Bibliografia
Gianfranco Angelucci, Glossario Felliniano – 50 voci per raccontare Federico Fellini il genio italiano del cinema, Roma, Avagliano Editore, 2020


Fellini ineffabile e misterioso

La vita dell’istrionico regista nel racconto di una serie di personaggi che ebbero la fortuna di conoscerlo
/ 29.06.2020
di Blanche Greco

È un’avventura, un diario di bordo, un romanzo di formazione, un triangolo amoroso, una spettacolare commedia umana, è Glossario Felliniano – 50 voci per raccontare Federico Fellini il genio italiano del cinema di Gianfranco Angelucci, scrittore, sceneggiatore che di Fellini è stato collaboratore, amico e affettuoso osservatore e che in questo libro lo ricorda e lo rivela pian piano, fino a tracciare un affresco che ne intreccia la vita e la carriera, i film e gli amori, i sogni e i misteri.

In questo anno in cui si celebra il centenario della nascita di Federico Fellini, il suo estro, nonché i sessant’anni della Dolce vita il suo film più famoso, tornano a galla i vezzi, le mille sfaccettature del regista riminese nelle mostre e nei documentari a lui dedicati, ma nessuno di essi colpisce e affascina così profondamente come il racconto che ne fa Angelucci capace, non solo di ricreare la galassia di personaggi e di rapporti che hanno costituito la vita di Federico Fellini, ma soprattutto di darci di lui un ritratto vivido e intimo, con realismo e ironia, riportando a galla la complessità dell’uomo e la sincerità dell’artista, che dialogano all’infinito dentro e fuori dai film, a partire da quel Libro dei sogni che è la chiave di entrambi.

E forse, è anche la falsariga di questo Glossario più che alle parole legato alle storie che Federico Fellini si porta dietro, alle persone di cui si circonda e che lo definiscono ognuna a suo modo, come Norma, la segretaria di edizione: «la bocca vermiglia, gli occhi scuri stellati, sfidanti, ma languidi da sulamita, il muso da gatta, curve feline e un incedere dondolante», è lei, tipica creatura felliniana, che introduce Angelucci ancora studente abbagliato dal cinema e ammaliato dal Satyricon sul quale sta scrivendo una tesi, «nell’Olimpo» di Fellini che all’epoca si trovava nel lussuoso e animato Hotel Plaza a Roma. Formosa, amata, sognata, disegnata spesso da Fellini che lei ha accudito sul set di tutti i suoi film, «Normicchia» come la chiamava Federico, gestiva l’armonia della troupe come pure il «transito» dei capricci muliebri del regista a volte simili a meteore, altre volte più «contorti e ingarbugliati».

Ma niente che mettesse in discussione il rapporto con Giulietta (Masina) sua moglie, che come racconta Angelucci, Federico considerava «un incontro di destino…un rapporto antico, addirittura preesistente al giorno in cui si è avverato» e che il regista non spezzò mai, anche se si stuzzicavano sul set e fuori perché lei, più Gelsomina, o forse più Cabiria, appariva in molti dei suoi film, ma, con dispiacere, accettava di non essere in tutti, esiliata, così come lo era dal Libro dei sogni.

Quel nugolo di schizzi e di caricature racchiudeva la vita onirica di Fellini e lui lo aggiornava ogni mattina con matite colorate e pennarelli, aggiungendo, tagliando, cercando i significati, forse le premonizioni nascoste dietro a quelle eteree presenze dai discorsi sibillini, o ameni. Alle volte la «nebulosa» di Federico aveva bisogno di cercare oltre, ed ecco che veniva tirato fuori dal terzo cassetto dello scrittoio l’I CHING, «il libro delle mutazioni» che gli aveva regalato il terapeuta Eric Bernhard, «tra i pochi angeli custodi che vigilavano silenziosi sulla sua vita e il suo lavoro».

Ma anche se i veri incontri di Fellini con «l’Ignoto, l’altrove e l’extrasensoriale», erano con Gustavo Rol, prodigioso sensitivo misconosciuto ai più, al mattino, uscendo dal bar Canova dopo il caffè, Federico si fermava all’angolo di Piazza del Popolo dalle zingarelle che leggevano la mano (ci sono ancora), perché, chiosa Angelucci, «frequentare Fellini significava incamminarsi lungo il sottile confine tra due dimensioni diverse e adiacenti», così sul set dei suoi film, come nelle antiche corti principesche, non mancava mai un mago, un veggente vero, o presunto».

Il Glossario è un continuo gioco di specchi: alle confidenze di Fellini si alternano le riflessioni dell’autore; i momenti di vita vissuta ai commenti da voce fuori campo che aggiungono, spiegano, concludono ciò che è rimasto in sospeso. Come da un prezioso taccuino escono i vari personaggi colti dentro e fuori i loro ruoli: Marcello Mastroianni, tenero viveur, della Dolce vita, dalle lunghe ciglia finte e lievi occhiaie disegnate; oppure «Snàporaz», suo alter ego, amico e complice di Fellini. Tonino Guerra sceneggiatore, autore che, con Federico era come l’Augusto con il Clown Bianco, una coppia comica impareggiabile. E poi Rossellini, Nino Rota; Donald Sutherland e Casanova; Roma, la Cesarina; Sandrocchia, Anna Magnani e le storie, i riti, le atmosfere casalinghe di un cinema italiano che emozionava, pieno d’interrogativi e di leggerezze. C’è tutto questo nell’appassionante ritratto di Federico Fellini.