Un museo su misura

La Congiunta - A Giornico le opere di Josephsohn hanno trovato una collocazione originale e specificamente creata per evidenziare il loro carattere
/ 04.01.2021
di Ada Cattaneo

Oltre alla mostra di Lugano, in Ticino c’è un altra occasione per avvicinarsi alla produzione artistica di Hans Josephsohn. Per lungo tempo nota solo agli appassionati di architettura, La Congiunta non è certamente molto pubblicizzata: è un luogo da scoprire e si consiglia a chi desideri visitarla di seguire un lento percorso di avvicinamento. Arrivati a Giornico, ci si reca all’osteria del paese. Qui si chiedono al barista le chiavi (non dimenticate di riportarle al termine della visita!) e ci si avvia verso l’altra sponda del Ticino. Si può arrivare in macchina. Ma compiere il percorso a piedi permette di passare dalla splendida isola fluviale e dai suoi ponti in pietra, oltre che di cominciare ad entrare nello spirito del luogo. Si oltrepassa la zona del castello e, risalendo qualche centinaio di metri verso nord, fra i filari di vite si incontra un edificio in cemento tanto inatteso quanto suggestivo. Secondo un concetto del tutto a sé, più che di un museo, si tratta della dimora che l’architetto Peter Märkli (Quarten SG, 1953) ha realizzato nel 1992 per ospitare le sculture di Hans Josephsohn.

Un profondo sodalizio ha legato i due autori: spesso Märkli ha collocato figure create dall’artista presso le abitazioni che progettava. Questo diventa quindi il luogo dove «congiungere» l’operato dei due autori e «riflettere sui modi in cui architettura e scultura si definiscono a vicenda», come spiega Märkli. Giornico, poi, è di per sé un condensato di affascinanti retaggi storici, che Josephsohn studia e che Märkli raccoglie in una serie di sottili accorgimenti che ancorano l’edificio al contesto circostante. Cominciamo dall’orientamento, determinato da quello dei vicini filari di vigne. Le proporzioni che vigono fra i tre ambienti della costruzione e le 33 sculture in essi ospitate sono studiate per ricalcare quella della vicina chiesa romanica di San Nicolao, dove il dialogo fra architettura e sculture è elemento decisivo che conferisce armonia. Märkli non sceglie la pietra, ma un materiale contemporaneo come il cemento. Questo viene però volutamente gettato secondo una tecnica ormai antiquata, che lascia fuoriuscire dai casseri i tondelli usati per la posa. Così facendo, con il tempo sui muri si delineano le tracce dell’ossidazione dei ferri, oltre a quelli dovuti alla forte umidità della zona. Tutti segni cercati per richiamare le superfici delle opere di Josephsohn, che quei muri custodiscono.

La Congiunta è un esempio di spazio espositivo agli antipodi rispetto all’impersonale «white cube», che ipoteticamente dovrebbe ospitare opere d’arte senza influenzarne la lettura. Märkli sceglie invece di raccontare nel progetto tutta la propria riflessione sull’opera di Josephsohn.