Brasile, nuovo massacro dei Senza terra

Paso doble – Undici contadini sono stati assassinati dalla polizia mandata dal proprietario, un latifondista, che voleva vendere allo Stato la proprietà in cambio di benefici concessi dalla legge a chi vende terra per partecipare alla riforma agraria
/ 06.06.2017
di Angela Nocioni

Strage di contadini in un latifondo dello Stato amazzonico del Pará, nordest brasiliano. Undici persone sono state uccise e quattordici sono state ferite da agenti della polizia civile e militare in un agguato. Si sarebbe trattato di esecuzioni a freddo. I poliziotti hanno detto di essere stati accolti a fucilate al loro arrivo in una fazenda nel municipio di Pau d’Arco, ma tre testimoni sopravvissuti li smentiscono. Tra gli agenti non risulta esserci nemmeno un ferito.

I contadini uccisi fanno tutti parte della Liga dos Camponeses Pobres. Accusavano i proprietari del terreno di aver occupato abusivamente 600 appezzamenti demaniali. Stavano occupando la fazenda perché la terra fosse restituita e ridistribuita. Tra gli uccisi c’erano anche i leader del comitato, Jane Julia de Oliveira e Antonio Pereira Milhomem. La Commissione pastorale della terra, legata alla Chiesa di base brasiliana, che ha fonti proprie in loco, non ha dubbi: è stato un massacro deliberato.

Ha raccontato il presidente del Consiglio nazionale dei diritti umani, Darci Frigo: «Pioveva molto quella mattina. A causa del rumore della pioggia la polizia è riuscita ad arrivare senza essere vista. Dalle testimonianze dei sopravvissuti risulta che Jane Julia de Oliveira e Antonio Pereira Milhomem, i loro tre figli e due nipoti si erano nascosti tra gli alberi. Sono stati uccisi dopo essersi consegnati inermi alla polizia. Gli agenti avevano chiesto informazioni, li hanno cercati, volevano espressamente loro».

Gli avvocati che difendono il movimento dei Sem terra (e che spesso vengono fatti sparire insieme ai contadini) temono che gli altri testimoni siano stati terrorizzati dalle minacce. C’erano 28 persone nella fazenda al momento dell’assalto. Almeno tre sono testimoni diretti delle esecuzioni. Una di loro, nota solo con il nomignolo «Baixinha», è stata portata via dagli agenti e risulta al momento scomparsa. La polizia sostiene di essere intervenuta non per espellere gli agricoltori, ma per arrestare 16 esponenti della comunità di contadini accusati di essere coinvolti nell’omicidio di un guardiano. Fonti locali smentiscono: «Basta guardare i corpi delle vittime per capire che si è trattato di un’esecuzione».

Negli ultimi quaranta giorni sono stati ammazzati 25 contadini nella guerra silenziosa per la difesa del latifondo in Amazzonia. I proprietari terrieri spesso dispongono della polizia locale come fosse un loro esercito privato.

Lo stato di Pará è l’area dove al momento è più attiva l’organizzazione di base dei contadini senza terra contro i grandi latifondi di terre incolte e quello dove è più feroce la repressione dei Sem terra. Anche in questo caso le foto della fazenda dove è avvenuta la strage testimoniano che la proprietà occupata era una fazenda da tempo abbandonata.

Lo scorso primo maggio nel sud di Pará, a Santa Maria das Barreiras, quattro corpi di contadini sono stati trovati carbonizzati dentro un furgone. Due giorni prima i corpi bruciati di tre contadini erano stati trovati in un camioncino nello Stato di Rondonia, sempre Amazzonia. Il 19 aprile nove contadini sono stati massacrati a Colniza, nel nordest del Mato Grosso.

Nel 2016, secondo la Commissione pastorale della terra, sono stati uccisi 61 agricoltori impegnati nella battaglia contro i grandi fazendeiros.

Padre Paulo César Moreira, coordinatore della Commissione pastorale della terra del Pará, ribadisce: «Dopo la strage di 21 contadini a Eldorado del Carajás, nel 1996, si era deciso che fossero poliziotti di altre regioni ad eseguire gli sgomberi dei latifondi occupati. Invece, stavolta, si è deciso di mandare la polizia locale. Ed ecco le conseguenze».

Il 17 aprile 1996 una manifestazione pacifica del contadini del Movimento dei senza terra diretta alla città di Bélem, nel Pará, venne fermata da uno schieramento della polizia militare. Dopo essersi tolti il tesserino identificativo dalle uniformi, gli agenti iniziarono a sparare. In quello che è passato alla storia come il massacro di Eldorado dos Carajás, vennero uccisi 21 contadini. Le autopsie confermarono che 10 delle prime 19 vittime furono raggiunte da colpi d’arma da fuoco esplosi da distanza ravvicinata. Le altre furono uccise con attrezzi da lavoro. Altri due contadini morirono pochi giorni dopo. Molti degli altri 69 feriti non poterono mai più lavorare a causa delle gravi menomazioni subite.

Solo due dei responsabili del massacro di Eldorado dos Carajás sono stati processati: il colonnello Pantoja, condannato a 258 anni di carcere, e il maggiore Oliveira, condannato a 158 anni. Entrambi sono entrati in cella nel 2012, 16 anni dopo i fatti.

Per gli altri esecutori materiali e per i leader locali che presero parte e incitarono al massacro, non c’è mai stata alcuna conseguenza sul piano penale. Dal 1996, nello Stato di Pará sono stati uccisi altri 271 contadini. Nell’arco di tempo che va dal 1964 al 2014, sono stati 974 i contadini, attivisti cattolici e avvocati al loro fianco uccisi nelle stragi in difesa del latifondo. Nel periodo in questione, 30 dei 40 comuni dello stato di Pará presentano un tasso di impunità del 100 per cento rispetto agli omicidi di contadini. Ecco perché le stragi continuano.