Dove e quando
Celtes – Un millénaire d’images, Neuchâtel, Laténium. Orari: ma-do 10.00-17.00; lu chiuso. Fino al 10 gennaio 2021. latenium.ch

Fibbia del V sec. a.C., Parsberg, Baviera (Museo Arechologico di Monaco)


I celti sono tornati a casa

Al Laténium di Neuchâtel le vicende storiche di un affascinante insieme di popoli
/ 07.09.2020
di Marco Horat

Il mondo dei Celti è una nebulosa nella quale si sono mossi, grosso modo nella seconda metà del I millennio a.C. a nord della catena alpina tra penisola iberica e bacino del Danubio, popolazioni diverse: dalle tribù riconducibili ai Galli tra le quali quella degli Elvezi e dei Reti, ai Britanni, ai Galati, ai Celtiberi e altri ancora; organizzati in regni diversi ma accomunati da una koiné che comprendeva lingua parlata ed espressioni artistiche. Negli ultimi secoli dell’Età del ferro si trovarono schiacciati tra Roma e i Germani che alla fine, malgrado qualche episodio controcorrente come il sacco di Roma a opera di Brenno nel IV secolo, li cancellarono dalla geografia del mondo attraverso azioni militari e una politica culturale di assimilazione.

Popoli che conosciamo quindi attraverso gli occhi dei conquistatori romani (chi ha studiato latino avrà letto qualcosa del De bello gallico di Cesare) poiché i Celti non usavano la scrittura e quindi non possiamo far capo a fonti autoctone e a documenti diretti. Venivano descritti come valenti guerrieri ma anche provetti agricoltori, buoni parlatori e artigiani abilissimi nella lavorazione del ferro per la creazione di armi, suppellettili e gioielli.

Quello che l’archeologia ci ha tramandato sono infatti manufatti artistici di grande qualità che ora vengono esposti al Laténium di Hauterive presso Neuchâtel, provenienti da collezioni europee soprattutto tedesche e svizzere: quella del Museo archeologico di Monaco che conserva i reperti venuti alla luce nello scavo dell’oppidum di Mansching il più ricco di sepolture, di depositi e abitazioni mai trovato; e naturalmente dal sito di La Tène, proprio adiacente al Laténium, che nel V secolo era uno dei centri più importanti, in tempi moderni ampiamente indagato e studiato, e che ha anche dato il nome alla cultura detta appunto di La Tène.

Il percorso della mostra, curata da Marc Antoine Kaeser in collaborazione con altre istituzioni francesi, spagnole, austriache e tedesche che si propongono l’approfondimento di temi legati all’Età del ferro (I millennio a.C.), riunite sotto il cappello denominato «Iron Age Europe», è cronologico e vuole seguire fin dalle origini, cioè dalla fine dell’Età del bronzo, la nascita e lo sviluppo del mondo immaginifico trasmesso dalle rappresentazioni artistiche che esprimono una cultura comune ai vari popoli, e illustrano le reciproche influenze dovute ai contatti con il mondo mediterraneo: greci, romani, etruschi, fenici.

Uno stile essenziale che tende all’astrazione, come si può vedere paragonando la rappresentazione di un cinghiale celtico in bronzo dalle forme schematizzate con quello romano invece descrittivo al limite dell’iperrealismo. Non quindi di barbari primitivi si tratta, ma di popoli che praticavano tecniche sviluppate, avevano un sistema economico e sociale elaborato e relazioni commerciali col mondo mediterraneo e oltre.

Un ampio universo da scoprire ammirando gli oggetti esposti nelle tradizionali vetrine, ma anche seguendo i testi essenziali che sulle pareti del museo contestualizzano i reperti, come pure soffermandosi nelle postazioni audiovisive in francese e inglese. A differenza di altre culture, il mondo celtico viene raccontato non solo da oggetti di prestigio riservati alle classi dominanti, ma anche da oggetti di uso corrente.

«Queste armi, i gioielli, le monete, il vasellame, la ceramica e gli utensili – fa notare Marc Antoine Kaeser – rivelano un immaginario popolato da figure e da motivi che si riferiscono a miti, racconti eroici e leggende popolari dei quali purtroppo abbiamo perso la memoria»; come detto a causa della mancanza di scrittura. Così, fortunatamente, non è successo con i racconti omerici! Ma qualcosa del loro mondo riusciamo a ricostruire grazie all’archeologia e agli oggetti che sono in qualche modo la materializzazione del mondo celtico e della sua organizzazione sociale e culturale sempre in mutamento.

Chiude il percorso espositivo la spettacolare vetrina con alcuni bracciali in oro, di proprietà del Landesmuseum di Zurigo, che fanno parte del famoso Tesoro di Erstfeld, scoperto nel 1962 e che ha fatto tappa anche al Museo d’arte di Lugano alcuni anni or sono.