Il tormento di Li e Giger

La vita breve e intensa della misteriosa Li Tobler, musa perlopiù dimenticata del celebre illustratore H.R. Giger, la cui memoria rivive tuttora nei quadri dell’artista
/ 28.06.2021
di Benedicta Froelich

Sebbene qualunque vero appassionato di arti grafiche conosca l’universo morboso e inquietante nato dalla matita di H.R. Giger (1940-2014), il geniale illustratore di fama mondiale originario di Coira, sono ben pochi a ricordarsi di una figura meno nota, eppure destinata a rivelarsi cruciale nello sviluppo dell’immaginario a dir poco inconfondibile dell’artista. Si tratta dell’attrice Li Tobler, musa di Giger nei suoi anni giovanili: colei che, come spesso accade con le compagne dei geni, avrebbe contribuito a fare del proprio amante una figura pressoché mitica, non solo tra gli estimatori dell’arte underground, ma anche tra la «crème de la crème» della scena artistica internazionale.

Oggi, qualsiasi gallerista di vaglia sa riconoscere il fascino esercitato dalle immagini da incubo di Giger, rappresentanti di una sorta di transumanesimo in cui ibridi umano-alieni e gelidi androidi appaiono come versioni cyberpunk del Maschinenmensch ideato da Fritz Lang in Metropolis. Ma nel 1966, quando Li lo incontrò a Zurigo, H.R. doveva ancora assurgere allo status di grande artista tormentato e controverso che gli sarebbe stato riconosciuto nella seconda parte della sua carriera; all’epoca, il neodiplomato della Kunstgewerbeschule era solo un aspirante illustratore terribilmente eccentrico (e, secondo alcuni, dalle tendenze vagamente necrofile e inquietanti), mentre l’appena diciottenne Li stava per iniziare la sua esperienza come attrice – dapprima al teatro Neumarkt e, in seguito, allo Stadttheater di San Gallo.

Inizialmente i due erano semplici coinquilini all’interno dell’appartamento piccolo e sporco in cui vivevano con l’amico comune Paul Waibel, ma non ci volle molto prima che divenissero amanti e, dopo aver abitato come squattrinati abusivi in vari edifici abbandonati, si trasferissero nella casa di Oerlikon acquistata da Giger (la stessa in cui egli avrebbe trascorso i successivi quarant’anni). Qui, oltre a sua modella e ispiratrice, Li divenne per H.R. una vera e propria musa, che l’artista avrebbe fotografato e poi ritratto in svariati dei suoi visionari quadri futuristici basati sull’idea dell’ibrido uomo-macchina.

Tuttavia, lo stile di vita quantomeno bohémien dei due finì per riflettersi anche nella loro relazione: H.R. e Li erano una cosiddetta «coppia aperta», e nonostante l’evidente passione reciproca, la Tobler avrebbe spesso spiccato il volo lontano dal caotico studio d’artista di Giger per vivere avventure con altri uomini, e tentare di reggersi sulle proprie gambe. Come avvenne nel ’74, quando, stremata e pressoché esaurita da una lunghissima tournée teatrale attraverso la Svizzera, decise di partire per San Francisco in cerca di successo, accompagnata da un sedicente fidanzato americano; sarebbe rimasta negli States appena un mese, per poi fare ritorno a Zurigo e da Giger con la coda tra le gambe, i suoi sogni di successo apparentemente dimenticati.

Forse anche a causa di quest’apparente fallimento, in forte contrasto con il promettente periodo d’intensa attività creativa che il suo partner stava invece vivendo, Li iniziò a scivolare sempre più nella spirale della droga e dell’instabilità emotiva; da tempo vittima di una costante depressione, la giovane non venne probabilmente risollevata dal carattere quantomeno mortifero dell’arte del suo amante – il quale, tuttavia, cercò di incoraggiarla a lanciarsi in nuovi progetti, soprattutto nella gestione di una propria galleria d’arte locale. Purtroppo, nemmeno ciò fu sufficiente a scuoterla, e poco tempo dopo un primo tentativo di suicidio (nel 1974), H.R., infine impotente davanti a cotanto dolore, si trovò ad assistere all’inevitabile tragedia annunciata: il 19 maggio del 1975, nella casa di Oerlikon (da lei sempre odiata), Li si sparò un colpo di rivoltella in testa. Aveva solo 27 anni, e il suo biglietto d’addio recava una sola parola: «Adieu». Per Giger, l’impatto della morte di Li fu devastante, anche a causa del senso di colpa che, inevitabilmente, l’accompagnò; e solo il supporto del fratello della Tobler, Paul, gli permise infine di scendere a patti con i propri fantasmi.

Qualche anno dopo, l’artista incappò nella grande occasione che avrebbe reso il suo nome noto anche ai profani della graphic art: nel 1978 fu infatti incaricato di progettare il terrificante mostro protagonista del film Alien di Ridley Scott – un compito che, in effetti, calzava a pennello a Giger, responsabile dell’iconica creatura che, ancor oggi, tutti ricordano. E proprio durante la lavorazione del film, il cast e i collaboratori impegnati nelle riprese si convinsero che H.R. conservasse parti dello scheletro della compagna di un tempo tra i cimeli conservati in casa; e sebbene ciò fosse falso, Giger confessò infine al collega Bill Malone che uno dei quadri poggiati a terra tra le opere affastellate nello studio era il medesimo a poca distanza dal quale Li si era sparata – e che le macchie di colore rosso sulla tela non si dovevano a un tubetto di acrilico, ma agli schizzi di sangue.

Eppure, nonostante quella che in molti amano definire come «l’instabilità mentale» di H.R., non vi è alcun dubbio sul fatto che Giger sia rimasto emotivamente legato a Li per tutta la vita: non è un caso che molte delle androgine creature per metà umane e per metà robotiche rappresentate nell’opera dell’artista ricordino il suo viso. E sebbene la Tobler non amasse essere ritratta da Giger (pare abbia sfregiato con un coltello il primo dei celebri dipinti da lei ispirati, intitolato Li I), ciò nulla toglie all’influenza ch’ella ebbe sull’arte dell’illustratore. E chissà se, nei suoi momenti di peggiore depressione, l’infelice Li avrebbe mai immaginato di essere destinata a giocare un ruolo tanto importante nell’evoluzione dell’arte di Giger – e se questa consapevolezza sarebbe bastata a lenire il suo dolore esistenziale, dimostrandole come il suo ruolo di donna e compagna (e, a sua volta, artista) fosse, in realtà, ben più importante di quanto lei stessa potesse immaginare.