Dove e quando

Orari di apertura: lu-ve 10.00-18.30, sa 10.00-16.00, fino al 23 gennaio 2021.
bclu-segr.sbt@ti.ch (si consiglia di annunciarsi per la visita).


La fidanzata del vero

Fotografia Il viaggio è il tema al centro di una mostra fotografica di Roberto Pellegrini, ospitata dalla Biblioteca cantonale di Lugano
/ 04.01.2021
di Sebastiano Caroni

In un periodo di restrizioni che condiziona, in maniera importante, anche il settore della cultura, per fortuna rimane ancora qualche oasi protetta per gli appassionati di arte. È il caso de La fidanzata del vero, un’esposizione fotografica di Roberto Pellegrini sul tema del viaggio, allestita presso gli spazi della Biblioteca cantonale di Lugano. Mostra che, precisiamo, rimane aperta nonostante la momentanea chiusura della biblioteca. Asconese di origine, Pellegrini è un fotografo indipendente specializzato in fotografia di quadri, sculture e installazioni, oltre che di architettura, interni, ambienti e persone. Ha partecipato a mostre collettive e vanta diverse esposizioni personali, monografie e cataloghi d’arte.

Negli ultimi anni, si è distinto per Doppio istante, un’esposizione del 2019 che, con un sottile gioco fra imitazione e attualizzazione, omaggia lo storico fotografo Roberto Donetta. Da una riflessione sul significato della pratica artistica nasce invece Ateliers, mostra del 2018 che propone fotografie dei luoghi di creazione di alcuni artisti. Sua è anche un’interessante installazione-video dal titolo Con la testa tra le nuvole, creata in occasione di un recente festival sul sogno tenutosi a Bellinzona e Locarno.

Questa volta, invece, l’occasione che ha propiziato la mostra – sostenuta dal Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport e dal Dipartimento delle finanze e dell’economia –, arriva dalla congiuntura, al tempo stesso geografica, culturale e storica dell’apertura della galleria di base del Monte Ceneri. Un evento simbolico che, sullo sfondo del grigiore pandemico, riavvicina le distanze e rilancia la mobilità.

Dal punto di vista artistico, la sfida si riassume in questo interrogativo: come può la fotografia, che è l’arte che fissa i momenti, che immortala gli istanti del tempo che fugge, rinviare a fluidità e movimento? Come può l’immagine fissa catturare l’essenza del viaggio, che è spostamento? Abbiamo rivolto queste domande proprio a Roberto Pellegrini.

«Contattato da Luca Saltini, responsabile delle attività culturali presso la Biblioteca cantonale di Lugano» ci racconta il fotografo, «mi è subito venuta l’idea di proporre tre fotografie di un soggetto che ne cogliessero l’individualità, invitando lo spettatore a viaggiare all’interno del mondo privato di questo soggetto. Le mie fotografie rappresentano il viaggio attraverso il divenire e l’essere di una persona ritratta in tre momenti significativi. A volte, sono stati proprio i soggetti che ho fotografato a suggerirmi i tre momenti». A un osservatore attento, prosegue poi Pellegrini, «non sfuggirà neppure come nei trittici spesso figura un elemento legato direttamente all’esperienza del viaggio, come una bicicletta, un’automobile, o un’imbarcazione».

Al centro del lavoro artistico di Pellegrini c’è, tanto in questo ultimo lavoro così come in altre occasioni recenti, l’incontro umano e personale con i soggetti fotografati. L’intento è quello di «raccontare con precisione la biografia di ogni singolo dal punto di vista della mia sensibilità e gusto estetico». In occasione di quest’ultima mostra, precisa poi il fotografo, «ho preferito il bianco e nero, che ho riscoperto in occasione del progetto Doppio istante. È stato bello riscoprire il fascino del bianco e nero, un elemento che aggiunge anche un alone di mistero e di sospensione temporale alle fotografie». La spontaneità, prosegue Pellegrini, ha un ruolo centrale nel suo lavoro: «non mi metto mai a tavolino a decidere chi sceglierò, mi lascio condurre molto dal caso man mano che il lavoro procede. Mi piace riproporre soggetti già fotografati in altri progetti, ma non solo. In questo caso, anche i social media mi hanno dato una mano: ho infatti coinvolto una ragazza che, durante il Lockdown, su Istagram ha pubblicato alcune foto veramente interessanti. Altre due persone invece sono entrate nel progetto grazie a dei servizi di Cult+ della RSI. Insomma, trovare le persone giuste è stato un bel viaggio, fatto anche di sorprese, di nuove conoscenze, di incontri e collaborazioni».

E il titolo dell’esposizione, gli chiediamo, come è nato? Non si può certo dire che non sia suggestivo. «Tra le persone fotografate», ci confida Pellegrini, «figura lo scrittore Tommaso Soldini. Ho chiesto a lui di suggerirmi un titolo, visto che un paio di anni fa aveva commentato in modo intelligente alcune mie fotografie inserite nel contesto di Strange Days, un festival dedicato agli anni 90: per questo mi intrigava raccogliere un suo spunto. Ammetto che la sua proposta di titolo in un primo momento mi è sembrata un po’ strana, ma poi ho capito: la fotografia è la “fidanzata” della realtà, un’idea che si sposa molto bene con il mio modo di fotografare».

Come dicevamo, nell’esposizione di Roberto Pellegrini il viaggio si manifesta in tutte le sue forme: geografico, interiore, esistenziale, e artistico. Può essere, a seconda dei casi, evocato dalla presenza di un mezzo di trasporto ma anche, più fugacemente, accompagnare l’espressione di un viso, o dare risalto a uno sguardo. Oppure, perché no, sottolineare la ricerca estetica del fotografo, marcando una tappa importante del suo itinerario artistico.