Dove e quando
Imre Lénart. Fondazione Extrafid ART, Lugano. Fino al 20 aprile 2018. Orari: da lunedì a venerdì 9.00-12.00 /14.00-17.00. www.extrafid.ch

Imre Lénart, Discarica

Imre Lénart, la Bartok 2


I colori del suono

Alla Fondazione Extrafid ART di Lugano le opere di Imre Lénart
/ 26.03.2018
di Alessia Brughera

È con molta semplicità che l’artista di origine ungherese Imre Lénart descrive il proprio percorso: «Non posso mangiare sempre spaghetti o gulasch, nella vita ci sono gioia, allegria, tristezza e dolore... Così anche nella mia attività vario tecniche, temi ed esecuzioni, in poche parole mi piace essere un artista poliedrico ed eclettico». Sin dal principio, difatti, Lénart mostra una duttilità e una curiosità che lo spingono a cimentarsi con diversi linguaggi espressivi e ad affrontare i soggetti più disparati, sorretto dalla convinzione che la continua sperimentazione sia la pratica più efficace per comunicare appieno il suo sentire.

Incisione, scultura e pittura si susseguono nel cammino creativo di Lénart fin da quando inizia a realizzare i suoi primi lavori a Budapest, città che nel 1956 abbandona, appena ventenne, per rifugiarsi in Svizzera. Proprio la guerra, che gli distrugge casa e che lo vede sopravvivere per miracolo, diventa una delle tematiche predilette delle sue opere. Accanto ai drammatici ricordi del secondo conflitto mondiale, impressi in maniera indelebile nella sua mente, Lénart è però capace di dare ampio spazio anche a iconografie più serene che immortalano brani dell’ordinario scorrere dell’esistenza, personaggi legati alla sua vicenda personale e tutte quelle situazioni, il più delle volte fortuite, che stimolano le corde della sua emotività.

Lénart diviene cittadino elvetico nel 1973 ed è in Svizzera (prima a Neuchâtel, poi a Lugano e infine a Bigogno di Agra) che porta avanti con costanza la sua attività artistica, arricchendola con gli studi di pittura e scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e con collaborazioni in qualità di modellista con molti architetti ticinesi. Quanto Lénart sia uomo versatile con una spiccata attitudine a far confluire in più direzioni la propria energia lo dimostrano anche le diverse occupazioni che vanno ad affiancarsi al suo lavoro di artista, come quella di insegnante e quella di allenatore e giocatore di pallanuoto.

Tra i temi su cui Lénart si è focalizzato da oltre tre decenni troviamo il legame fra pittura e musica, un rapporto da lui indagato attraverso la realizzazione di opere che traducono melodie in sinfonie di colori. A ispirarlo sono le partiture di Bartók, Liszt, Bach e Mozart, di cui rappresenta le composizioni dipingendo le note sotto forma di vibrazioni cromatiche per trasmettere le sue sensazioni più profonde. Lénart si inserisce così nel nutrito novero di figure che, a partire dalla fine dell’Ottocento fino ad arrivare ai nostri giorni, ha posto in stretta relazione la propria espressione artistica con la musica, attratto dalla sua immaterialità e dalla sua indipendenza dal mondo visibile. Basti citare su tutti Vasilij Kandinskij, uno degli interpreti più significativi della costante tensione a trascendere il lessico tradizionale della pittura: folgorato dal Lohengrin di Richard Wagner, l’artista russo giunge nei primi anni del Novecento all’astrattismo spirituale, aprendo la via al suono interiore dei segni e dei colori e alla continua ascesa verso la libertà dalla materia.

Proprio sulle opere di Lénart che esplorano la relazione tra pittura e musica si concentra la mostra allestita negli spazi della Fondazione Extrafid ART di Lugano, una rassegna che prosegue il programma intrapreso nel 2001 dall’istituzione per promuovere l’arte creando una connessione tra il mondo economico-finanziario e quello culturale. Nel corso degli anni la Fondazione ha organizzato numerose esposizioni personali e collettive di artisti ticinesi, svizzeri, italiani ed europei, attenta da una parte al rapporto con il territorio e aperta dall’altra a linguaggi e forme espressive provenienti da contesti diversi, ponendo sempre come cardine l’uomo e la sua capacità di far emergere la dimensione interiore.

Nella mostra luganese, le opere più significative della trasfigurazione del suono in immagine sono gli oli realizzati da Lénart nel 2017 in cui brani delle composizioni di Béla Bartók vengono traslati in pittura attraverso riquadri di colore, posti in sequenza a riprodurre ciascuno una nota, e frammenti di vetro, accuratamente accostati tra loro come fossero tasselli di un mosaico, a rappresentare le pause tra i suoni. Belli anche i piccoli e delicati acquarelli, sempre del 2017, in cui l’artista sembra estrapolare alcune note delle partiture quasi a volerne amplificare l’intensità.

Accanto ai lavori pittorico-musicali, la rassegna espone alcuni dipinti emblematici dei riferimenti artistici di Lénart, ne sono un esempio le opere dalle atmosfere klimtiane dominate dalla profusione dell’oro e dal connubio perfetto di astrazione e decorativismo.

Testimonianza dell’abilità manuale dell’artista è infine il gruppo di sculture che ritraggono ora personaggi conosciuti da Lénart, come l’architetto Franco Ponti, ora figure ispirate ai disegni caricaturali leonardeschi, queste ultime modellate con pochi essenziali tocchi che sanno coniugare sintesi e deformazione plastica, conferendo loro una forza dissacrante.