Dove e quando
L’aventure chinoise, une famille suisse à la conquête du Céleste Empire. Ginevra, Fondation Baur, Musée des arts de l’Extrème-Orient. Fino al 2 luglio 2017. www.fondation-baur.ch


Storie di orologi svizzeri e antichità cinesi

Alla Fondazione Baur una mostra racconta di commercianti e collezionisti d’arte
/ 08.05.2017
di Marco Horat

Tutto potrebbe iniziare da una dedica scritta a penna sulla prima pagina di un libro appartenuto ad Alfred Baur intitolato La montre chinoise: «Al signor A. Baur con i rispettosi omaggi da parte di un collaboratore. G. Loup. Ginevra, dicembre 1919».

Un rapporto di affari e di stima reciproca poi divenuto un’amicizia tra il grande collezionista di arte orientale, essenzialmente cinese e giapponese, e colui che dal cuore dell’Impero di mezzo gli procurerà tanti piccoli tesori che oggi fanno parte delle prestigiose Collezioni Baur. Tra i due, che si erano incontrati a Pechino nell’unico viaggio in Asia compiuto da Baur e signora, si instaura una fitta corrispondenza che spazia su molti campi della vita quotidiana e sui fatti che li concernono in quanto uomini del loro tempo, che il collezionista svizzero classifica con meticolosità. Dall’altra parte c’è Gustave Loup, un commerciante altrettanto preciso che cataloga tutto quanto riguarda i suoi interessi e le sue attività, arricchendo i suoi dossier con notizie e commenti, ritagli di giornali e foto d’epoca; morirà nel 1961, dieci anni dopo lo stesso Alfred Baur; testimonianze venute alla luce recentemente presso un antiquario della città sul Lemano.

Messi uno accanto all’altro, i due straordinari documenti aiutano i ricercatori odierni a tracciare le vicende storiche di tanti preziosi oggetti giunti in Svizzera a cavallo tra il XIX e il XX secolo, che oggi possiamo ammirare in una mostra allestita nelle sale del museo ginevrino: ceramiche, porcellane, contenitori per il tabacco, cloisonnés, giade e pietre dure, tessuti e abiti di corte in seta pregiata, acquistati e selezionati da Baur secondo un gusto che si affina sempre più nel tempo.

L’interesse a raccontare questa storia da parte dei responsabili delle Collezioni Baur sta in due considerazioni di fondo: la prima è che la vicenda Baur-Loup è simile a quella di altri imprenditori svizzeri partiti in cerca di fortuna in giro per il mondo battendo nuove strade: Alfred Baur, ad esempio, aveva avuto successo a Ceylon con il commercio del tè, mentre Gustave Loup, nato in Cina, era il discendente di una famiglia di orologiai emigrati dalla Val-de-Travers nel Canton Neuchâtel, che avevano sfruttato fin dalla metà dell’800 la passione dei nobili cinesi per i meccanismi sofisticati che venivano dall’Occidente e dalla Svizzera in particolare: orologi da tasca, a cucù, pendole, boîtes à musique, automi meccanici che un padre gesuita aveva fatto conoscere tempo prima all’Imperatore.

Installatasi in Cina, la famiglia Loup aveva impiantato un’attività di import-export che toccava diversi settori del commercio internazionale. Erano tempi nei quali molti nostri compatrioti dovevano emigrare: chi per creare nuove attività industriali, professionali o commerciali, chi, più prosaicamente, alla ricerca di un lavoro che gli permettesse di sfuggire alla povertà casalinga. 

In secondo luogo c’è il desiderio di dare spessore ai tesori della collezione, inserendoli in un contesto che permetta di considerarli non solo dal punto di vista estetico; in altre parole presentandoli come testimonianze di una vicenda storica che ha messo a confronto il nostro paese con l’allora lontano Impero di mezzo, dal punto di vista degli scambi umani, commerciali e culturali.

Tempi non sempre facili quelli vissuti da questi pionieri, tra guerre coloniali (guerre dell’oppio a metà 800), sommosse (la Rivolta dei Boxer nel 1899), cambiamenti politici drastici come con la proclamazione della Repubblica popolare cinese nel 1949 e come sempre un’acerrima concorrenza tra nazioni occidentali e loro agenti per accaparrarsi fette più ampie di mercato. Merci, uomini e idee che comunque hanno viaggiato nei due sensi, dando vita, nel bene e nel male, a uno scambio tra Oriente e Occidente arricchente per entrambe le parti.