Quell’oceano che ci unisce

Babel, appuntamento letterario bellinzonese, torna per la 15esima volta
/ 14.09.2020
di Simona Sala

Avrebbe dovuto chiamarsi Americana e avrebbe dovuto ospitare scrittrici da tutte le Americhe. Ma poi, come è capitato ovunque, è arrivata la pandemia, e il mondo si è fermato. Fra gli operatori culturali vi è chi, al cospetto di incertezze e misure draconiane, ha deciso di semplicemente rinviare tutto all’anno prossimo, e chi invece ha raccolto la sfida, decidendo di provarci ugualmente. Di quest’ultima categoria fa parte anche il comitato organizzativo del festival di letteratura e traduzione Babel, giunto alla quindicesima edizione, che ha scelto di reinventarsi completamente, pur di ossequiare il proprio primario mandato divulgativo.

Americana è dunque diventato Atlantica, in onore dello specchio d’acqua (quello che gli americani, con un certo sarcasmo, chiamano anche «The Pond»), che separa le Americhe dalla vecchia Europa. Una sorta di No Man’s Land che bagna due storie e due culture molto più intrinsecamente vicine di quanto si possa (o voglia) pensare. Il Festival bellinzonese Babel ha dunque mutato in risorsa quella che per mesi è stata una limitazione, trasformando l’Atlantico in una sorta di terra di scoperta, restando così nel solco di una tradizione che ha abituato il fedele pubblico a un programma variegato e stimolante.

Giovedì 17 settembre si comincia con la fumettista francese Emilie Plateau, che non avrebbe potuto scegliere un momento storico più propizio per pubblicare il suo Nera, storia dell’attivista afroamericana dimenticata Claudette Colvin (v. «Azione» 6 gennaio 2020); con lei dialogherà Juliane Roncoroni. Nei giorni successivi fino a domenica le giornate saranno scandite da preziosi omaggi alle lettere, attraverso incontri e riflessioni con scrittori, attrici, traduttrici e poeti.

Si parlerà di razzismo intorno a una tavola rotonda la domenica mattina, e di quanto la scrittura di Peter Stamm sia vicina a Hemingway sabato pomeriggio, si ricorderà la ticinese-argentina Alfonsina Storni (che condivide la propria nazionalità con Anahì Traversi, presente con una performance) e si parlerà di Messico con Juan Pablos Villalobos, che vive «da questa parte», in Spagna.

Insomma, un oceano di stimoli.