Danza e caffè

La geometria di Anna Huber e il Goldoni di Horvat
/ 22.11.2021
di Giorgio Thoeni

Cosa scegliere fra il debutto a Lugano di Ennio Greco o il passaggio di Anna Huber al San Materno di Ascona con unsichtbarst² (il più invisibile), il suo biglietto da visita più longevo? Abbiamo optato per la danzatrice e coreografa svizzera, già anello Hans Reinhart (2002) e Premio per la Danza e la Coreografia (2010). Dopo il debutto a Berlino nel 1998, con questo assolo la Huber mette in campo la visione di un corpo esposto su pannelli riflettenti, specchio di forme in continuo movimento dove il denominatore comune è un senso di interrogazione: chi sono? chi guarda chi? che cosa c’è dietro lo specchio? Echi di Giacometti e di un amore per l’architettura, la figura minuta di Anna Huber vola e affascina nella scomposizione geometrica di un corpo nello spazio mosso da intelligente ironia e tecnica squisita. Un frammento autorevole di storia della danza contemporanea svizzera. Ne valeva la pena.

Successo per un classico goldoniano
Si sono concluse a Bellinzona le repliche de La bottega del caffè di Carlo Goldoni prodotto dal LAC. Dopo le forzate battute d’arresto, il sapore della riuscita si è diffuso nel palato degli attori guidati dalla regia di Igor Horvat con uno spettacolo che si è meritato gli applausi del pubblico ticinese. Un allestimento con qualche originale trovata ma sostanzialmente rispettoso della lezione dell’avvocato. Un intimo affresco della società del tempo con le due entità, il mondo e il teatro, che si intrecciano fra tipologie umane e passioni. Litigi e intrighi si avvicendano nella piccola bottega del caffè vicina a una bisca, con l’onesto caffettiere Ridolfo, l’avido biscazziere Pandolfo, lo sfortunato Eugenio e l’abile giocatore Leandro e la cornice di una ballerina, una moglie tradita e un’avvenente forestiera. Su tutti don Marzio, gran manovratore delle discordie altrui sullo sfondo di un microcosmo dove tutti vivono bene (…) quando sanno essere prudenti, cauti e onorati.

Horvat tira sapientemente le fila di un testo a cui ha dato un respiro moderno ben sostenuto da una squadra di bravi attori. Su tutti spicca Antonio Ballerio, un ambiguo e spiritoso don Marzio. Con lui Pasquale Di Filippo, Marco Risiglione, Sacha Trapletti, Massimiliano Zampetti e il trio delle signore con Anahì Traversi, Annapaola Trevenzuoli, Marta Malvestiti. Classica la scenografia a due piani di Guido Buganza, belle e originali le musiche di Zeno Gabaglio.