Dove e quando
Paolo Canevari. Landscapes. [dip] contemporary art, Lugano. Fino al 20 dicembre 2020. Visita su appuntamento: info@dipcontemporaryart.com, +41 (0)91 9211717. www.dipcontemporaryart.com

Paolo Canevari, Landscape, 2004-2005, gomma, Edizione unica (Courtesy l’Artista e [dip] contemporary art)


L’arte tra memoria storica e coscienza sociale

Alla [dip] contemporary art di Lugano le opere di Paolo Canevari
/ 30.11.2020
di Alessia Brughera

Utilizza un ossimoro per definire la propria poetica, Paolo Canevari, uno degli artisti italiani più celebri della generazione nata negli anni Sessanta: «Minimalismo Barocco», due termini discordanti accostati tra loro che ben incarnano l’anima del suo lavoro, il primo a descriverne l’aspetto essenziale, il secondo a caratterizzarne l’impeto espressivo.

Non è questa però la sola contraddizione, almeno apparente, di cui vive l’arte di Canevari. Fin dagli esordi, infatti, da una parte la sua ricerca è fortemente radicata nella tradizione, complici una solida formazione accademica e l’appartenenza a una famiglia di artisti (bisnonno e nonno erano pittori, padre e zio scultori), dall’altra attinge a piene mani dai linguaggi maturati negli ultimi decenni, giungendo a uno sviluppo concettuale dell’opera d’arte capace di trasmettere la complessità dell’epoca contemporanea.

Questi poli opposti sembrano trovare una sorta di identità geografica nei due luoghi più cari all’artista, la natìa Roma e New York. La prima, Città eterna dove ogni pietra racconta vicende secolari, rappresenta per Canevari la storia, la memoria e un glorioso passato da cui farsi continuamente ispirare (non a caso la Lupa è uno dei motivi ricorrenti nella sua produzione) ma anche una difficile eredità che talvolta diventa un vero e proprio fardello da sostenere. Un concetto importante, questo, per l’artista, ben esplicato nella sua performance milanese del 2002, quando, arrivato nella città meneghina per la sua prima mostra personale alla Galleria Stein, tiene per due ore sulle spalle una sua scultura raffigurante il Colosseo realizzata con uno pneumatico. New York, invece, è il nuovo che emancipa da ogni lascito, è una «non-città», come Canevari stesso la definisce, in cui regna un caos culturale illuminante, una realtà poliedrica da cui lasciarsi ispirare in tutta libertà.

Con un approccio multidisciplinare che lo porta a sperimentare diverse tecniche, dal disegno alla scultura, dall’installazione al video, Canevari, convinto del valore collettivo dell’arte, si avvale nel suo lavoro di un patrimonio di immagini appartenenti a culture differenti, per far riflettere lo spettatore sul loro vero senso legato alla politica e alla religione. E, difatti, uno degli obiettivi dichiarati dell’artista è quello di sovvertire i luoghi comuni del pensiero, i tabù e i dogmi dettati dal sistema, investendo l’iconografia tradizionale di significati inediti e innescando così nel fruitore delle sue opere nuove consapevolezze.

Sebbene cosciente di quanto sia complicato per un artista sottrarsi alle imposizioni delle strutture di potere nonché al proprio background culturale, Canevari ha fatto dei suoi lavori uno strumento di critica alle regole e alle convenzioni, ai falsi miti e alle mire individualistiche, punto di partenza per approdare spesso a tematiche ancor più ampie che trattano la relazione tra uomo e natura, la dialettica tra memoria e transitorietà, i grandi principi alla base della creazione e il senso stesso dell’arte.

Attraverso i video, in cui oggetti quali pistole, teschi o riproduzioni di monumenti antichi prendono emblematicamente fuoco, i raffinati disegni e soprattutto le sculture, in cui l’artista adotta come materiale prediletto la gomma degli pneumatici e come tinta prevalente il nero (colore capace più di ogni altro di astrarre forme e simboli nella sua densità assorbente), Canevari esplora e rivisita la realtà intrecciando tra loro ricordo, storia e impegno sociale.

La [dip] contemporary art di Lugano presenta in questi giorni una mostra a lui dedicata che raccoglie una selezione di lavori appartenenti alla sua più recente produzione accostandola a un nucleo risalente agli anni Novanta. Se dalle opere di quel periodo emerge come elemento dominante il dialogo con la tradizione classica, che Canevari instaura abilmente tramite la ripresa di icone del passato riattualizzate in una dimensione che le colloca oltre la loro usuale carica semantica, dagli ultimi esiti affiora con forza l’indagine dell’artista sulla condizione umana contemporanea.

Nelle serie Monuments of the Memory – Landscapes e Stains, del 2020, Canevari utilizza carta da stampa antica e pagine bianche di vecchi libri su cui stende dell’olio motore esausto, dando vita a paesaggi neri che si fanno geografie dell’anima e a visioni cosmiche che richiamano le profondità dell’Io. Impiegato come un vero e proprio colore, l’olio industriale combusto, sostanza che incarna in maniera paradigmatica l’inquinamento, diviene per l’artista il mezzo con cui riflettere non soltanto sulla degenerazione dell’ecosistema provocata dalla volontà di controllo dell’uomo sulla natura ma anche, e forse ancor di più, sulla contaminazione visiva e del pensiero di cui ogni individuo è vittima in una società sempre più consumistica e globalizzata.

Contro la lenta distruzione della nostra immaginazione, Canevari dà spazio alla creazione di un’iconografia priva di manipolazioni nonché alla riconquista di un’eredità ancestrale, affidando il contenuto di ogni opera d’arte unicamente al suo stesso potere evocativo.