Dove e quando
ME TE. Fotografie di Veronica Barbato e Marco d’Azzo, Galleria Doppia V. Via Moncucco 3, Lugano-Besso. Orari: ma-ve 9.00-12.00, 14.00-17.00. Fino al 20 novembre. galleriadoppiav.com



Con la leggerezza della danza

Alla Galleria Doppia V il lavoro di coppia di Veronica Barbato e Marco d’Azzo
/ 02.11.2020
di Giovanni Medolago

ME TE: questo il titolo sibillino scelto dalla coppia Veronica Barbato/Marco d’Azzo per la loro mostra alla Galleria Doppia V di Besso. Tu ed io, oppure quelle mete che è sempre meglio proporsi di raggiungere, sebbene appaiano talvolta autentiche chimere? Die Beide! si esclama in tedesco. Si parte dalla tavolozza nera che lei ottiene da un telo di velluto. «Il nero è il colore della danza – spiega – in particolare nelle performances di Pina Bausch».

Veronica Barbato, origine campane e cresciuta a Reggio Emilia, si è dapprima appassionata alla danza contemporanea, cui si è dedicata per anni, prima di approdare alla fotografia. Non una cesura, precisa: «Direi piuttosto uno scambio tra poesia, pittura e fotografia». Sulla tavolozza nera irrompono figure dai colori vivaci; fiori soprattutto, che talvolta svolazzano eterei oppure si fissano come il clou d’un fuoco d’artificio. «Ogni fiore, o quasi, rappresenta il ricordo di un momento felice vissuto con Marco, delle emozioni che abbiamo vissuto insieme».

Ispiratore a monte e complice nel loro work in progress, d’Azzo interviene con tocco leggero, quasi impalpabile. «Bisogna essere discreti accostandosi a quanto c’è già. Direi addirittura che è un gesto di coraggio!» Architetto di professione e attivo in uno Studio di Lugano, d’Azzo definisce «ideale lo spazio della Galleria Doppia V. Raccolto, quasi intimo, dove abbiamo cercato di creare un equilibrio tra grandi D-Bond (il supporto su cui viene montata l’immagine definitiva, n.d.r.) e i lavori che li affiancano, diversi per dimensioni e forma».

Il tocco forse più significativo dell’architetto lo vediamo nella grande immagine di una serie di spighe, che Veronica ha fissato con geometrica precisione sul suo prediletto black velvet, e che Marco sembra quasi divertirsi a piegare di qua e di là. «In realtà l’idea era di fare di questa immagine ripetuta – ordinatissime file di spighe che col loro giallo si stagliano discretamente sullo sfondo nero – una carta da parati» confessa Veronica. La quale ha voluto altresì una scelta particolare nell’allestimento, sistemando qualche quadretto sotto un’immagine più grande. Lo spettatore è così chiamato a un’attenzione particolare, scomoda se vogliamo dirla tutta.

Tuttavia, entrando alla Doppia V la prima impressione – che di solito è quella giusta! – è un senso di leggerezza, un sottile invito a librarci nelle nostre emozioni, liberandoci – almeno per un attimo – delle zavorre che purtroppo dobbiamo portarci appresso in questi giorni difficili.