Il medico che curava le ferite della guerra

In ricordo - La storia di una delle tante vittime salvate da Emergency, in omaggio all’opera di Gino Strada
/ 23.08.2021
di Francesca Mannocchi

Proprio mentre il suo  amato Afghanistan tornava sotto il giogo dei Talebani, il fondatore dell’associazione umanitaria Emergency Gino Strada è morto il 13 agosto in Normandia all’età di 73 anni. La caparbietà, la generosità, la dedizione alle vittime di ogni guerra ha fatto di questo chirurgo da decenni in prima linea una figura che ha ispirato e continua ad ispirare migliaia di persone. Dal 1994 Emergency ha curato 11 milioni di persone in 18 paesi del mondo segnati dalla guerra (e ricordando che il  90 per cento delle vittime sono civili). La nostra collaboratrice Francesca Mannocchi, rientrata precipitosamente dall’Afghanistan dopo la caduta di Kabul, gli dedica un ricordo mettendo l’accento su una delle tante vittime che Emergency ha aiutato, quindi sulla sua opera più che sulla persona di Gino Strada, per mostrare in quale realtà operava. / Red.

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Della prima volta che sono stata nell’ospedale di Emergency a Kabul, tre anni fa, ricordo gli occhi di un padre.Muhammad Youssef. Quarant’anni che sembravano mille. Era un contadino della provincia di Ghazni, la provincia strategica sulla rotta che collega Kabul e Kandahar, caduta nelle mani dei talebani nei giorni scorsi.
Muhammad Youssef era un uomo di poche parole, che fosse umile si capiva dalla mappa disegnata sulle mani dalla fatica, che fosse povero si capiva dagli abiti consunti, dai piedi segnati in un paio di scarpe che pareva indossare da anni. Muhammad Youssef è un uomo per cui ho cercato a lungo un aggettivo che lo definisse. Poi mi sono rassegnata, ce n’era uno solo: Muhammad era un uomo buono.

Era arrivato nell’ospedale di Emergency con un’ambulanza un giovedì pomeriggio. La veste bianca sporca di sangue, tra le braccia suo figlio Ansarullah, di due anni. Stava giocando intorno casa quando un proiettile vagante gli ha staccato un pezzo di braccio e l’ha ferito sul torace.

A quei tempi, tre anni fa, le truppe governative e i talebani combattevano già per il controllo dell’area. «Sulle montagne combattono ogni giorno, sulle montagne combattono ogni giorno» scandiva la voce di Muhammad Youssef, mentre spiegava ai dottori cosa fosse successo. Niente di nuovo, dunque, a Ghazni. Non diverso da quello che accade in queste ore. Niente di imprevedibile, quello che accade in questa parte di mondo.
Muhammad Youssef e sua moglie stavano lavorando la terra, mentre i bambini giocavano a palla. A fine lavoro Muhammad è rientrato in casa, si è diretto verso il bagno per lavarsi lasciandosi alle spalle il rumoreggiare dei bambini. Poi ha sentito delle grida, ha aperto la porta, ha visto suo figlio correre nel corridoio gridando «Mamma, Mamma» e al secondo grido si è accorto che non aveva un braccio. Tranciato via dai combattimenti. Poco importa a chi appartenesse il proiettile. Il braccio non c’era più.

Muhammad ha preso suo figlio, ha chiesto aiuto all’ambulanza di Ghazni ed è arrivato a Kabul. Cinquanta chilometri, tre ore di viaggio. Cinquanta chilometri, tre ore di urla. Cinquanta chilometri, un bambino di due anni, un solo braccio. «È stato fortunato, però, mio figlio, perché se non fosse arrivato da lontano, quel proiettile, se l’avesse colpito da vicino, sarebbe morto. La vita è così, qui.» La vita è così, tuo figlio perde un braccio ma è fortunato perché è vivo. La vita è così, si combatte sempre e sempre. La vita è così, non importa a chi appartenesse il proiettile. La vita è così, 40 anni di guerra.

Un figlio amputato, un padre che lo ascolta piangere e non si lamenta, non grida, non piange a sua volta, non impreca, non giudica, non incolpa. Perché, qui, la vita è così. Muhammad Youssef era un uomo buono, e i suoi occhi li porterò con me a lungo. Li ho portati con me anche oggi, qui a Kabul, seduta all’esterno dell’ospedale di Emergency quando è arrivata la notizia della morte di Gino Strada.

Li porterò con me a lungo come gli insegnamenti di Gino. Che non si rassegnava a quella vita così, e curava gli uomini buoni, e quelli meno buoni.