Dove e quando
Shunk-Kender. L’arte attraverso l’obiettivo (1957-1983). Lugano, MASI (Palazzo Reali). Orari:  ma-do 10.00-18; gio 10.00-20.00. Fino al 20 settembre 2020. masilugano.ch

Yves Klein, Saut dans le vide, Parigi, 1960 (© J. Paul Getty Trust)


Quella strana coppia geniale

A Palazzo Reali di Lugano una mostra celebra gli scatti dei fotografi Harry Shunk e Janos Kender
/ 18.05.2020
di Giovanni Medolago

Vi sarà certo capitato di pensare, assistendo a un film: «Questa faccia l’ho già vista, ma dove? E chissà come si chiama questo attore…» È il destino dei cosiddetti caratteristi, troppo scarsi per diventare protagonisti, e tuttavia in grado (vuoi per simpatia, vuoi per il loro physique du rôle o per un effettivo talento) di ritagliarsi molte particine sulle quali costruire una sempre precaria quanto dignitosa carriera. Qualcosa di simile è capitato alla coppia Shunk-Kender: pochi conoscono il loro nome, ma in molti, tantissimi anzi, avranno visto almeno un loro scatto, divenuto icona di un’intera epoca. È il caso del Salto nel vuoto, in cui Yves Klein si tuffa in perfetto stile a volo d’angelo verso il poco accogliente selciato d’una viuzza parigina. Un fotomontaggio divenuto celebre e concepito dalla coppia Shunk-Kender non solo per trasmettere una sensazione di raccapriccio allo spettatore, quanto soprattutto per rappresentare quel vuoto, quel concetto di vide che Klein – artista di spicco tra i Nouveaux Réalistes – faceva risalire alla filosofia Zen e che ai suoi occhi rappresentava uno stato simile al nirvana, senza influenze materiali, un’area dove entrare in contatto con la propria sensibilità, per vedere la realtà oltre la rappresentazione.

Vedere la realtà oltre la rappresentazione: è quello che la coppia ha tentato di fare nei quasi cinquant’anni in cui i due fotografi hanno seguito da vicinissimo le correnti artistiche più innovative, al di qua e al di là dell’Atlantico, rincorrendo pittori, scultori, ballerini e performer soprattutto a Parigi e a New York. È questo uno degli aspetti più significativi della mostra L’arte attraverso l’obiettivo, proposta nei rinnovati spazi di Palazzo Reali. Ecco dunque Robert Rauschenberg nella sua casa-atelier alle prese con tele e pennelli, ma anche in un momento di tenerezza con i suoi animali domestici: gatti, ma anche tartarughe e un coniglietto! Ecco la definitiva performance dell’artista argentina Marta Minujìn, che brucia tutte le sue opere realizzate durante i suoi anni di studio e di lavoro a Parigi. Un gigantesco falò acceso alle 19 precise di giovedì 6 giugno 1963, che rischia di incenerire anche l’artista.

Il tedesco Harry Shunk (1924-2006) e il magiaro Janos Kender (1937-2009) si incontrano sotto la Tour Eiffel nel 1956 e da allora sino al 1973 – quando la strana coppia si scioglie per motivi mai del tutto chiariti – sono infaticabili. Lasceranno ben 190 mila opere, tra negativi, foto (in gran parte in bianco&nero), ektacromie e diapositive a colori. Non possono mancare le sperimentazioni del già citato Klein nelle sue prime Anthropometries, opere realizzate con un pennello umano: il corpo di alcune fotomodelle imbrattato di colore e invitate poi dall’artista a muoversi su grandi tele, mentre lo stesso Klein «dirige» un’orchestra che esegue la Monotone Symphony, da lui composta utilizzando una sola nota.

Non possono nemmeno rifiutare l’invito di Niki de Saint Phalle ai suoi Shooting paintings, dove l’artista e i suoi selezionatissimi ospiti sparano con la carabina su dei rilievi di gesso nei quali si trovano dei sacchetti di pittura, che esplodono al momento dell’impatto con le pallottole. Torna in mente Umberto Eco e la prefazione che nel 1973 scrisse per il libro Fotografare l’arte di Ugo Mulas, che ci permettiamo di parafrasare: Shunk e Kender non hanno voluto fotografare l’opera fatta e nemmeno l’artista mentre la faceva, bensì l’artista prima di fare, il momento di quella tensione energetica, di quel calcolo di forze, di «quel prendere la mira esatta».

Semplici testimoni dei fermenti artistici del loro tempo o autori a loro volta di vere opere d’arte? La discussione è ancora aperta. Non è solo mera documentazione il reportage che Shunk&Kender realizzarono seguendo Christo e sua moglie Jeanne Claude impegnati a impacchettare (tanto per cambiare) un tratto di costa australiana lungo quasi tre chilometri (cento persone impegnate per un mese, usando 90 mila mq di tessuto sintetico e quasi sessanta km di corda). Così com’è indiscutibile la forza di un ritratto di Jean Tinguely, con la figura dell’artista friburghese che separa un mare di ferraglie da un cielo così animatamente plumbeo che sarebbe di sicuro piaciuto a Sebastião Salgado.