Dove e quando
Giacomo Quarenghi (1744-1817) nelle raccolte grafiche degli architetti ticinesi, mostra a cura di Nicola Navone, Pinacoteca Züst, Rancate, fino al 17 aprile 2017. Orari: 9.00-12.00 e 14.00-17.00, chiuso il lunedì (aperto il lunedì di Pasqua).


Un architetto bergamasco alla corte di Caterina

Alla Pinacoteca Züst esposti alcuni disegni riferibili all’opera di Giacomo Quarenghi, opere conservate in Ticino all’Archivio del Moderno – In corso inoltre una piccola mostra curata da Matteo Bianchi
/ 27.03.2017
di Elena Robert

La piccola mostra che la Pinacoteca Züst dedica al grande Giacomo Quarenghi (1744-1817) nelle raccolte grafiche degli architetti ticinesi si presenta ricca di contenuti e di charme. Riserva inediti e non poche sorprese anche a chi si interessa già a queste tematiche o a chi vuole andare oltre l’appagante godimento estetico. I risvolti più interessanti stanno nelle pieghe nascoste delle ricerche ultraventennali su quell’inesauribile cantiere aperto del fenomeno dell’emigrazione ticinese in Russia.

Nella mostra curata da Nicola Navone, vicedirettore dell’Archivio del Moderno (AdM) e docente all’Accademia di architettura-USI, alcuni di questi stimolanti risvolti ci vengono svelati oggi dalle schede che accompagnano la ventina di disegni esposti e lo saranno in seguito con gli approfondimenti della pubblicazione prevista a conclusione dell’anno quarenghiano, dedicata alle stesse testimonianze grafiche e al rapporto tra Quarenghi e gli architetti ticinesi.

Ricorre infatti nel 2017 il bicentenario della morte del disegnatore e architetto bergamasco, protagonista del rinnovamento dell’architettura russa nel regno di Caterina II, attivo per quarant’anni a San Pietroburgo, nei cui prestigiosi cantieri è affiancato da architetti e capomastri ticinesi. Dell’ampio, articolato programma internazionale di festeggiamenti per Giacomo Quarenghi al quale partecipano una trentina di istituzioni (tra cui il Museo Ermitage a San Pietroburgo) è parte anche l’Archivio del Moderno dell’Accademia di architettura-USI, rappresentato nel Comitato internazionale delle celebrazioni presieduto da Piervaleriano Angelini, direttore dell’Osservatorio Quarenghi a Bergamo.

E non è un caso che il 2 marzo scorso a Mosca, nell’Istituto di Cultura italiana, Letizia Tedeschi, direttrice dell’AdM, abbia aperto l’anno Q, con la conferenza Un architetto per Caterina la Grande. Giacomo Quarenghi e le sue radici italiane. L’iniziativa concretizzata a Rancate è frutto della prima collaborazione tra l’AdM, diventato polo di riferimento per le ricerche sulla diffusione della cultura architettonica italiana in Russia in epoca neoclassica e la Pinacoteca Züst, che si impegna da tempo nel tessere una rete di conoscenza più ampia su artisti e architetti provenienti dalle terre ticinesi.

Giacomo Quarenghi è tra le figure più importanti del panorama neoclassico europeo e portavoce attraverso la sua architettura della cultura italiana in Russia. Per capirne le fonti è necessario riferirsi anche al piccolo Ticino da dove partì l’emigrazione verso est e dove sono conservati documenti grafici di notevole valenza storico-documentaria come quelli esposti a Rancate: testimonianze che talora non hanno corrispettivi in Russia e sono fondamentali per le ricerche a livello internazionale.

I disegni sono presentati per raccolta grafica di appartenenza, la maggior parte riferibili a fondi custoditi all’AdM (Adamini, Gilardi, Domenico Quadri, Album Rusca Grimani) mentre quattro fogli provengono dall’Archivio Camuzzi del Comune di Collina d’Oro. Alcuni disegni documentano per esempio edifici quarenghiani che non esistono più, o le cui testimonianze grafiche sono andate perdute, o la cui genesi progettuale non avrebbe potuto essere svelata se non proprio attraverso quel tassello indispensabile.

Nei confronti di architetti e capomastri ticinesi Quarenghi nutre sentimenti diversi, dalla stima per l’affidabilità dell’operato alla diffidenza per quella che definisce «rapacità» nell’occupare i posti chiave nell’edilizia russa. Anche dagli studi compiuti su questi disegni emergono quelle qualità che si riconoscono ormai ai ticinesi e cioè la competenza tecnica, la rete di relazioni, la duttilità sul lavoro, la reinterpretazione delle pratiche costruttive. E continuano del resto a sorprenderci – osserva il curatore – la grande vivacità culturale, gli interessi, la curiosità, l’ampiezza e velocità degli scambi. D’altro canto, la diffusa ammirazione dei ticinesi nei confronti del grande architetto italiano è attestata nei disegni scelti per la mostra, di mano, ambito o soggetto quarenghiano.

Il pezzo forte della mostra è lo splendido album di venti disegni confluito all’AdM, donato nel 1795 da Luigi Rusca all’ambasciatore uscente della Repubblica di Venezia Zampiero Grimani, tra i quali figura il prospetto dell’edificio progettato da Quarenghi all’Ermitage per ospitare la replica delle Logge di Raffaello al Vaticano, unica testimonianza autografa della facciata ideata dall’architetto italiano, poi trasformata nell’Ottocento da Leo von Klenze durante la costruzione del Nuovo Ermitage.

Va infine menzionata una rara incisione della Borsa (oggi al Museo Civico Villa dei Cedri a Bellinzona), commissionata nel 1785 da Quarenghi al calcografo Giacomo Mercoli di Mugena, che testimonia il precoce interesse dell’architetto per la diffusione a stampa delle proprie opere.

Acquisizioni

Il Fondo Luigi Rossi della Pinacoteca Züst si è arricchito di un altro bel dipinto dell’artista ticinese. L’acquisizione di Madre triste, 1909 ca., di Luigi Rossi (1853-1923) risale a fine 2016. Nella balconata del mezzanino Matteo Bianchi cura una piccola esposizione contestualizzando con documenti e altre opere provenienti dalla casa museo Luigi Rossi in Capriasca il clima del socialismo umanitario caro alla sensibilità dell’artista e di personalità della Milano d’inizio Novecento. Con Madre triste che ritrae la custode di un edificio popolare milanese non lontano da dove abitava Rossi, si ammirano i dipinti Alveare (la casa di ringhiera) e la Scuola del dolore (la morte di un bambino): tutti rinviano alle tematiche di interesse dell’artista: socialità, infanzia, universo femminile. Visitabile fino al 17 aprile.