L’11 settembre e le fake news

Dopo gli attacchi del 2001 proliferarono teorie di cospirazioni mondiali che divennero immortali grazie al Web. Quasi tutte partivano dalla certezza che in America il potere sapeva o aveva orchestrato gli attentati
/ 06.09.2021
di Federico Rampini

L’11 settembre 2001 segna l’inizio dell’era post-moderna nelle fake news: la paranoia entra in una proliferazione digitale. Il complottismo incrocia per la prima volta Internet su vasta scala, e questa «fusione nucleare» innesca una deflagrazione cosmica. L’attacco al World trade center diventa la madre di tutte le teorie cospirative. Leggende metropolitane, teoremi su trame internazionali, dietrologie deliranti (o magari verosimili ancorché false) vi fanno un salto di qualità eccezionale. Diventano virali, con un neologismo che si diffonde allora passando dalla sfera biomedica a quella della comunicazione. Come sempre il fenomeno ha un tenue legame con la realtà, parte da domande basilari, in parte doverose, del tipo: a chi giova distruggere le Torri gemelle di New York? E ancora: come mai l’intelligence americana è stata beffata in modo così stupefacente? Da lì si arriva a conclusioni folli, ma capaci di sedimentarsi in alcune fasce dell’opinione pubblica per anni, decenni. Fino ad oggi.

Per capire quando vengono poste le premesse delle «teorie del complotto» che hanno agitato l’era di Donald Trump, poi la pandemia e la campagna di vaccinazioni, si deve risalire proprio a quella data: 11 settembre. Con una precisazione. Durante il trumpismo la fabbrica delle fake news ha visto prevalere un’ispirazione di destra. Dopo l’attacco alle Torri gemelle, invece, fu la sinistra mondiale – almeno alcune delle sue correnti, soprattutto le più radicali – a finire ipnotizzata da ogni sorta di farneticazione su congiure e cospirazioni mondiali. Si capisce perché. L’aggressore – Al Qaeda – veniva dal campo dei «buoni» o quantomeno delle «vittime», nel manicheismo della sinistra dogmatica: cioè dal mondo arabo-islamico, per definizione catalogato fra gli oppressi della terra. L’aggredito – l’America di Bush o New York e Wall Street come capitale della finanza globale, o il Pentagono di Washington – figurava in cima ai nemici storici della sinistra, ovvero l’«Impero del male», il presunto colpevole di tutte le sofferenze planetarie.

Dopo l’attacco alle Torri gemelle fu la sinistra mondiale a finire ipnotizzata dalle teorie del complotto
Poiché con l’11 settembre era il presunto «debole» ad attaccare l’odiata superpotenza e a spargere sangue innocente facendo strage di quasi tremila cittadini inermi, per la componente faziosa della sinistra i casi erano due. O si aveva il coraggio di applaudire Osama Bin Laden, di celebrare la strage come un trionfo della giustizia: così fecero tanti palestinesi e varie folle che si riversarono sulle piazze nei Paesi islamici. Oppure si trovava un accorgimento più miracoloso per salvare l’anima: pretendere che l’orrore era stato in realtà ordito dagli americani stessi, magari in combutta con i loro alleati israeliani. È la macabra scorciatoia del pensiero magico che in questo caso assolve il carnefice e processa la vittima.

Si fece strada, molto presto, la leggenda metropolitana secondo cui quel giorno terribile nessun ebreo americano si era recato al lavoro nelle Torri gemelle. Evidentemente avvertiti in tempo dai servizi segreti israeliani. Questa fu solo una delle prime fake news, senza nessun fondamento nella realtà, ma che attecchirono su un terreno fertile. C’è chi ci crede ancora oggi. È sterminato l’elenco delle teorie del complotto nate poche ore dopo l’11 settembre, e sviluppatesi rigogliosamente con una vita autonoma che prosegue vent’anni dopo. Ne ha riprese alcune il regista Spike Lee, artista geniale ma politicamente inattendibile, in un documentario uscito di recente (New York Epicenters: 9/11 - 2021 1/2). Gli studiosi delle fake news hanno dovuto catalogarle per «famiglie di teorie», talmente sono numerose e complicate. I grandi filoni del complottismo hanno alcuni elementi in comune. Quasi tutti partono dalla certezza che in America il potere sapeva in anticipo, o addirittura aveva commissionato e orchestrato quegli attentati. Fior di inchieste, parlamentari e non, hanno dimostrato gravi colpe e omissioni dell’intelligence ma nessuna collusione: questo è irrilevante perché la paranoia non è mai stata curata con dosi di verità.

Un sottoinsieme di fake news si basa sull’assunto che lo schianto di due jet passeggeri carichi di carburante non era sufficiente a far crollare le Torri gemelle, che dunque furono demolite dall’interno, con una regia americana. Le perizie ingegneristiche, indipendenti o dirette dalla massima authority del genio civile, hanno sfatato anche questo mito. In parallelo, altrettante leggende hanno proliferato sull’attacco al Pentagono: la più diffusa è che la sede del Dipartimento della difesa a Washington sia stata centrata da un missile – ovviamente americano – e non da un aereo passeggeri. Infine, tra le varie motivazioni attribuite al «Grande complotto americano contro l’America», figura la volontà di invadere l’Iraq e l’Afghanistan, mettere le mani sul petrolio del Golfo, riscrivere con la violenza le mappe geostrategiche del potere energetico mondiale. All’interno di queste vaste famiglie di teorie cospirative, le versioni più sofisticate ammettono che Al Qaeda avesse potuto pianificare e realizzare l’attacco, ma con il beneplacito o la complicità passiva di qualcuno che a Washington aveva deciso di sfruttare l’opportunità. Lo smarrimento di George W. Bush, Dick Cheney e tutta la squadra della Casa bianca, era evidentemente puro teatro oppure la prova che erano stati aggirati da qualcuno ancora più potente di loro.

Le fake news erano esistite dai tempi antichi, naturalmente non sono nate nel 2001. Negli Stati uniti avevano una tradizione così importante e gloriosa, che uno dei più grandi storici americani del Novecento, Richard Hofstadter, ne ha ricostruito le origini in un saggio pregevole: Lo stile paranoide nella politica americana. Quello scritto risale al 1952, non a caso in pieno maccartismo, la caccia alle streghe che portò a purghe anticomuniste agli albori della guerra fredda. Un decennio dopo la pubblicazione di quel libro, l’assassinio di John Kennedy nel 1963 diede un altro impulso potente alle teorie cospirative. Ma Hofstadter trovava materiale abbondante già nel Settecento e nell’Ottocento.

La novità dell’11 settembre è la tecnologia digitale, già diffusa tra le masse americane al passaggio del millennio, e in forte crescita in quegli anni anche in Europa. L’avvento di quella che si chiamava allora la blogosfera si rivela un potente disseminatore di fandonie. La sinistra antiamericana del Vecchio continente vi contribuisce generosamente: in Francia un condensato di teorie cospirative e pseudo-contro-verità sull’11 settembre balza in testa alla classifica dei best-seller poco dopo l’attacco e vi rimane a lungo. Una caratteristica della paranoia nell’era digitale ci accompagna tuttora: nel cyber-spazio, oggi nella «nuvola» informatica, le bugie diventano eterne. A differenza dei secoli passati, per i quali Hofstadter ha dovuto svolgere un lavoro da archeologo, riportando alla luce antiche teorie del complotto che erano state sepolte nell’oblio, oggi the cloud protegge e conserva le menzogne molto meglio degli unguenti per le mummie degli antichi egizi. Chi vuol credere alla sua verità alternativa può farlo in eterno.