Una scena di Jackie
Andreas Schaerer


Jackie, stilista di se stessa e controversa icona femminile

L’animata scena ticinese propone anche l’affascinante progetto culturale e formativo di Anna Bacchia – al Teatro San Materno invece l’esperimento musicale con Andreas Schaerer
/ 18.03.2019
di Giorgio Thoeni

Ha debuttato a Lugano Jackie, un testo della Nobel austriaca Elfriede Jelinek per la regia di Alan Alpenfelt, una prima esibita di fronte a una platea generosa e attenta per due impegnative ore di spettacolo. Con questo lavoro Alpenfelt esordisce con tutti i crismi teatrali: un grande palcoscenico e i mezzi possibili messi a disposizione da una struttura importante come il LAC.

Un ulteriore tassello della LIS Factory, progetto che Carmelo Rifici ha messo in campo per valorizzare i giovani talenti del territorio. E che ha permesso al giovane ticinese (di origini scozzesi) di seguire un master in regia che lo ha messo a confronto con realtà teatrali internazionali. Sostenuto dai suggerimenti drammaturgici di Francesca Garolla, Alpenfelt si è misurato con un testo complesso, un monologo dalla struttura variabile e imprevedibile che è stato distribuito a più voci, quelle di Caterina Filograno, Francesca Mazza, Anahì Traversi e Carlotta Viscovo. Coreute e corifee di Jackie, operose montatrici di un’unica personalità iconica, simbolo di eleganza e femminilità, prototipo e immagine nell’epoca dei persuasori occulti, in balìa del nascente strapotere televisivo e a confronto con la bionda e perversa di Marilyn Monroe, sensuale rivale.

Colpisce la cascata di segni teatrali costruiti dalla regia con le proiezioni allusive e didascaliche di Roberto Mucchiut, le scene e i costumi di Annelisa Zaccheria, le luci di Fiammetta Baldiserri, la coreografia di Francesca Sproccati. Come l’interpretazione nella fatica fisica delle quattro interpreti, attente nel restituire frammenti di una donna prigioniera del suo personaggio con quadri di una visione pop, frastagliata e straniata. E fuori dalla prevedibilità di un discorso sulle vicissitudini di una donna che, alla fin dei conti, con il suo tailleur di Chanel resta un’icona del Novecento di quell’America.

Uno spettacolo da meditare. Nonostante l’eccessiva dilatazione di tempi per gli esoterici interventi musicali originali di Elena Kakaliagou (corno) e Ingrid Schmoliner (pianoforte preparato).

La voce come ologramma dell’essere umano
Già apprezzata docente di canto per diversi anni alla Scuola di Musica Moderna di Lugano, da tempo Anna Bacchia ha avviato un progetto culturale e formativo intitolato «Inin Holographic Evolving» accanto al progetto «Il Coro della Terra». «Autore, ricercatore, innovatore, esteta», così lei stessa si definisce, la Bacchia non ha mai rinunciato a esplorare nuovi percorsi legati alla voce, soprattutto collegandoli alle scienze moderne e cognitive, alla biologia e all’arte, rispondendo all’imperativo di dar voce alla vita, all’essere umano, alla sua interconnessione con i suoi simili.

Una visione affascinante che ha motivato studi, approfondimenti e riconoscimenti internazionali e che ha anche preso forma concreta con uno spettacolo dal titolo Con-SCIENCE Theatre: dar Voce messo in scena in forma di narrazione con storie, conversazioni tra scienziati, artisti e persone comuni, alle quali la stessa Anna Bacchia dà voce alle improvvisazioni vocali di Enrica Bacchia.

Due voci che portano lo spettatore a vivere l’esperienza di quel terreno comune che la ricercatrice associa a un ologramma e nel quale si modella un unico linguaggio umano. Quest’ultimo costruito attraverso l’esperienza dei personaggi che nel corso della Storia hanno contribuito al progresso, cercando di cambiare la prospettiva dell’universo senza dimenticare la curiosità di un bambino ma anche di un genio, uniti nello slancio per scoprire nuove vie dell’evoluzione della vita.

Dopo essere stato presentato a San Francisco e alla vigilia di un lungo tour internazionale, lo spettacolo Con-SCIENCE Theatre: dar Voce di Anna Bacchia fa tappa anche in Ticino partendo da Lugano il 20 marzo al Teatro Foce e il 12 aprile nella sede M.A.T., il 17 aprile al Monte Verità di Ascona nell’ambito del festival Asconoscenza e infine l’11 maggio allo Spazio Officina di Chiasso. Dopo queste rappresentazioni lo spettacolo partirà per un tour internazionale che lo porterà in Italia, Germania, Brasile, Argentina e Svezia.

Un geniale esperimento musicale
Rimanendo sul tema della voce vogliamo chiudere ricordando il passaggio al Teatro San Materno di un giovane artista importante, fra i migliori e originali cantanti jazz della scena europea: lo svizzero Andreas Schaerer.

Grazie a un periodo di residenza artistica proposta dal direttore artistico del Teatro Tiziana Arnaboldi, Schaerer e il suo gruppo hanno costruito l’architettura di una serata davvero speciale con un concerto che, inaugurando la seconda parte della stagione, ha permesso al carismatico musicista quarantenne bernese di trasmettere il suo vento di follia creativa, fra improvvisazione e rigide partiture, con un ensemble di ottimo livello. Un’unica serata per un progetto che ha richiamato l’ormai consolidato sold out.