Discorso filosofico sulla sedia

L’architetto-designer Riccardo Blumer fra corpi nudi al Teatro San Materno
/ 09.05.2022
di Giorgio Thoeni

Nudo, nudi: chi? Io, tu, noi, altri. Dal leggìo illuminato sul proscenio del Teatro San Materno di Ascona risuona la voce di Riccardo Blumer all’inizio del suo viaggio nelle connotazioni fra corpi nudi. È il senso dell’incontro proposto recentemente dalla stagione di Tiziana Arnaboldi per la bomboniera bauhaus sempre pronta ad accogliere il dialogo tra le arti.

Lui, l’accademico, immerso in un appassionato confronto con le forme, ci svela uno stato che sembra quasi perseguitarlo: Ho sempre cercato di lavorare facendo design. È un percorso cadenzato dall’adorazione del corpo e della parola in relazione con gli oggetti, combinazioni per una scacchiera di significati connotativi che si rinnovano continuamente e pronti per partite sempre diverse. Gli oggetti nascono nudi come noi tutti come per una condizione finita, esordisce Blumer. In realtà la loro manutenzione ordinaria li porta ad assumere stati differenti, soggetti a un respiro costante animato da continui significati. Come la sedia. È un corpo oppure ha un corpo? Un tema, la sedia, che era già stato oggetto di una presentazione su quello stesso palco Allora Blumer indagava sulla leggerezza tecnologica, sulla sperimentazione di materiali, sulle qualità, sulla storia della sedia nel corso di un’avventura che attraversava la storia dell’uomo in tutte le sue fasi.

In questo caso l’architetto-designer pone in rassegna i concetti che hanno costituito le fondamenta di un libro d’arte dove fotografia e connotazione sono alla base di un progetto sulla forma, il corpo e la parola. Pubblicato lo scorso anno da Artphilein Edition con, appunto, il titolo Connotazioni, il volume è frutto di un lungo e meticoloso lavoro sulle pagine (Andrea Poletti) e sulla fotografia (Paolo Mazzo) nella ricerca del rapporto tra la sedia, declinata in vari modelli e la materia, il corpo, l’azione. Un catalogo di definizioni realizzate in un fertile periodo di produzione, a partire dalla creazione de La leggera, sedia nata dalla collaborazione con il designer Renato Stauffacher. Il volume presenta 100 foto (selezionate su oltre 3000) dove la trasversalità è il soggetto di un discorso dalla dimensione filosofica e post moderna, un incontro tra antropologia culturale e gioco delle forme, dello spazio, del linguaggio. La serata si snoda sostanzialmente su 5 sedie, sulle loro particolarità e su una dinamica dove lo spazio diventa musica per i corpi danzanti di Nuria Prazak con Lisa Arnaboldi.