Dove e quando
Le monache. Donne forti nel Medioevo, Museo nazionale svizzero (Landesmuseum, accanto alla Stazione centrale), Museumstrasse 2, Zurigo. Orari: lu chiuso; ma-do 10.00-17.00 (gio fino alle 19.00). Fino al 16 agosto 2020. Info www.landesmuseum.ch


Il potere femminile nel Medioevo

Il ruolo dei conventi femminili e delle badesse tra l’XI e il XVI secolo in Europa al Landesmuseum di Zurigo
/ 27.07.2020
di Tommaso Stiano

L’esposizione attualmente allestita nell’ala nuova del Museo nazionale svizzero di Zurigo porta il titolo Le monache. Donne forti nel Medioevo. Proprio il ruolo dei monasteri femminili e la vita delle religiose sono spiegati nella prima parte della mostra che è riccamente illustrata con paliotti, statue lignee policrome, reliquiari, quadri, pale d’altare, codici, messali miniati e arazzi come lo splendido Hortus conclusus del convento di Sciaffusa. La seconda parte è invece dedicata alla testimonianza di quindici madri badesse che hanno avuto un ruolo di peso nella società medievale europea. I pannelli esplicativi e le tracce sonore sono anche in lingua italiana così come le audioguide da noleggiare alla cassa.

A partire dal V secolo d.C., la gran parte dei cenobi femminili sorse grazie a donazioni di famiglie nobili che, per questioni dinastiche riservate ai maschi, volevano comunque garantire una vita dignitosa a figlie, sorelle e vedove. I monasteri hanno offerto a queste donne la possibilità di condurre una vita di qualità in solitudine (monache) o in comunità (suore).

Il successo dei conventi femminili è stato piuttosto marcato nel periodo considerato dalla mostra, cioè tra l’XI e il XVI secolo, basti dire che tra il 1070 e il 1170 arrivarono quasi a quadruplicarsi in Europa, mentre tra il 1230 e il 1300 nella sola Svizzera ce n’erano un’ottantina. In quel lasso temporale, pressoché il 10% delle donne era indirizzato a prendere il velo o a vivere come beghina, una terza via di vita consacrata con i soli voti di obbedienza e castità ma senza far parte di un ordine monastico (nel XIV secolo solo a Basilea le beghine erano 400).

Badessa, priora o madre superiora erano le cariche più alte per una sposa di Cristo e alcuni monasteri femminili, al pari di quelli maschili, erano luoghi di potere politico, economico o culturale. Di qui il titolo della mostra che sta a sottolineare la posizione di comando e di grande influenza di alcune consacrate, potere esercitato direttamente sul territorio dove sorgeva il monastero o anche indirettamente nel caso la superiora fosse in stretta parentela con il governatore locale.

Il potere di influenzare la cultura del tempo, specialmente la teologia, era esercitato da badesse erudite; le loro riflessioni circa le cose divine erano tenute in alta considerazione a Roma tanto che alcune sono state proclamate Dottore della Chiesa universale come Hildegard von Bingen (1098-1179) – una delle testimoni in mostra – che tenne corrispondenza con papi e imperatori, effettuò viaggi pastorali per scuotere le coscienze del tempo, compose musica, scrisse trattati sul corpo umano, sul mondo vegetale e animale e fu appunto un’autorità nella scienza di Dio.

Il monastero era luogo di preghiera ma faceva anche girare l’economia locale e i casati più in vista fondavano dei cenobi femminili in luoghi strategici dei loro possedimenti come segno di potere o alla memoria di un congiunto scomparso. Qui entravano le loro figlie, ecco spiegata la tradizione di scegliere la badessa tra i familiari, con funzioni amministrative dei propri beni e di quelli del monastero.

Governare un cenobio era oneroso, richiedeva doti di diplomazia e un alto livello d’istruzione. Ad alcune badesse spettava inoltre il compito di trattare questioni politiche con alti dignitari di corte. L’esempio presente in mostra è quello di Elisabeth von Wetzikon (1235-1298) che nel 1270 diventa priora delle benedettine del Fraumünster di Zurigo con dodici monache nobili residenti. Era una delle donne più influenti del tempo e restò in carica per trent’anni durante i quali l’abbazia raggiunse l’apice del suo splendore. In qualità di badessa era signora della città, assegnava il diritto di battere moneta, nominava sindaci e giudici e aveva voce in capitolo nell’assemblea dei principi del Sacro Romano Impero.

A partire dal 1517, con l’avvento del protestantesimo tutto finì perché la nuova religione, oltre all’iconoclastia, impose la soppressione dei monasteri con conseguenze di vasta portata per le donne consacrate: o si trasferivano in zone cattoliche o ritornavano alla vita laicale come fece l’ultima priora del Fraumüster, Katharina von Zimmern (1478-1547) che dovette cedere il convento alla città, si sposò ed ebbe figli. La sua stanza privata, la sala di ricevimento e altri locali in legno dell’ex abbazia sulla Limmat sono stati conservati e ricostruiti nell’ala ovest del Landesmuseum. Al termine della mostra temporanea vale la pena far visita a questi ambienti per rendersi conto del fine artigianato svizzero di quei secoli.