Eveline Hasler, Tochter des Geldes. Mentona Moser, die reichste Revolutionärin Europas, Zurigo, Nagel & Kimche, 2019

La brava scrittrice svizzera Eveline Hasler (Keystone)


Mentona, storia di una benefattrice

A colloquio con la scrittrice elvetica Eveline Hasler, che ha dedicato le sue ricerche più recenti alla pioniera svizzera della socialità Mentona Moser
/ 15.07.2019
di Natascha Fioretti

Il sipario si alza e si chiude a Berlino. In questa città, in tempi e circostanze diversi, si incrociano i destini di due donne. Sono quelli della scrittrice Eveline Hasler e della ricca ereditiera Mentona Moser. Galeotto fu l’anno 1986, quando il comitato dell’Associazione degli scrittori svizzeri ricevette un invito dalla DDR valido per due scrittori o per due scrittrici: «Eravamo tutti elettrizzati», racconta Eveline Hasler, «in quegli anni si poteva viaggiare ovunque ma la Repubblica Democratica Tedesca era rimasta un mondo a sé. Eravamo in tanti a voler andare e tirammo a sorte. La fortuna scelse me e una collega». Raggiunta Berlino Est, durante una delle serate organizzate dall’Associazione degli scrittori della DDR «il direttore nominò quella che per lui era stata una grande eroina svizzera, Mentona Moser. E poi ci disse “voi la conoscete sicuramente”. In verità, nessuno di noi sapeva di chi stesse parlando».

Qui, nella Berlino del muro, è nata la curiosità di Eveline Hasler per Mentona Moser, discendente di una delle famiglie più ricche d’Europa e protagonista del suo recente romanzo Tochter des Geldes. Mentona Moser, die reichste Revolutionärin Europas.

Figlia del famoso orologiaio Heinrich Moser che fece la sua fortuna in Russia, sorella di Fanny, famosa zoologa e parapsicologa, figlia della baronessa Fanny Louise von Sulzer-Wart, avara di sentimenti e di denari, tra le cinque donne valutate negli studi sull’isteria di Freud che portò alle sue teorie psicoanalitiche, Mentona Moser sin dai primi del Novecento si impegna a favore della politica sociale, fonda una società per ciechi e apre il primo centro di assistenza per tubercolotici a Zurigo.

Femminista convinta si batte per i diritti delle donne e nel 1920, in qualità di direttrice del servizio di assistenza alle madri e ai neonati per Pro Juventute, apre un consultorio per la prevenzione delle gravidanze a Zurigo. Nel 1921 contribuisce alla fondazione del Partito comunista svizzero. Ma tutto questo non basta a definire lo spirito, la tempra e il coraggio di questa donna cresciuta sulla penisola di Au con una madre anaffettiva, arricchitasi alla morte del facoltoso marito di molti anni più vecchio, intascandone tutta l’eredità. Una vicenda misteriosa che è stata ghiotta materia di conversazione nei salotti europei dell’epoca, dato che Heinrich Moser aveva alle spalle un precedente matrimonio con figli.

Mentona e Fanny rimasero per molto tempo all’oscuro di tutto finché non ci mise lo zampino un famoso psichiatra: Sigmund Freud. Fu proprio lui, durante una seduta, a rivelare alla sorella Fanny l’esistenza dei fratelli di Sciaffusa.

I soldi non fanno la felicità, e Mentona lo capisce ben presto. Essi non possono nemmeno alleviare il dolore di una bambina odiata dalla propria madre. Semmai, tutte le cicatrici inflitte possono fortificare una giovane donna e la sua indole spingendola ad aiutare le persone bisognose, a stare dalla parte dei più deboli. Nel periodo trascorso in Inghilterra studia per diventare un’assistente sociale al Women’s University Settlement. A Zurigo nel 1908 avvia il primo corso di assistenza all’infanzia, gettando di fatto le basi per la prima Scuola femminile di assistenza sociale in Svizzera.

Là incontra anche il suo futuro marito, Hermann Balsiger, funzionario e membro del partito comunista. Innamorati e uniti dalla stessa visione per un mondo più giusto, hanno due figli. Purtroppo Eduard, il più piccolo, è affetto da un grave morbo, la spondilite anchilosante, una malattia infiammatoria cronica sistemica dello scheletro assiale. Mentona si rivolge ai migliori medici e trascorre un lungo periodo con il piccolo Edi a Leysin, lontano dal marito.

Quando è tempo di tornare, le cure hanno divorato i suoi pochi averi e Hermann Balsiger le comunica che vuole il divorzio, «È una circostanza tremenda: la madre non le dà nulla per il figlio malato e in città tutte le persone mormorano, non riescono a credere che una donna tanto ricca possa abbandonare così la propria figlia. A questo si aggiunge il comportamento del marito che non le paga nemmeno gli alimenti. Disperata Mentona si chiede “dove sono i diritti, le leggi che salvaguardano le donne in uno stato socialdemocratico”?».

Il vento inizia a soffiare dalla parte giusta qualche anno dopo, più precisamente il 2 aprile 1925, quando muore la baronessa: «ora che riceve la sua parte di eredità Mentona può finalmente perseguire il suo sogno: lavorare per un mondo più giusto. Il suo primo progetto è quello di costruire un ospizio internazionale per bambini in Russia, il paese che portò fortuna a suo padre. Ad aiutarla nel suo progetto che prende forma a Waskino è il compagno comunista Fritz Platten».

Molto presto però, con la salita al potere di Stalin in Russia iniziano a soffiare venti minacciosi e Mentona fugge a Berlino. Anche qui c’è fermento e i presagi non sono buoni, ma lei non si tira indietro, si unisce alla Lega dei combattenti del Fronte Rosso e diventa una sorta di agente segreto. Quando nel 1933 i nazisti prendono il potere, Mentona finisce sulla lista nera, tutti i suoi conti vengono bloccati e la sua eredità confiscata. Costretta a fuggire, il destino la conduce prima a Morcote e poi a Zurigo.

«Scoppia la Seconda guerra mondiale, Mentona è povera, il suo corpo affaticato. Trascorre molti inverni in una sorta di ostello della gioventù senza riscaldamento fino a quando, un giorno, riceve una lettera dal Presidente della neo costituita DDR. Wilhelm Pieck, Mentona ben lo aveva conosciuto nei suoi anni berlinesi, le scrive che la DDR desidera prendersi cura di lei fino alla fine dei suoi giorni. L’invito a tornare a Berlino Est è il segno di ringraziamento per una donna che ha speso la sua vita per gli altri».

Mentona Moser, «la grande benefattrice, l’amica delle persone», come la definisce Eveline Hasler, riceve la cittadinanza onoraria nel 1950 e vive a Berlino Est fino all’età di 97 anni. Muore il 10 aprile 1971 e oggi giace al cimitero di Friedrichsfelde, il memoriale dei socialisti. Sulla sua tomba, alla fine degli anni 80, Eveline Hasler con in mano i primi appunti, aspetta una sua grande amica e scrittrice tedesca. Purtroppo Irmtraud Morgner a quell’appuntamento non arriverà mai… Ma questa è un’altra storia.