I disegni di Leonardo

Grande, bella esposizione vinciana alla Queen’s Gallery di Londra
/ 01.07.2019
di Gianluigi Bellei

Quest’anno ricorre il cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci. Ormai ne parlano e ne scrivono tutti, ovunque. Sia perché l’occasione è troppo ghiotta e importante, sia perché Leonardo si è interessato di svariati argomenti che spaziano dall’architettura alla geologia, dall’idraulica alla cartografia, dall’ingegneria militare alla botanica. Molte le esposizioni di ogni tipo sparpagliate in Europa: in genere legate a un aspetto particolare e settoriale del suo lavoro. Spesso di poco conto e risibili. In Italia, per esempio, dopo anni di discussioni non sono riusciti a organizzare nulla di organico e rilevante. Noi abbiamo programmato la visita alle due esposizioni artistiche maggiormente esaustive: quella di Londra con i disegni, che affronteremo ora, e quella autunnale al Louvre con i dipinti.

La prima cosa da fare, ovviamente, è documentarsi. Per i disegni potete acquistare la versione italiana del catalogo londinese che si intitola Leonardo, il genio nel disegno di Martin Clayton, Jaca Book (un po’ caro rispetto al catalogo ufficiale, ma ne vale la pena).

Nel Regno Unito dal 1. febbraio al 6 maggio si sono svolte varie esposizioni di disegni in anteprima sparpagliate in diverse sedi: Belfast, Birmingham, Bristol, Cardiff, Derby, Glasgow, Leeds, Liverpool, Manchester, Sheffield, Southampton e Sunderland. Ma le mostre più importanti sono alla Queen’s Gallery di Buckingham Palace a Londra dal 24 maggio al 13 ottobre con 200 disegni e alla Queen’s Gallery di Edimburgo dal 22 novembre al 15 marzo 2020 con 80 disegni.

Leonardo muore in Francia il 2 maggio 1519 e lascia buona parte della sua eredità all’allievo prediletto Francesco Melzi. Fra queste opere vi sono gli scritti con i disegni. Melzi muore nel 1570 e lo scultore Pompeo Leoni acquista dal figlio la maggior parte di questi fogli. Leoni rilega il tutto in due codici. Quello Atlantico – che ora è alla Biblioteca Ambrosiana di Milano – contenente gli studi tecnici e quello artistico di circa 600 pezzi montati su 234 fogli. Quest’ultimo codice è prima a Madrid, dove muore Leoni, e poi dal 1630 in Inghilterra presso il più grande collezionista di disegni d’Europa: Thomas Howard, 14° Conte di Arundel. Dal 1690 fa parte delle proprietà Reali e dal primo Ottocento si trova nella Royal Library del castello di Windsor. Qui, all’inizio del Novecento, i fogli sono staccati dal volume e separati. Rimane la rilegatura in cuoio, ora esposta come cimelio.

Leonardo ha una mente onnivora. Si interessa di molte cose diverse contemporaneamente. Raramente riesce a concludere i suoi progetti dei quali rimangono quasi unicamente gli schizzi. Da un punto di vista artistico realizza solo una ventina di dipinti. Sebastiano Serlio nel Secondo libro di perspettiva del 1551 scrive che «non si contentava di cosa ch’ei facesse, et pochissime opere condusse a perfettione, et diceva sovente la causa essere questa: che la sua mano non poteva giungere all’intelletto». I suoi pensieri si traducono in disegni. Tantissimi. Uno accanto all’altro, uno sopra l’altro, in fogli disordinati che accolgono scritti e disegni di periodi diversi. Scrive, schizza tutto quello che gli passa per la testa o che vede durante le dissezioni anatomiche, i meccanismi per la fusione dei metalli, le osservazioni per il volo degli uccelli o le tempeste… Il suo segno unisce cose e persone e le conforma come unico modello.

In una sorta di panteismo cosmico. Martin Clayton scrive che il suo lavoro è caratterizzato da «una moltitudine di attività simultanee». Disegna con la penna d’oca – per l’inchiostro mescola sali di ferro e acido tannico – oppure con la punta d’argento o con una di rame e zinco come rilevano gli esami ottenuti con la fluorescenza di raggi X. Poi gessetti rossi, neri o sanguigna. La spettroscopia Raman – che consente di determinare i composti chimici su di un oggetto senza utilizzarne un campione – rivela tracce di bianco naturale, piombo rosso, ematite blu e carbone. Utilizza carta ottenuta da stracci di canapa o lino che a volte colora di blu.

Per lui la natura è luce e colore e di conseguenza adatta il segno a seconda dell’immagine. Può essere secco e rigido per i progetti di macchine o imbarcazioni oppure modulato per suggerire il senso del colore per le figure. Per Lionello Venturi il cartone di carboncino, acquarello e biacca de La Vergine col Bambino con sant’Anna e San Giovannino, del 1499-1500 ubicato alla National Gallery di Londra, «presenta l’estremo grado di finitezza disegnatoria cui sia giunto Leonardo, ed è anche l’estremo possibile».

In mostra alla Queen’s Gallery di Londra troviamo all’inizio del percorso disegni di Lorenzo Credi, Filippino Lippi, Domenico Ghirlandaio e Pietro Perugino. Fra quelli di Leonardo citiamo una Testa della Madonna e una di Sant’Anna del 1510-15 particolarmente intensi e alcuni panneggi molto suggestivi fra i quali quello del braccio destro della Vergine in una combinazione di «lumeggiature e piani di colore diversi» che riproducono non soltanto la forma ma pure i vari strati del dipinto. Diversi anni prima, verso il 1490, Leonardo realizza con la punta d’argento uno Studio di mani femminili dai contorni netti e incisivi probabilmente utilizzato in seguito per il dipinto la Dama con l’ermellino dello stesso anno, ora al Museo Nazionale di Cracovia. Da notare alcuni schizzi per L’ultima cena come la testa di Giacomo e quella di Filippo, entrambi del 1495, e i gessetti neri per la Testa di Leda del 1505-08 con l’acconciatura delle trecce a spirale. Discorso a parte per alcuni cavalli e nudi della perduta Battaglia di Anghiari e le due famosissime sanguigne di nudi maschili in piedi del 1504-6. Infine la Mappa di Imola del 1502 che potrebbe servire ancor oggi e il Feto all’interno del grembo del 1511.

Qui a fianco Leonardo annota: «A questo punto non batte il cuore e non alita, perché al continuo sta nell’acqua, e se alitasse annegherebbe. E lo alitare non gli è necessario, perché lui è vivificato dalla vita e cibo della madre… una medesima anima governa questi due corpi e li desideri e le paure e i dolori son comuni sia ad essa creatura come a tutti li altri membri animati».Splendidi gli ultimi lavori riguardanti i diluvi con una lunga descrizione di circa duemila parole, scritte fitte fitte su due fogli datati 1517-18. Qui i suoi tratti diventano un vortice impetuoso di nubi, pioggia, detriti, polvere, fumo come a rappresentare l’Apocalisse. Ed è proprio questo concetto di distruzione che richiama la sua riflessione sulla fine della vita. Leonardo ha visto le sue opere rimanere incomplete, in disfacimento o distrutte ed è ora più consapevole della transitorietà della vita.

Utilissime le varie vetrinette contenenti gli strumenti utilizzati da Leonardo, come lo stilo d’argento, le penne di piume, o i materiali come le galle di quercia, la gomma arabica, i lapislazzuli e la malachite. Ottimo l’allestimento come le luci.

Dove e quando
Leonardo da Vinci: A Life in Drawing. A cura di Martin Clayton. The Queen’s Gallery, Buckingham Palace, Londra. Fino al 13 ottobre. Catalogo £ 14.95.
www.rct.uk/leonardo500/london