Eduard Spelterini (Wikipedia) 


Il mondo dall’alto

Storia di un «pioniere aerostatico»: le vedute aeree di Eduard Spelterini, eroe della mongolfiera che dalla Svizzera trasvolò (letteralmente) mezzo mondo
/ 05.04.2021
di Benedicta Froelich

Per chiunque viva nel Ventunesimo secolo, immerso nelle realtà dell’odierna tecnologia aerospaziale, è certo difficile immaginare quale rilevanza abbia avuto, tra la seconda metà dell’Ottocento e la Prima Guerra Mondiale, un mezzo oggi apparentemente obsoleto quale la mongolfiera. Sperimentato per la prima volta dai fratelli Montgolfier nel lontano 1783, il cosiddetto «pallone aerostatico» sarebbe stato per anni al centro di incredibili e favoleggiate esplorazioni – dai romanzi di Giulio Verne a imprese disperate quali il viaggio al Polo Nord dell’ingegnere svedese S.A. Andrée (1897). E sebbene, negli ultimi anni, la tecnica del volo in pallone sia stata riscoperta dai nostalgici, la natura stessa del mezzo – un fragile e ingovernabile involucro di seta, in balìa di venti atmosferici che il passeggero non può in alcun modo controllare o influenzare – ha fatto sì che la mongolfiera mantenesse un’aura essenzialmente demodé.

Forse per questo, molti dei pionieri che, negli anni d’oro, tentarono eroicamente di controllarne le rotte sono stati, ahimé, perlopiù dimenticati dal grande pubblico; e tra essi vi è anche una vera e propria icona rossocrociata quale Eduard Spelterini, svizzero D.O.C. (il suo vero nome era Eduard Schweizer) che, tra una trasvolata e l’altra, si sarebbe fatto un nome non soltanto come abile balloonist, ma anche in qualità di dotatissimo fotografo – producendo una serie di incredibili vedute a volo d’uccello di paesaggi di tutta l’Europa e del Medioriente, fotografati grazie alle possibilità panoramiche offerte dal suo mezzo di trasporto.

Poco si sa degli anni giovanili di Spelterini: nato nel 1852 a Bazenheid (canton San Gallo), da bambino si sarebbe trasferito in una non meglio precisata località comasca, a cavallo del confine svizzero, frequentando le scuole a Lugano. La scelta del cognome italofono «Spelterini» è probabilmente dovuta alla sua iniziale ambizione di divenire cantante d’opera, presto soffocata da problemi di salute che, infine, lo convinsero a ripiegare su una disciplina quantomeno «ardimentosa»: nel 1877, a Parigi, si diplomò infatti come pilota di palloni aerostatici presso l’Académie d’Aérostation Météorologique de France.

A partire dal 1887, acquistato un pallone personale (l’Urania) e impratichitosi tramite innumerevoli voli, Eduard decise di sfruttare il crescente interesse del pubblico per il mezzo aerostatico: oltre a trasportare passeggeri paganti, stabilì un sodalizio con la trapezista americana Leona Dare – la quale, sospesa dal cesto dell’Urania, si esibiva in evoluzioni acrobatiche durante il volo. La loro lunga tournée attraversò (in pallone, naturalmente!) tutta l’Europa orientale, fino a giungere in Russia.

Ma Spelterini aveva progetti più ambiziosi, e nel 1893 iniziò a dedicarsi a un nuovo obiettivo: quello di immortalare dettagliatissime vedute panoramiche, scattando fotografie con prospettiva a volo d’uccello dalla sua mongolfiera. Poiché all’epoca le immagini aeree costituivano una rarità assoluta, tale prezioso lavoro ha permesso di preservare il ricordo di interi territori nella loro forma di allora: oltre a sorvolare la Svizzera (famose le sue vedute di Zurigo), l’ormai poliglotta Eduard avrebbe trasvolato Romania, Grecia, Egitto, Turchia e Italia, spingendosi fino al Sudafrica; il suo archivio fotografico, che va dalle cime della Jungfrau fino alla necropoli di Giza, sarebbe stato al centro di innumerevoli conferenze e presentazioni.

Un risultato sorprendente, soprattutto considerando i lunghi tempi di esposizione (nonché il peso) delle ingombranti apparecchiature fotografiche di allora, che lo stesso pilota svizzero impugnava, sporgendosi temerariamente dal cesto della mongolfiera. Non solo: nel 1898, Spelterini sarebbe anche stato il primo aviatore a sorvolare le Alpi, partendo da Sion con il suo secondo pallone, il Wega – un’impresa che avrebbe ripetuto più volte, accompagnando scienziati e studiosi (tra cui Ferdinand Graf von Zeppelin).

Nonostante ciò, gli anni non sarebbero stati gentili con Spelterini: l’avvento della Grande Guerra e la chiusura degli spazi aerei lo costrinsero a interrompere i voli, e le cose non migliorarono nemmeno con la fine del conflitto; lo sforzo bellico aveva fatto dell’aeroplano la nuova «stella dei cieli», e l’interesse nei confronti dei voli aerostatici era scemato. Colpito duramente dall’inflazione postbellica, Eduard si ritrovò a far volare i suoi passeggeri sopra il Parco Tivoli di Copenaghen; e quando, nel 1926, tentò un ultimo volo sopra Zurigo, un improvviso malore rischiò di far finire tutto in tragedia.

Dopo di allora, Spelterini non volò più, e nel 1931 morì in povertà a Zipf, in Austria, dove insieme alla moglie Emma aveva acquistato una piccola fattoria. Ma la magia della sua opera fotografica, da molti considerata immortale, è giunta intatta fino a noi, in parte preservata nella collezione della Biblioteca Nazionale Svizzera – spingendo le Ferrovie Federali a battezzare in suo onore uno degli Intercity RABDe 500: un privilegio che il pilota condivide con Le Corbusier e Henri Dunant, a imperitura memoria di un pioniere oggi ingiustamente dimenticato.