La pluralità del fantastico targata NIFFF

Un’edizione ricca di anteprime e novità come Scream Queer, sezione dedicata alla queerness sul grande schermo
/ 01.08.2022
di Muriel Del Don

Come ogni anno a Neuchâtel l’inizio di luglio è segnato da un avvenimento al contempo esaltante e raccapricciante, festaiolo e deliziosamente oscuro. Parliamo del NIFFF, il Neuchâtel Fantastic Film Festival, arrivato quest’anno alla sua 21esima edizione (30 giugno-8 luglio). Una manifestazione che non smette di stuzzicare la fantasia degli amanti del cinema di genere (ma non solo, è bene ricordarlo) attraverso una programmazione eclettica e qualitativamente ineccepibile che dimostra quanto questa cinematografia sia innovativa e in costante mutazione. Il fantastico è affrontato a Neuchâtel in tutta la sua splendente diversità: dai thriller eleganti che giocano sottilmente con i nervi del pubblico agli splatter dove l’emoglobina domina sovrana passando per i film di fantascienza dai toni apocalittici a quelli che interpretano l’orrore come uno stato psicologico paralizzante. Che si tratti di fan scatenati come i fratelli gemelli Zoran e Ludovic Boukherma cresciuti con i romanzi di Stephen King, che proprio a Neuchâtel hanno presentato in prima mondiale il loro terzo lungometraggio L’année du requin, o semplici curiosi alla ricerca di emozioni forti, il NIFFF non lascia indifferenti. A questo proposito il suo (nuovo) carismatico direttore generale e artistico Pierre-Yves Walder afferma «al NIFFF si possono scoprire allo stesso tempo film d’azione, pellicole commerciali e film d’autore ed è quello che apprezzo in modo particolare. Se da un lato ci preoccupiamo di lanciare le prime dei film, dall’altra ci teniamo a seguire da vicino la carriera di registi e registe in programma (e scoperti) al Festival».

Anche quest’anno le pepite non sono mancate mostrando quanto il cinema di genere sia vettore di innovazione dal punto di vista tematico ma anche e soprattutto estetico. Uscito allo scoperto (un vero e proprio coming out cinematografico) e diventato fenomeno di culto, questo genere cinematografico si è imposto sulla scena internazionale attraverso festival deliziosamente sovversivi quali il SXSW di Austin, il Sitges – Festival internazionale del cinema fantastico della Catalogna o ancora il BIFFF di Bruxelles, senza dimenticare il mitico NIFFF. Non più relegato negli anfratti oscuri del cinema Z e underground, l’horror (nel senso lato del termine) si è imposto in quanto genere a tutto tondo, non solo guilty pleasure per amanti di sensazioni forti e spesso proibite (pensiamo ai controversi rape and revenge o agli agghiaccianti cannibal movies) ma vero e proprio contenitore di opere artistiche che brillano di luce propria. Malgrado un’ascesa per certi versi destabilizzante, il cinema di genere non ha però perso nulla della sua carica sovversiva e del suo potere catartico. A questo proposito interessantissima è la nuova sezione del NIFFF intitolata Scream Queer (un nome una garanzia), retrospettiva che riflette sull’evoluzione della rappresentazione della queerness nella storia del cinema. A questo proposito Pierre-Yves Walder spiega: «volevo tematizzare degli elementi sociali presenti nel cinema fantastico perché penso che questo genere non sia solo un eccezionale laboratorio a livello formale e tecnologico ma anche tematico. Volevo capire come la rappresentazione della comunità LGBTIQ+ è evoluta negli anni».

Tra le opere più brillanti dell’edizione 2022 possiamo citare Falcon Lake di Charlotte Le Bon, selezionato in avant première alla Quinzaine des réalisateurs di Cannes 2022, un primo lungometraggio potente e misterioso che segue le peripezie di due adolescenti fuori dal comune alle prese con le esperienze dolci amare tipiche della loro età, il già citato L’année du requin dei fratelli Boukherma che mette in scena un’improbabile caccia allo squalo (capitanata da un’incredibile Marina Foïs) nelle apparentemente tranquille acque del sud-est francese e il claustrofobico Family Dinner dell’austriaco Peter Hengl, un racconto raccapricciante nel quale una nutrizionista folle si abbandona a riti cannibali condivisi con gli (apparentemente) ignari membri della sua famiglia. Impossibile non citare anche il grande vincitore di quest’anno (Narciso d’oro nella Competizione internazionale), il francese Nos cérémonies del giovane regista Simon Rieth, presentato durante la Semaine de la Critique di Cannes 2022, un omaggio alla gioventù interpretato da due magnifici attori non professionisti (fratelli nel film e nella vita). Nos cérémonies è un viaggio cinematografico ai limiti del mondo, tra realismo e fantasia, che mette in scena due fratelli alle prese con un segreto impossibile da svelare, una pepita luminosa che promette un brillante avvenire al suo giovane regista. Sorprendente e agghiacciante (nel senso positivo del termine) anche Blaze dell’artista australiana Del Kathryn Barton (vincitrice del prestigioso Archibald Prize) in cui la cui protagonista, una ragazzina, è testimone di un crimine abominevole. A causa del trauma subito la sua mente si rinchiude in un mondo immaginario capitanato da un dragone, al contempo nume tutelare e guerriero senza paura. Blaze è una favola sconvolgente che riflette sul concetto di trauma e rinascita. Nella stessa vena introspettiva e psicologica ritroviamo anche Hypochondriac, primo lungometraggio di Addison Heimann, un trip sconcertante nella mente di un personaggio che soffre di malattie mentali. Proiettato in prima mondiale all’ultimo Festival SXSW di Austin, Hypochondriac offre una riflessione sul concetto di follia, sull’ossessione nei confronti di una normalità assurda e impossibile da raggiungere che non libera ma imprigiona.

Il NIFFF è riuscito anche quest’anno a tenere alto il nome del cinema fantastico regalando al suo pubblico di fedeli un momento catartico di comunione nel quale poter tremare di terrore, gridare il proprio sgomento o semplicemente lasciarsi cullare tra le braccia di opere cinematografiche ai limiti del reale. Ci voleva proprio!