Dove e quando

Dentro i palazzi. Uno sguardo sul collezionismo privato nella Lugano del Sette e Ottocento: le quadrerie Riva, mostra e catalogo a cura di Edoardo Agustoni e Lucia Pedrini-Stanga, Pinacoteca cantonale Giovanni Züst, Rancate, Edizioni Casagrande, Bellinzona, fino al 28 febbraio 2021.

A causa delle misure di contenimento legate alla pandemia Covid19, la Pinacoteca Züst rimarrà chiusa fino a nuovo avviso.

Per informazioni: www.ti.ch/zuest


Nella Lugano dei Riva

Alla Pinacoteca Züst una selezione delle quadrerie dell’antico casato, finestra aperta sul collezionismo privato del Sette e Ottocento nel borgo
/ 04.01.2021
di Elena Robert

Il collezionismo privato nel Ticino dei baliaggi proposto dalla Pinacoteca Züst a Rancate non poteva trovare terreno migliore che la storia di uno dei più importanti e influenti casati di Lugano, quello dei Riva durante l’Antico Regime, e delle sue ricche quadrerie nel Settecento e nell’Ottocento. Un mondo quest’ultimo poco conosciuto perché difficilmente accessibile e parzialmente disperso, che oggi abbiamo l’opportunità di esplorare grazie a una pluriennale ricerca confluita in una mostra. Al visitatore che entra virtualmente in alcune delle più belle residenze nobiliari dei Riva vengono così offerti in accoglienti spazi espositivi gli strumenti per comprendere i risvolti culturali, artistici, di mecenatismo e collezionismo, ma anche storici, economici e sociali legati alla veloce ascesa della famiglia: evidenza resa possibile dallo strategico operato di molti suoi esponenti di successo. Praticamente nell’arco di due generazioni i Riva diventano non solo i principali possidenti luganesi, ma anche i massimi costruttori di palazzi che segnano lo sviluppo urbano dell’antica Lugano.

In città la continuità del casato è testimoniata ancora oggi da tre edifici importanti e di grande bellezza: i palazzi Riva di Cioccaro (in via Soave), di Santa Margherita (in via Pretorio, tra le residenze storiche è la sola tuttora abitata dalla famiglia) e di Canova (che fu sede della Bsi). E pensare che nel Settecento si contano tra le dimore di proprietà ancora presenti Villa Favorita, l’edificio Riva a Castagnola ora sede dell’Archivio storico della Città, Villa al Ronco di Giroggio (Sorengo), le case di Bioggio, Besazio e Origlio, Villa Nonaro a Masnago (Varese), la suggestiva dimora di Mauensee (Sursee, Lucerna), mentre tra quelle andate perse si annoverano la Villa di Montarina e le molte dimore nel Mendrisiotto. Il patrimonio acquisito, gigantesco, si consolida anche attraverso mirate alleanze matrimoniali, acquisizioni di titoli e strategie di conservazione dei beni tramandati nei secoli secondo la logica patrilineare che segue la linea della discendenza paterna, precise disposizioni testamentarie e l’applicazione del fedecommesso che obbliga l’erede a non alienare le proprietà, anzi a conservarle e a trasmettere quanto ricevuto o parte di esso al successivo discendente. Fa forse eccezione il patrimonio librario di circa mezzo migliaio di titoli appartenuti a Giovanni Battista Riva (1646-1729), capostipite e primo conte del casato, dal momento che in mano alla famiglia non ne è rimasta che una minima parte. In parallelo all’approccio conservativo dei beni va riconosciuto al casato uno spiccato senso di coesione, il culto delle radici, la valorizzazione di beni e documenti, il patrocinio, anche recente, di studi e pubblicazioni sulla famiglia. Fino alla notevole ricerca compiuta dai curatori della mostra, Edoardo Agustoni e Lucia Pedrini-Stanga, cui si affiancano nella pubblicazione le indagini su tematiche sociali, urbanistiche e culturali di Riccardo Bergossi, Pietro Montorfani e Stefania Bianchi.

Il significativo apporto edilizio dei Riva per la crescita del borgo luganese impressiona tanto quanto la ricchezza dell’archivio di famiglia ora conservato nell’Archivio storico della Città, comprendente anche preziosi inventari e stime, dai quali si desumono le proprietà immobiliari, un patrimonio in quadri che supera il mezzo migliaio di opere distribuito nelle residenze storiche, di arredi, oggetti e quello già menzionato dei libri. Il solo albero genealogico con i tre rami dei nobili, conti e marchesi, dal Quattrocento a oggi, si sviluppa su un foglio lungo tre metri. Lo stemma, su campo rosso, presenta il braccio armato che impugna la spada e le onde del lago: non figura più il pesce, che fece la sua comparsa a inizio Settecento, dopo l’acquisizione della proprietà lucernese. Patrizi di Lugano, in seguito i Riva lo diventano anche di Bioggio e di Lucerna. Como è la probabile origine della famiglia, venuta a Lugano prima della metà del Quattrocento: è attiva nella mercatura, poi compra fondi, infine accede ai titoli nobiliari. Il suo ruolo di potere è nella magistratura, nella terra e nel credito. I Riva si distinguono come uomini d’arme, di legge e di chiesa: in questa sfera seguono carriere ecclesiastiche di successo, sono in prima linea nel sostenere la crescita del sistema dei conventi a Lugano al tempo dei balivi, insegnano teologia e dirigono il Collegio dei Padri Somaschi a Lugano. L’istruzione avviene Oltralpe e in Italia, due orizzonti formativi d’obbligo sempre coltivati dalla famiglia per intensificare nei decenni la fitta rete di contatti con altre storiche famiglie (Beroldingen, Turconi, Morosini, Bellasi, Somazzi, Moroni Stampa, Rusca, Raimondi, Neuroni, Maderni), con i casati dominanti dei landfogti e con quelli al potere in Europa. Parte di un ramo a metà Ottocento si stabilisce in Italia imparentandosi con il casato piemontese dei Francischelli e quindi con i Bisi di Milano. Nel ricoprire le più alte cariche della magistratura, di governo ed ecclesiastiche, i Riva rivestono in ambito diplomatico a livello locale e internazionale un ruolo decisivo di mediazione, rivelatosi tra l’altro della massima importanza anche per la sopravvivenza stessa del casato.

Le quadrerie Riva alla Pinacoteca Züst sono rappresentate soprattutto da ritratti, accostati a paesaggi, scene religiose, storiche e di genere. Tra la settantina di opere esposte per il Settecento spiccano i numerosi dipinti di Giuseppe Antonio Petrini e di suo figlio Marco, dei quali la famiglia è il maggior committente, Carlo Francesco e Pietro Rusca, Giovanni Battista Innocenzo Colomba, Carlo Innocenzo Carloni, Giuseppe Antonio Orelli, Giovanni Battista Ronchelli, Giovanni Battista Bagutti, Francesco Capobianco, Gian Francesco Cipper, Antonio Maria Marini. L’Ottocento è rappresentato da opere di Giovanni Migliara, Giuseppe Reina, Francesco Hayez, Pietro Bagatti Valsecchi e dei Bisi.