Dove e quando
Au bout du fil. Ariane, Bacchus et les autres, Friborgo, Musée Romain de Vallon. Fino a marzo 2020. www.museevallon.ch


Pronto, sono Arianna, con chi parlo?

Seguendo il filo di Arianna alla scoperta dell’antica mitologia grazie a un’originale mostra al museo di Vallon
/ 17.06.2019
di Marco Horat

Nel 1989 veniva alla luce uno dei due mosaici che decoravano un pavimento della grande villa gallo-romana, che si possono ammirare nel museo di Vallon, Canton Friborgo: quello detto di Bacco e Arianna, che prende il nome dal grande medaglione che, si diceva, li rappresentasse; ora sembra però, da alcuni elementi iconografici messi in evidenza dal Professor Michel Fuchs dell’Università di Losanna, che non di Bacco si tratti, bensì di un satiro del suo seguito. Ma la storia non cambia: la scena è quella della povera Arianna abbandonata sull’isola di Naxos nelle Cicladi. E qui si dovrebbero raccontare storie complicatissime che vedono protagonisti i capricciosi Dei dell’Olimpo, i semidei, gli eroi, le principesse e mostri vari, come solo nella mitologia greca si incontrano.

Qui sono in ballo Bacco e Arianna, Teseo e il Minotauro con testa di toro e corpo umano, rinchiuso nel labirinto creato da Dedalo, padre di Icaro, per ordine di Minosse re di Creta... (per ragguagli navigare sui testi di storia greca o almeno in internet). Personaggi che si incontrano nella mostra aperta nel Museo romano di Vallon diretto da Clara Agustoni, organizzata in collaborazione con il Servizio archeologico cantonale, per ricordare appunto il trentesimo anniversario della scoperta del mosaico di Bacco e Arianna e intitolata Au bout du fil; appunto quello che Arianna diede a Teseo per uscire dal labirinto una volta ucciso il Minotauro. E in un antico labirinto tracciato col gesso bianco ci si imbatte nel prato davanti all’ingresso. Ma il cuore della mostra è racchiuso all’interno del museo, con un filo rosso che corre lungo le pareti e che unisce i due piani dell’esposizione.

Al pianterreno viene trattato l’aspetto iconografico e mitologico partendo dal mosaico originale del II secolo, che si può ammirare dietro una grande vetrina, conservato in situ come il fratello maggiore detto della Venatio (la caccia), grazie all’impiego di tecnologie sofisticate messe a punto dal Servizio archeologico del Canton Friborgo, come pure dalla rappresentazione ortofotografica in scala 1:1 del medaglione che permette di osservare i minimi dettagli dell’opera.

Accanto, una serie di vetrine con i reperti scoperti durante gli scavi e la successiva costruzione del museo: vasellame e oggetti di uso domestico, statuette provenienti dagli altari della villa, con un riguardo speciale per l’immagine di un Icaro alato alto una dozzina di centimetri, scoperto qualche anno fa a Vallon. Temi mitologici che troviamo anche in altri mosaici svizzeri, come quello di Avenches rinvenuto nel XVIII secolo e andato perduto, del quale però abbiamo un disegno acquarellato del 1752.

Salendo al piano superiore vengono affrontati i temi del recupero, del restauro e della valorizzazione dei mosaici scoperti nei secoli nella regione romanda (come quelli di Avenches o di Orbe nel Canton Vaud) grazie a testi dei diversi specialisti e a materiale iconografico; un modo anche per ripercorrere i progressi dell’archeologia nello scavo e nel salvataggio dei fragili manufatti. Talvolta, come nel caso di Vallon, lasciandoli sul posto, più spesso dovendo asportarli per il restauro e la conservazione. Un filmato di alcuni minuti illustra ad esempio un prelievo avvenuto nell’autunno dello scorso anno ad Avenches lungo una via di comunicazione e la successiva messa in sicurezza del mosaico stesso. Il percorso termina con una sala ludica, con testi per i più giovani dedicati ai grandi personaggi della mitologia greca e con giochi nei quali il labirinto la fa da padrone.