Le sette vite di Oetzi

In tempi di pandemia ci si inventa visite alternative
/ 11.01.2021
di Marco Horat

I musei fanno fatica a restare aperti, anche se, escludendo quelli abitualmente più affollati, lo potrebbero tranquillamente rimanere: in un museo non si tocca nulla e si può circolare di sala in sala tenendosi a distanza; basta che i visitatori entrino in modo scaglionato e sia dato loro un timing preciso. Ma per seguire le indicazioni delle autorità anche loro hanno chiuso i battenti.

Per molti però questo non ha voluto dire cessare ogni attività di divulgazione; anzi la difficoltà è stata uno stimolo a trovare soluzioni originali, oggi possibili grazie alla tecnologia. La scelta più seguita è stata la visita virtuale via internet con la quale si può ripercorrere un’esposizione solo cliccando sul mouse del pc per soffermarsi sulle singole vetrine. Naturalmente non è la stessa cosa che vedere con i propri occhi, ma in mancanza di meglio può funzionare.

Il museo archeologico dell’Alto Adige, quello creato nel 1998 attorno alla mummia più famosa scoperta nel XX secolo, ha voluto fare un ulteriore passo in avanti per ricordare al pubblico che, anche in tempi grami come quelli attuali, la cultura non è un bene superfluo. Offerta rivolta prima di tutto alle scuole. Lo STAM (Südtiroler Archäologiemuseum) è da anni molto attivo nella promozione di Ötzi, l’Uomo venuto dal ghiaccio, quello del Similaun, e reso per così dire a una seconda vita più di 5000 anni dopo la morte unitamente al suo ricco corredo, mediante studi, ricerche che utilizzano tecniche d’avanguardia (si è perfino potuta ricrearne la possibile voce), ricostruzioni fisionomiche, genetiche e ambientali che hanno coinvolto specialisti e università di mezzo mondo. I risultati sono puntualmente divulgati, così da rendere la visita della «casa di Ötzi» sempre interessante e sorprendente, anno dopo anno.

Ora cosa ci propone in Museo di Bolzano? Lo spiega Giuliana Plotegher, Responsabile mediatrice culturale dello STAM: «L’attività che proponiamo in questo momento di chiusura (ma che potrebbe anche continuare in futuro, se avrà successo) si compone di due parti. La prima è un video di circa 15 minuti in cui una guida presenta il museo e i suoi contenuti mettendo il focus su Ötzi e i reperti a esso legati (abiti, armi, strumenti, ecc). Nel video rivolto alle scuole elementari la guida è accompagnata da un bambino che visita il museo così chi guarda da casa può immedesimarsi con il piccolo protagonista.

Al video, che vuole essere uno stimolo alla discussione e che andrebbe quindi visto con un certo anticipo, segue un collegamento in diretta con una guida del museo tramite la piattaforma Microsoft Teams, della durata di circa 40 minuti, in cui la classe può fare tutte le domande suscitate dal video e chiarire i temi rimasti in sospeso. Durante la chat è possibile mostrare in diretta fotografie e soprattutto gli oggetti che Ötzi portava con sé al momento della morte avvenuta per un colpo di freccia nella schiena: le sue scarpe foderate con fieno adatte quindi a percorsi alpini innevati, i pantaloni, la tunica, il berretto e il mantello, le armi (arco, frecce e faretra, un pugnale, un’ascia di bronzo), strumenti per accendere il fuoco e curare le ferite, compresi i famosi funghi medicinali».

L’offerta è valida per tutti gli ordini di scuole (sono già arrivate richieste anche dagli Stati Uniti) e costa circa 40 franchi per ogni classe; la medesima attività è anche possibile per privati o gruppi di appassionati di archeologia. 

Basta iscriversi tramite il sito del museo e prendere un appuntamento.

Informazioni
www.iceman.it