Dove e quando
I marmi Torlonia. Collezionare capolavori, Musei Capitolini-Villa Caffarelli (Campidoglio), entrata da Via di Villa Caffarelli, Roma. Fino al 29 giugno 2021. Per aperture, orari, norme sanitarie e prenotazioni online obbligatorie consultare il sito: www.museicapitolini.org

Vecchio da Otricoli, età tardo repubblicana (© Fondazione Torlonia, foto T. Stiano) 


I marmi Torlonia, capolavori in mostra

Ritorna a disposizione del pubblico lo straordinario patrimonio di statuaria classica della famiglia Torlonia; una risorsa culturale urbi et orbi al cui cospetto si rimane a lungo con piacere
/ 29.03.2021
di Tommaso Stiano

Tra una chiusura e l’altra, in quel di Roma siamo riusciti a visitare una mostra straordinaria, I marmi Torlonia. Collezionare capolavori che, coronavirus permettendo, resta aperta fino alla fine di giugno. Dopo l’astinenza culturale di questi mesi, di fronte ad una tal parata di marmi, pur senza cadere nella sindrome di Stendhal, qualche capogiro ci viene comunque e cominciamo a dare i numeri: 2020, 620, 92.

Il primo corrisponde all’anno scorso con una selezione della Collezione Torlonia che è tornata dagli abissi del tempo grazie a una virtuosa collaborazione tra la Fondazione omonima e il Ministero per i beni culturali italiano; il secondo ci informa che tutta questa formidabile raccolta di statuaria antica si compone di 620 pezzi; l’ultimo è la parte dei marmi in bella mostra nei nuovi spazi espositivi dei Musei Capitolini, aperti presso l’adiacente Villa Caffarelli. E, quella di Roma, è solo la prima di un lungo viaggio a tappe che questo patrimonio farà in celebri musei europei e statunitensi per concludersi poi di nuovo nella Città Eterna nel futuro Museo Torlonia di cui si sta individuando una sede permanente che possa accogliere l’intero tesoro artistico; stando alle ultime voci ufficiali potrebbe essere Palazzo Silvestri-Rivaldi vicino al Colosseo per la cui ristrutturazione sono già stati stanziati 40 milioni di euro.

Genesi della Collezione Torlonia
Se dal profilo cronologico con il termine «classico» s’intende genericamente che appartiene al periodo ellenistico e romano dagli albori fino al IV sec. d.C. (mille anni circa), oppure se s’intende semplicemente che ha qualità di prim’ordine ed è d’importanza fondamentale come modello di un genere, allora la Collezione Torlonia è sicuramente una raccolta che assolve sia il criterio temporale sia quello qualitativo, ai quali bisogna aggiungere quello quantitativo, non per nulla figura come la più importante a livello internazionale nel collezionismo privato e compete a pari titolo anche con quello pubblico. Essa vede la sua origine nella passione per l’arte, classica appunto, di diverse generazioni della famiglia Torlonia, un nobile casato romano, che sostanzialmente ha collezionato collezioni preesistenti.

Parallelamente agli acquisti, nella seconda metà del XIX secolo, i Torlonia avevano promosso tutta una serie di scavi archeologici nei loro possedimenti suburbani giungendo così ad un patrimonio scultoreo di 620 oggetti, catalogati e fotografati già nell’Ottocento; nel 1875 questi sono confluiti nel Museo di scultura antica in via alla Lungara che la Famiglia apriva a pochi visitatori e studiosi e che è stato chiuso definitivamente nel 1976 e successivamente trasformato in miniappartamenti di lusso. Da quel momento la collezione accatastata alla rinfusa è piombata nell’oscurità di qualche scantinato e ha anche rischiato di finire nelle mani di magnati americani. Ma adesso la Fondazione – creata nel 2014 da Alessandro Torlonia (deceduto nel 2017) per dare un futuro al lascito – apre questo straordinario patrimonio di bellezza incarnata nel marmo agli appassionati d’arte ma anche ai curiosi che vorranno approfittare della rassegna di Villa Caffarelli per rifarsi gli occhi e non solo.

L’itinerario espositivo ha come motivo conduttore la storia del collezionismo di matrice privata che piano piano è sfociato nella nascita di istituti museali pubblici, il cui prototipo furono proprio i Musei Capitolini, primi al mondo ad aprire le porte ai visitatori già nel 1734. Anche nel caso in questione, accondiscendendo al principio di utilitas publica che assegna all’arte un valore sociale, la Collezione Torlonia, pur restando proprietà privata, è destinata a diventare bene culturale collettivo nel futuribile museo di Roma espressamente dedicato a questo tesoro.

Il percorso della mostra
La rassegna dell’affascinante mondo greco-romano si articola a ritroso nel tempo in cinque sezioni (14 sale). Nella Sezione I viene rievocato il Museo Torlonia del 1875 con un’impressionante sequenza di busti maschili e femminili che testimoniano l’usanza di quel tempo nel lasciare immagini degli antenati che avevano rivestito cariche pubbliche importanti, in primis l’imperatore e i suoi familiari; in questa sala menzioniamo il bel simulacro di Germanico, l’unico bronzo dell’esposizione.

Nella seconda sezione troviamo due insigni esempi di sarcofagi in marmo greco, altorilievi e tre statue di atleti, una Ninfa e un Satiro scovati durante gli scavi nelle proprietà Torlonia. Straordinario qui è il Bassorilievo con veduta del Portus Augusti (200 d.C.) che era il principale approdo della Roma imperiale.

Molto spesso nell’etichetta delle statue compare la dicitura «replica di…». A tal proposito, va ricordato che le sculture greche dell’età classica sono conosciute nella maggior parte dei casi grazie alle copie marmoree di età romana, gli originali sono andati perlopiù persi.

La Sezione III è dedicata invece ai fondi settecenteschi Cavaceppi e Albani acquisiti dai Torlonia; qui troviamo crateri (grandi vasi), cariatidi, busti, altorilievi e statue come l’Ulisse sotto il montone (I sec. d.C.).

La quarta sezione è suddivisa in altrettante sale di cui una enorme con i ritratti di dodici imperatori; assieme alle effigi di Medusa, Iside, Meleagro, Afrodite e due Satiri, nella sala 9 compare uno straordinario Rilievo con scena di bottega, marmo funerario che documenta la professione di una ricca signora del II secolo d.C.

La V Sezione centra l’attenzione sulle raccolte di marmi del Quattro-Cinquecento appartenenti a famiglie aristocratiche romane come la Tazza Cesi del I sec. a.C. o il bellissimo Sarcofago a colonne con coperchio del 170 d.C. L’ultima sala di questo settore presenta un Ercole ricomposto da 112 frammenti antichi e moderni, lasciati in vista apposta, e su un ripiano è pure visibile una copia del magnifico catalogo datato 1884 con tutte le 620 opere dei Torlonia riprodotte in fototipia (chiaro su fondo scuro).

Se il ruolo dell’arte è quello di creare e diffondere bellezza, intesa come manifestazione che appaga l’animo umano, questo evento assolve pienamente il suo compito, le opere provocano un po’ di vertigini sia per la straordinaria fattura sia perché ci ricordano che «ars longa, vita brevis» (la vita è breve, l’arte è duratura). Non c’è che dire, una mostra coinvolgente, un viaggio nel tempo e nel tempio della scultura, un sollievo in questi momenti di smarrimento sanitario e di obsolescenza programmata degli oggetti: segno che la classicità sa parlare ancora, anche ai contemporanei.