Dove e quando
Piritta Martikainen – Vedelle, Casa Pessina, Ligornetto. Orari: sa e do 14.00-16.00. Fino al 13 dicembre 2020


Fantastiche lande sospese

La finlandese Piritta Martikainen a Casa Pessina di Ligornetto
/ 07.12.2020
di Gian Franco Ragno

Come si evince facilmente dal nome, Piritta Martikainen (1978) è un’artista di origine nordica, più precisamente finlandese, residente da molti anni in Ticino, dove ha già largamente esposto i suoi lavori, con qualche incursione in prestigiose occasioni all’estero.

Tra le mostre più significative ricordiamo la personale tenutasi nel 2003 all’Ala Est del Museo Cantonale d’Arte di Lugano – allora lo spazio dedicato ai giovani artisti, e più in generale alle più interessanti nuove proposte locali, accanto alle vicine esposizioni di carattere internazionale dell’istituzione regionale oggi entrata a far parte della nuova realtà del Museo d’Arte della Svizzera italiana (MASI).

Onnipresente nel suo paese d’origine, l’acqua è l’elemento più raffigurato ed evocato dall’artista, e lo è sempre più marcatamente negli ultimi lavori. È dunque riconducibile a ciò l’intitolazione del più recente progetto, esposto a Ligornetto per la prima volta, Vedelle («all’acqua» in italiano), accompagnato da uno scritto di Elio Schenini, che già aveva seguito l’esposizione del 2003, e curato da Barbara Paltenghi Malacrida.

L’acqua funge da materia che si presta, con le sue trasparenze e i suoi riflessi, a produrre simmetrie rovesciate che confondono la percezione, e ciò aiuta l’autrice a scardinare le gabbie spazio-temporali della realtà: un bosco diventa uno sfondo – una sorta di tappeto – dove sembrano poggiarsi una corona di ninfee, un gioco di riflessi còlto attraverso un vetro offre l’impressione di un quadro neoimpressionista costituito da macchie di luce.

Al tempo stesso, l’acqua è capace di prendere forme e stati mutevoli – diventa ghiaccio oppure si modella sulle pietre in configurazioni con energia perentoria.

Altra caratteristica fondamentale del lavoro dell’artista, in continuità con le prove precedenti, sono gli attenti cromatismi: colori tenui, delicati quasi trasparenti, tendenti alla monocromia. La presenza di ampi spazi vuoti conferisce inoltre alle fotografie una consistenza leggera, fluttuante nello spazio.

In breve, si tratta non di riprese naturalistiche bensì di un insieme di frammenti, di ricordi non ancora archiviati, impressioni visive che – volutamente o meno – riemergono, apparentemente staccate tra di loro, ma legate da un filo narrativo sottile, oltre che dall’elemento comune dato dall’acqua: le poche figure umane presenti, infatti, ne sono immerse e non risultano riconoscibili, avvolte sotto le crespature della superficie che ne confondono i tratti somatici.

Sia per quanto riguarda le immagini fisse sia per quelle in movimento, nei quattro video in mostra, è comunque la natura lo scenario privilegiato della narrazione dell’autrice. Qui vige la possibilità di un partecipe e silenzioso dibattito interiore, qui si può svolgere – sembra questo il suggerimento dei passaggi in dissolvenza in un video tra terra e un giovane bosco di betulle – la messa in scena di un racconto fantastico tratto dell’infanzia oppure una più matura ricomposizione di pensieri e sensazioni.

Concludendo, grazie a un programma ben calibrato, e soprattutto grazie alla continuità delle attente proposte monografiche – anche con quest’ultima esposizione di Piritta Martikainen – possiamo confermare che Casa Pessina di Ligornetto sia una delle vetrine principali della fotografia ticinese contemporanea.