nostra società, pensare con una certa ragionevolezza al futuro? Molte sono le ipotesi, le variabili da considerare e coniugare in strategie politiche. Frutto di culture e sensibilità differenti, le risposte non saranno mai univoche e rappresentano solo dei tentativi ai quali una società e una politica responsabile non possono sottrarsi. Per questo è utile avere a disposizione una bussola orientativa.

In un recentissimo e-paper del gruppo di studio Coscienza Svizzera – www.coscienzasvizzera.ch – abbiamo voluto elaborare diversi scenari e valutare la capacità del Ticino ad affrontare le sfide interne/esterne della propria territorialità – quindi la governanza di medio-lungo termine del proprio sviluppo – nonché indicare delle «massime» d’orientamento strategico per uno scenario auspicabile.

Da un lato possiamo contare sui nostri punti di forza interni e sulle opportunità che le dinamiche esterne ci possono offrire; dall’altro, occorre essere coscienti delle nostre debolezze interne e saper riconoscere per tempo le minacce che incombono dall’esterno. Senza entrare nel dettaglio il lettore potrà soffermarsi sull’elencazione contenuta nella tabella qui sotto. L’analisi mette in luce il buon posizionamento del Ticino, sia grazie al contesto del federalismo svizzero, sia rispetto al collocamento sull’asse di comunicazione gottardiano; esso fa da premessa e supporto per tutta una serie di attività strutturanti, pubbliche e private, orientate all’innovazione e all’integrazione in uno spazio di relazioni necessariamente aperto.

Tuttavia, di fronte ai fattori esterni di crisi e considerando i suoi tradizionali fattori di debolezza, il Ticino mostrerebbe tutta una serie di problematicità di sviluppo il cui grado varia a dipendenza degli scenari. Quattro sono gli scenari identificati: quello della RIPARTENZA o ricupero a partire dalle posizioni pre-Covid, con orientamento, ma non per tutti, alla crescita e quello, agli antipodi, di un DECLINO-INVOLUZIONE, quando la combinazione tra debolezze e minacce esterne dovesse portare a una visione protezionista/sovranista.

Ma lo scenario più realistico ha le caratteristiche di uno STOP AND GO dove, di fronte a un futuro più che mai incerto, ognuno tenderebbe a scegliere la propria strada, poiché le condizioni di partenza e l’orizzonte sono spesso differenziati – nella realtà e/o nella percezione – secondo i settori e rami d’attività o delle categorie sociali. Ne conseguirebbe una governanza politico-economica assai laboriosa, con aspettative oscillanti tra sostegno alla crescita e necessità di correzione delle disparità; senza dimenticare i problemi di convergenza e di sostenibilità dello sviluppo territoriale.

Lo scenario auspicabile e non impossibile lo abbiamo denominato RESA, che sta per RIASSETTO ECONOMICO-SOCIALE E AMBIENTALE. L’acronimo RESA è curiosamente ambivalente, ma nel medesimo tempo, un unico vettore: può essere interpretato come resa dei conti, quindi come la fattura del dopo virus per la crisi del sistema economico e della socialità che viene ad aggiungersi alla crisi climatica e ambientale; ma lo si deve pensare anche come resa, quale prodotto finale di un processo produttivo, in questo caso in termini di efficacia nella governanza politica.

Il raggiungimento degli obiettivi dello scenario RESA è essenzialmente legato a una strategia orientata ai progetti, dove il risultato auspicato non deriva solo dalla loro somma, quanto soprattutto dalla loro convergenza verso l’obiettivo di una territorialità sostenibile. Un approccio che sta nel cuore delle scienze regionali e che può essere letto anche in chiave di «economia civile».

Facciamo degli esempi classificandoli secondo la terminologia dell’informatica. Tra i progetti hardware troviamo le nuove infrastrutture ferroviarie, specie il Metro della Città Ticino. Contrariamente agli altri, lo scenario RESA implica una governanza strategica dei loro effetti – d’attrazione ma anche di drenaggio – delle nuove infrastrutture ferroviarie. Tra questi anche gli effetti su insediamenti, demografia e movimenti migratori che, a medio-lungo termine saranno la sintesi della nostra dinamica di sviluppo. Nell’ambito software sarà cruciale andare oltre il risultato di una territorialità semplicemente affidata ai successi e insuccessi di singoli progetti, sia pur polarizzanti, e alla loro sommatoria.

Occorre rendere convergenti e coerenti con la nostra territorialità tutta una serie di progetti che giustamente vengono designati come poli per i loro effetti trainanti e strutturanti. Dai poli settoriali della finanza, moda, logistica, sanità, energia, cinema, ecc., ai poli dello sviluppo territoriale, ora ai masterplan di cui si stanno dotando le nuove città nate dalle aggregazioni comunali. Vi è spazio per mettere alla prova, sempre nello scenario RESA, le massime della partecipazione e della prossimità, con le loro formule di negoziazione pubbliche-private, con la messa in comune delle energie di tutti i portatori d’interesse e in scale di prossimità il più aderenti possibili ai principi di sussidiarietà e dello sviluppo sostenibile.

Concludendo, con un certo ottimismo si può pensare, come ritengono alcuni filosofi politici, che è proprio in occasione di situazioni drammatiche che la politica riesce a fare dei salti che altrimenti non avrebbe fatto, o avrebbe altrimenti fatto in dieci o venti anni.

Analisi «SWOT» dei punti di forza, di debolezza; delle opportunità e delle minacce per il Ticino 2025/30
FORZE (ambiente interno)DEBOLEZZE (ambiente interno)
■ Affidabilità delle condizioni quadro istituzionali elvetiche e cantonali
■ Resilienza della società e del mondo del lavoro
■ Economia diversificata e amplificata dal bacino transfrontaliero
■ Potenzialità di valorizzazione del capitale territoriale del Ticino (paesaggio; effetti di rete e di apprendimento collettivo)
■ Qualità delle strutture di formazione e di ricerca
■ Migliore accessibilità ferroviaria regionale (GbC/Città-Ticino; metro transfrontaliero) e transalpina (GbG)
■ Scarsa e controversa governabilità dei rapporti di frontiera
■ Centri decisionali fuori cantone
■ Limitata capacità pubblica
■ Debolezze nello spirito d’iniziativa e nella propensione al consenso e alla coesione locale-regionale
■ Disparità e debolezze del mercato del lavoro
■ Invecchiamento della popolazione e dipendenza dai fenomeni migratori
■ Penalizzazione (specie nel Sottoceneri) della mobilità terrestre e d’agglomerazione
■ Diseconomie nei processi d’urbanizzazione e fragilità ambientale
OPPORTUNITÀ (ambiente esterno)MINACCE (ambiente esterno)
■ Buon posizionamento tra gli spazi metropolitani di Zurigo e di Milano
■ Implementazione mirata delle potenzialità delle innovazioni tecnologiche, economiche e sociali
■ Riorientamento delle visioni e dei valori sociali personali e collettivi
■ Orientamento generale verso obiettivi e processi di sviluppo sostenibile
■ Riaffermazione di un federalismo solidale e della coesione nazionale
■ Recessione economica con forti incidenze strutturali
■ Aumento delle disparità e delle divergenze transfrontaliere – Crisi mercato del lavoro
■ Impatti economico-sociali negativi dell’era della digitalizzazione
■ Forte apprezzamento del franco svizzero
■ Protezionismo e derive sovraniste
■ Crisi migratoria
■ Crisi climatiche e ambientali