Non è detta l’ultima parola

Per quanto svantaggiati nei sondaggi, non è scontato che Armin Laschet e la Cdu perdano le elezioni tedesche del 26 settembre
/ 06.09.2021
di Stefano Vastano

Ora persino il potentissimo Markus Söder, premier della Baviera nonché presidente della Csu, è preoccupato. Anche lui infatti, che per molti sarebbe stato il candidato ideale alla cancelleria dei cristiano-democratici, segue allarmato il crollo della Cdu nei sondaggi. Che da giorni registrano il clamoroso «sorpasso» della Spd – nei recenti rilevamenti data persino sul 24 delle preferenze – e una Cdu che sprofonda, a tre settimane dalle elezioni nazionali del 26 settembre, sulla soglia del 20 per cento. Da 16 anni in qua non si era più registrata nei sondaggi una costellazione così negativa per la Cdu, il partito della Kanzlerin, la cancelliera. Anche l’era gloriosa di Angela Merkel volge dunque tristemente alla fine, e la scelta di Armin Laschet, premier della Cdu nel Nordreno-Vestfalia, come candidato alla cancelleria non si è dimostrata come la più felice.

Non è stata solo la figuraccia fatta a metà luglio da Laschet, fotografato in visita nei luoghi dell’alluvione col risolino in bocca, a farlo crollare nelle simpatie dei tedeschi. Ma anche il fatto che è clamorosamente sprovvisto di «carisma» e abilità retorica. Al contrario della giovane, pimpante e determinatissima Annalena Baerbock, la candidata dei Grünen, che di fascino e di capacità retoriche ne ha da vendere. Peccato solo che la partenza della campagna elettorale della 41.enne Verde è stata un disastro. Prima è venuto fuori il suo curriculum gonfiato (in cui si definiva membro del German Marshall Fund, uno dei più importanti think tanks statunitensi, anche se ne è stata solo una borsista). Poi il suo libro Jetzt, Ora, redatto in fretta e in furia che si è rivelato in più punti «opera di plagio» (o di citazioni poco corrette); varie papere insomma che hanno frenato la scalata dei Verdi al cielo di Berlino.

Non è la solita esagerazione: se ancora qualche settimana fa i Grünen volavano sul 27 per cento delle simpatie, oggi il partito guidato da Annalena Baerbock e Robert Habeck si ritrova nei sondaggi al di sotto del 20 per cento. «Le elezioni non si vincono a suon di sondaggi», ci ricorda Jürgen Trittin, il primo ministro Verde dell’Ambiente nel Governo Schröder, «e i tedeschi sentono oggi più che mai che i Grünen e Annalena rappresentano il motore del cambiamento ecologico in Germania dopo la lunga era Merkel». Sarà. In ogni caso non è solo per la serie di gaffe dei rivali se Olaf Scholz nei manifesti elettorali appare in giacca, cravatta e con il suo volto sereno come unico messaggio ai tedeschi. Tutti in Germania conoscono la calma di gesso dell’amburghese Scholz, dal marzo 2018 vice della cancelliera nonché ministro delle Finanze della Spd in quest’ultima «Große Koalition» fra Cdu e Spd. È un dato di fatto che, come ministro delle Finanze e spalla destra della Merkel, Scholz si è rivelato affidabile, l’incarnazione di quella sobrietà che ai tedeschi piace tanto. Basteranno quindi gli errori dei rivali e l’esperienza di Governo di Scholz (Baerbock non ha sinora amministrato, al contrario di Laschet, nessuna Regione né ricoperto incarichi di governo) a far riconquistare all’Spd il potere a Berlino? Sarà dunque Olaf Scholz un novello Schröder che, di nuovo in alleanza con i Verdi, riporterà la Spd al governo del Paese più grande dell’Unione europea, al centro d’Europa?

Oltre che i sondaggi anche il cosiddetto «Triell», il primo duello fra i tre rivali in tv, ha in qualche modo confermato il trend a favore di Scholz. I tanti telespettatori che hanno seguito il confronto non hanno avuto dubbi di sorta: nella sua anseatica calma (o freddezza), Scholz ha convinto il 36 per cento dei telespettatori. La più effervescente Baerbock è piaciuta con la sua competenza su temi ecologici e le puntuali critiche al Governo federale sulla catastrofe in corso in Afghanistan al 30 per cento. Armin Laschet, così aggressivo nei confronti di Scholz, ha convinto solo il 25 per cento dei telespettatori. Ma attenzione a non tramutare, insegnava Bertolt Brecht, «il desiderio nel padre del pensiero», a non confondere cioè i sondaggi con la realtà, né le trasmissioni in tv con le intenzioni di voto degli elettori. Armin Laschet non avrà certo un grande carisma né una favella sciolta, ma nella sua regione del Nordreno-Vestfalia (con 18 milioni di cittadini la più grande in Germania) ha sgominato nel 2017 i socialdemocratici. Ed è stato proprio lui, non il più brillante Norbert Röttgen o il più liberale Friedrich Merz che i delegati della Cdu hanno eletto, lo scorso gennaio, come il nuovo presidente della Cdu, il nono dopo Merkel.

Anche se non sembra, come ha annotato il settimanale «Der Spiegel», «Laschet sa il fatto suo e soprattutto sa parlare ai classici elettori della Cdu». Ad esempio, ricordando loro come, nonostante la crisi finanziaria e la sfida del Coronavirus, la situazione economica in Germania sia ancora più che stabile. Oppure fomentando negli elettori più conservatori non tanto la paura per il moderato Scholz o per l’ambientalismo di Baerbock, quanto il timore per una coalizione di governo tra la Spd, i Verdi e l’estrema sinistra, Die Linke. Precisamente quello spauracchio di una alleanza «rosso-rosso-verde» che non solo Laschet ha agitato durante il duello in tv, ma che anche Markus Söder della Csu sta agitando su tutti i canali. Per quanto svantaggiati nei sondaggi e davanti alle telecamere, non è scontato dunque Laschet e la Cdu perdano queste elezioni.

Anche Angela Merkel – l’eterna sottovalutata nei media – era sempre data per perdente ad ogni campagna elettorale. Ma poi al potere c’è rimasta 16 anni. Senza contare il fatto che Armin Laschet potrebbe formare un Governo sia con la Spd e i Verdi (la cosiddetta coalizione «Germania») che insieme ai Verdi e la Fdp (coalizione «Giamaica»). D’altra parte anche Olaf Scholz potrebbe formare un «Governo semaforo» con i Verdi e i liberali della Fdp. «Quel che è sicuro, spiega il filosofo Peter Sloterdijk, è che mai come oggi c’è tanta incertezza sull’esito di queste politiche in Germania». Come è più che sicuro che i Grünen torneranno presto al governo di Berlino, anche se la prossima cancelleria non sarà una donna che si chiama Annalena.