Dove e quando
Edward Hopper, Riehen/Basilea, Fondazione Beyeler. Orari: lu-do 10.00-18.00; me 10.00-20.00. Attualmente il museo è chiuso a causa dell’emergenza Coronavirus. www.fondationbeyeler.ch

Edward Hopper, Cape Cod Morning, 1950 (Smithsonian American Art Museum, Gift of the Sara Roby Foundation© Heirs of Josephine Hopper / 2019, ProLitteris, ZürichFoto: Smithsonian American Art Museum, Gene Young)


Hopper, oltre il limitare di un prato

Un’antologica nel segno del paesaggio nell’opera del maestro americano del Novecento
/ 23.03.2020
di Emanuela Burgazzoli

Square Rock, Ogunquit è un paesaggio a olio del 1914: un dipinto giovanile che lascia già intuire l’originale reinterpretazione di un genere classico da parte di Edward Hopper. Universalmente considerato il pittore della solitudine della modernità, con i suoi interni metropolitani – basti citare Nottambuli – Hopper è stato anche e soprattutto un paesaggista, come documenta l’esposizione basilese che riunisce oltre sessanta opere, fra olii, disegni e acquarelli, in provenienza per lo più dal prestigioso Whitney Museum of American Art, ma anche da collezioni private. Una selezione che include sia capolavori come Gas sia opere raramente (o mai) esposte; ne è un esempio il dipinto Cape Ann Granite del 1928, di recente entrato nella collezione Beyeler come prestito a lungo termine. All’epoca Hopper, che era nato nel 1882 a Nyack lungo il fiume Hudson, aveva appena cominciato a farsi notare come pittore; fino a pochi anni prima aveva uno studio di grafico pubblicitario e illustratore ed era stato premiato per le sue incisioni.

Questo paesaggio, che ha ispirato il progetto espositivo, è una veduta già «alla maniera» di Hopper, precisa il curatore Ulf Küster; Hopper fa in modo che lo sguardo dello spettatore cerchi oltre il confine di un prato, disseminato di rocce che proiettano lunghe ombre sulla distesa erbosa spazzata dal vento; il mare si intuisce a malapena in un angolo. Grande senso cromatico e i sapienti effetti di luce e ombra: sono elementi presenti in tutta la sua pittura. Aspetti che aveva in parte approfondito durante i suoi soggiorni a Parigi fra il 1906 e il 1910 – come testimoniano le opere giovanili in mostra; nella capitale francese Hopper sembra interessato agli impressionisti più che alle Avanguardie. La luce di Hopper non trasfigura il reale come un pulviscolo radioso; scolpisce invece con precisione i corpi e seziona lo spazio in forme geometriche. Il pittore americano non dipingeva en plein air; i suoi dipinti sono realizzati in atelier sulla base di ricordi visivi; le sue sono composizioni studiate nel dettaglio e pianificate a lungo, così come la ricerca dei soggetti che richiedeva – per sua stessa ammissione – mesi, o persino anni. Questa lentezza di esecuzione spiega anche il corpus di dipinti modesto – poco più di 360 – per un artista morto nel 1967 a 84 anni.

Un pittore rimasto fedele per tutta la vita al linguaggio figurativo, a un «realismo» americano che potrebbe apparire anacronistico (e oggi decisamente riduttivo) dopo l’apparizione di nuove avanguardie come l’Espressionismo astratto negli anni Quaranta-Cinquanta; epoca in cui la fama di Hopper è all’apice, almeno in patria. Cape Cod Morning, uno dei capolavori a Basilea, data del 1950 e raffigura una donna che come tutte le sue figure femminili ha le fattezze della moglie Jo, anche lei pittrice, e si protende a guardare oltre la finestra alla luce del mattino: una luce esclusiva, destinata soltanto a chi la guarda, come osserva il poeta americano Mark Strand, e per questo forse annunciatrice di altro.

L’aspetto fondante della pittura di Hopper, capace ancora oggi di attirare un largo pubblico, sembra essere la tensione che emana dai suoi dipinti, catalizzata il più delle volte da un corpo o da un volto che inducono lo sguardo dell’osservatore a cercare oltre i confini delle tele per inseguire la linea di strade deserte inghiottite dall’ombra di boschi enigmatici e vagamente minacciosi. I suoi sono paesaggi in cui gli elementi della civiltà moderna fronteggiano la natura, attirandoci sempre nel tempo sospeso che intercorre fra qualche cosa che è appena successo e un evento imminente, anche grazie alla scelta di inquadrature originali che ritagliano porzioni di paesaggi con prospettive insolite (ecco per esempio un faro su un promontorio che svetta senza nessun mare ai suoi piedi) e che privilegiano le linee orizzontali come in Railroad at Sunset o ancora nel capolavoro House by the Railroad.

Quest’ultima figura fra i primi acquisti nel 1930 per la collezione del Museum of Modern Art di New York e nel 1960 diventerà anche una celebre inquadratura nel film Psycho di Hitchcock. Edward Hopper, lui stesso appassionato frequentatore di sale cinematografiche, ha lasciato una traccia profonda in molti registi, attratti dalla qualità narrativa della sua pittura; fra questi anche il tedesco Wim Wenders che proprio a Basilea ha presentato in anteprima il suo omaggio al pittore americano: un cortometraggio in 3D che permette la suggestiva esperienza di una passeggiata virtuale nella sua pittura.

Due buoni motivi quindi per una visita a Basilea: il primo, la rarità delle esposizioni dedicate a questo maestro americano, ancora poco collezionato in Europa (l’ultima in Svizzera risale al 2010 a Losanna); il secondo è la scelta dell’allestimento che segue piste ancora poco battute, come la sorprendente opera grafica di Hopper; il disegno e l’acquarello sono tecniche che gli consentono di riprodurre la sensazione della velocità e dell’immediatezza di paesaggi colti al volo, dal finestrino dell’automobile con la quale lui e la moglie Jo sfrecciavano per le strade di campagna del Maine alla ricerca di nuove visioni.