Dove e quando
Paesaggi improbabili – Religamen. Fotografie di Stefania Beretta.
Chiasso, Galleria Cons Arc. Orari: me-ve 10.00-12; 15.00-18.00. Fino al 24 dicembre 2020. galleriaconsarc.ch

Stefania Beretta, Paesaggi improbabili #52, 2015 (©Stefania Beretta)


Ricamare un’immagine

La ConsArc di Chiasso ospita i nuovi Paesaggi improbabili della fotografa ticinese Stefania Beretta
/ 30.11.2020
di Giovanni Medolago

Sono ormai parecchi anni che Stefania Beretta si dedica ai Paesaggi improbabili. Non deve tuttavia andarsene in giro per i quattro angoli del mondo portandosi appresso la sua apparecchiatura alla ricerca di stranezze, scherzi della natura o brutture dovute a qualche architetto di scarso talento: la sua sensibilità e il suo senso estetico non potrebbero permetterglielo. No, Stefania i suoi Paesaggi improbabili li scova e li crea nel suo atelier. Quando un’immagine da lei còlta e stampata le sembra adatta (cioè le suscita un’emozione, le trasmette un’intuizione), la fotografia viene ritoccata, non già col photoshop («Strumento diabolico che andrebbe abolito per legge!», secondo il Grande Vecchio Gianni Berengo Gardin), bensì in maniera molto più originale.

L’immagine finisce talvolta nelle mani di Stefania armate di ago, ditale e filo; più sovente sotto una macchina per cucire, grazie alla quale l’artista giubiaschese l’arricchisce con una creatività che nel suo caso è sinonimo di poesia e fantasia. Un intervento che può essere delicatamente discreto, come quel filo bianco che unisce alcuni tronchi di betulla; oppure quei brevi segmenti rossi che colpiscono nell’immagine in bianco&nero e nello stesso tempo si adagiano su quanto rimasto dopo un’alluvione, su quelle acque tornate quiete dopo la tempesta. Fili e ricami che possono diventare autentiche sovrastrutture sovrastanti case e palazzi; o ghirigori che escono addirittura dall’inquadratura per prolungare forme immaginarie o un vero tronco d’albero. Oppure – ancora – si intersecano e si ammassano in gran quantità, dando così l’idea di una rete dimenticata in disordine da un pescatore frettoloso.

Acqua e alberi sono gli elementi naturali che dominano nella mostra attualmente aperta alla Cons Arc di Chiasso, dove Stefania Beretta è tornata, stavolta titolando l’esposizione, che dopo Chiasso farà tappa anche a Monaco di Baviera e a Genova, Paesaggi improbabili – Religamen, termine polisemantico latino che potremmo tradurre (ci perdoneranno i puristi) con legàmi. La Beretta si serve di ago e filo per lasciare nell’immagine la traccia di un proprio intimo sentire. Un’operazione vòlta sia «a cercare un’intesa sostanziale con la trama stessa dell’immagine fotografica – annota Maria Folini – sia a restituire a immagini riproducibili il loro valore di unicità, l’aura tanto cara a Walter Benjamin» (il famoso hic et nunc).

Quello della Beretta è un filo d’Arianna che non ci porta all’uscita di alcun labirinto, ma al contrario dapprima ci sorprende, poi invita lo spettatore a fantasticare a sua volta. E a riflettere, come ha fatto Viviana Conti quando scrive: «I segni geometrico-poligonali non solo tracciano i percorsi immaginari dell’autrice; non solo proiettano possibili rotte oniriche, ma costruiscono realtà alternative».