Dove e quando
Samuele Gabai. Pittura segreta mente silenziosa amica. Società Bancaria Ticinese, Salone Espositivo e Culturale, Piazza Collegiata 1, Bellinzona. Fino al 26 ottobre 2019. Ma-ve 16.00/19.00; sa 10.00/17.00; do 14.00/18.00. www.bancaria.ch

Samuele Gabai, Apparsa, 2019, olio su tela

Samuele Gabai, Presenza


Nelle forme sospese del colore

A Bellinzona le opere più recenti dell’artista ticinese Samuele Gabai
/ 07.10.2019
di Alessia Brughera

Quella di Samuele Gabai è una pittura non facile da definire. Se difatti può essere ricondotta al linguaggio dell’informale per la scelta di affidare la rappresentazione del mondo alla materia e al colore, vero è che fin da subito si coglie in essa l’esigenza di andare oltre alla loro mera esplorazione. Con la lucidità di chi ha ben presente la propria traiettoria d’intenti, è lo stesso Gabai a sottolineare come le sue opere abbiano sempre racchiuso «una sorta di racconto», una componente narrativa capace di piegare il gesto e la massa pittorica all’esigenza di parlare della vita e dell’uomo.

Ecco perché l’artista ticinese, classe 1949, dipana sulla tela figure che, sebbene labili e indefinite, non cedono mai alla dissoluzione totale, rimanendo sempre riconoscibili. A Gabai non interessa la babele di segni e pigmenti tipica dell’informale, anzi, nei suoi lavori, pur nella libertà della pennellata, elude il confuso depositarsi di elementi per contrastare la dispersione di senso e conferire alle forme un significato pieno.

In questo tentativo di dare ordine al caos per declamare qualcosa che sia oggettivo, i dipinti di Gabai diventano territorio di tensioni e di energie discordanti che costruiscono e destrutturano l’immagine rendendola sfuggente e precaria ma allo stesso tempo estremamente reale. È ciò che accade, più di tutto, con la figura umana, presenza costante nella produzione dell’artista, resa come corpo pervaso da turbamento emotivo, come sagoma tanto stravolta e dissipata quanto nobile e imponente. 

Al pittore di Campora la cui arte rimane sospesa tra figurativo e astratto, Bellinzona dedica una rassegna allestita negli spazi del Salone Espositivo della Società Bancaria Ticinese, da anni promotrice di iniziative culturali legate al territorio. La mostra presenta una selezione di opere realizzate da Gabai nell’ultimo decennio e radunate sotto l’emblematico titolo Pittura segreta mente silenziosa amica, a esprimere un concetto cardine della poetica dell’artista, il considerare la pittura come compagna intima e riservata, come taciturna confidente con cui condividere il valore della riflessione. 

Per Gabai la pittura «muove significati», «sente la storia», genera racconti di vita conversando con l’uomo dell’uomo. L’artista ci narra la sua visione del mondo attraverso pennellate vigorose che dettano il ritmo della composizione e pigmenti che divengono talora materia stratificata, rappresa e impastata, talaltra colore fluido e grondante. I suoi dipinti accolgono grumi, striature, macchie, incrostazioni, sgocciolature, addensamenti, facendosi campi concitati di forze da cui emergono accenni di presenze. 

Con i suoi neri fulgidi, i grigi argentati, i bianchi radiosi e ancora i rosa garbati o gli azzurri tersi, Gabai, come testimoniano bene le tele esposte nella mostra di Bellinzona, ci svela un’immagine mai conclusa, ci pone davanti a tracce, a impronte che paiono essere fugaci rivelazioni della realtà.

I lavori degli ultimi anni sono espressione di una ricerca personale che il pittore sviluppa con costanza sin dagli inizi del suo percorso artistico. Dalla metà degli anni Settanta, di ritorno in Ticino dopo una lunga esperienza di studi e di frequentazioni nel fervido clima culturale milanese, Gabai incomincia a dar vita ai suoi quadri di natura, opere in cui si coglie un profondo legame con il paesaggio della terra natìa, in particolare con quello della Valle di Muggio, dove ancora oggi l’artista ha il suo atelier. 

Da quei lavori, che suggeriscono una totale immersione nel creato inteso come forza primordiale, l’artista procede elaborando nuovi temi che interpretano ora l’incontro e la dialettica tra uomo e ambiente ora l’individuo estrapolato da qualsivoglia contesto e riconsegnato nella sua concretezza solitaria («il corpo è la consapevolezza del nostro passaggio nel mondo», dice Gabai). 

Tipica del pittore è la frequentazione di pochi soggetti che, oltre a popolare i suoi dipinti, vengono trasposti e rivisitati anche nell’incisione, tecnica a cui l’artista si dedica sin dagli esordi della sua attività e che nel corso degli anni gli ha permesso di realizzare importanti pubblicazioni in collaborazione con scrittori, poeti e filosofi. 

Ed ecco allora, con minimi scarti, comparire negli esiti pittorici più recenti molte delle iconografie care a Gabai: con una tavolozza che si è fatta più luminosa e leggera affiorano dalle tele montagne, cieli e terre; angeli e martiri; grembi, madri e bambini; apparizioni e cognizioni. È ancora attraverso questi temi che l’artista riflette sulla vita e sulla morte, sul principio e sulla fine, sul male e sulla virtù, sulla conoscenza e sulla coscienza. 

Nella laboriosa gestazione della figura, la pittura di Gabai riesce a fissare l’immagine racchiudendola nel pigmento e restituendola come visione aperta, quasi in divenire, e al contempo come presenza solida, piena, tangibile. Come forma ancestrale da riscoprire per poter giungere all’origine dell’arte e della vicenda umana.