Il graffito di Laika era apparso a Roma in febbraio nei pressi dell’Ambasciata egiziana. Misteriosamente cancellato, è riapparso in ottobre a Bologna (Instagram)

Un capolavoro rivede la luce a Chiasso

Fino al 9 gennaio 2021 il m.a.x. museo di Chiasso offre gratuitamente la possibilità di ammirare un’opera prestigiosa che non è normalmente esposta al pubblico, poiché fa parte di una raccolta privata. Nell’atrio del museo è stata collocata in una postazione specifica una Madonna con bambino (1617-1618) di Peter Paul Rubens, uno dei massimi interpreti della pittura fiamminga del Seicento.

L’iniziativa inaugura una serie di eventi analoghi che la direzione del museo chiassese intende proporre in futuro nei suoi spazi per divulgare presso un pubblico più amplio alcuni capolavori appartenenti a collezionisti della regione.

Per ciò che riguarda questo particolare dipinto, esso faceva parte della collezione di Henry Ford II (Grosse Point, Detroit, Michigan USA), cioè della collezione privata di Henry Ford. In seguito la tela è passata, tramite acquisto diretto, alla Collezione degli editori Dino Fabbri; in tempi più recenti ad una collezione privata ticinese e infine alla Collezione privata ticinese di Michele Moser.

Come ha spiegato la direttrice del m.a.x. museo, Nicoletta Ossanna Cavadini, Rubens all’inizio del 1600 aveva impiantato un’importante bottega ad Anversa, in cui poteva valersi dell’aiuto di ben 180 collaboratori. Analogamente a quanto succedeva ovunque in questo tipo di «industria artistica», il maestro si incaricava di definire il disegno iniziale del soggetto indicato dal committente. Del bozzetto preparatorio veniva poi realizzato un esemplare in formato ridotto, che era in seguito sottoposto per l’approvazione ai committenti stessi. Una volta accettato il soggetto, il quadro definitivo veniva riportato sulla tela dalle dimensioni finali: il lavoro di realizzazione veniva lasciato per le grandi linee ai collaboratori mentre il maestro interveniva per precisare alcuni particolari e dettagli.

Nel caso della Madonna esposta a Chiasso (a differenza di altre versioni, o varianti, che testimoniano la popolarità del soggetto) gli interventi di Rubens sarebbero collocati nelle sezioni principali del dipinto e la tela è quindi ritenuta autografa.

L’esibizione di questa importante opera avviene in contemporanea con la mostra da noi già presentata (vedi «Azione 28» del 6/7/20) dedicata all’opera grafica di Aberto Giacometti, dal titolo Alberto Giacometti (1901-1966). Grafica al confine fra arte e pensiero, che rimarrà aperta fino al 10 gennaio 2021 (per info: www.centroculturalechiasso.ch).

Da notare che il m.a.x. museo proporrà nelle prossime settimane allo Spazio Officina la mostra Le stanze dell’arte, rassegna che si prefigge di dare spazio a otto giovani talenti della Svizzera italiana nel campo delle arti visive e performative, in questo momento difficile per la cultura. L’esposizione potrà essere visitata fra il 18 dicembre 2020 e il 9 gennaio 2021; è curata da Antonio d’Avossa, e Nicoletta Ossanna Cavadini. / Red.


Andrà tutto bene

Una riflessione sull’attualità mediata dall’espressione creativa, tra Barocco e Street Art contemporanea
/ 21.12.2020
di Gianluigi Bellei

Suppongo che siano due i lavori emblematici dell’anno che sta per finire. Il primo è una Madonna con bambino, della bottega di Peter Paul Rubens, esposta in questi giorni al m.a.x. museo di Chiasso. Il secondo un murales della street artist Laika apparso in primavera a Roma e in questi giorni nei pressi del Rettorato dell’Alma Mater Studiorum di Bologna dove studiava Patrick Zaki, incarcerato da otto mesi in Egitto. Nel murales si vede Giulio Regeni – atrocemente assassinato dopo il suo rapimento del 25 gennaio 2016 al Cairo e che vede indagati cinque agenti della National Security – che abbraccia Patrick dicendogli «Stavolta andrà tutto bene».

Anche nella Madonna con bambino le figure sono due; in questo caso un’attenta signora elegantemente vestita con tanto di pizzo e trecce ai capelli la quale con la mano destra sorregge un imbambolato piccolino tutto nudo che cerca di muovere i primi passi. Ai piedi un panno bianco simbolo del sepolcro e del suo futuro. Anche in questo caso la donna si prende cura dell’infante e sembra dirgli: «Coraggio puoi farcela, andrà tutto bene».

Protezione, affetto, sicurezza, empatia, amore; le due vicende portano in primo piano il terrore che incute il potere che, a distanza di duemila anni, semina morte e oppressione. Certo non si può rimanere indifferenti al pensiero che il procuratore di Siria Publio Quintilio Varo nel 4 avanti Cristo fece crocifiggere duemila giudei (la crocifissione veniva inflitta solo ai delinquenti non romani) e oggi al-Sisi, il mellifluo dittatore egiziano, ordina – impunemente e con il beneplacito dell’Occidente – migliaia di esecuzioni per i suoi oppositori.

Poco è cambiato in questi secoli in una sorta di eterno ritorno nicciano che fa rabbrividire.

Andrà tutto bene è il mantra che ci ripetiamo anche dall’inizio della pandemia per rassicurarci. Sappiamo che non è così; almeno non per tutti. Ora che il vaccino è arrivato, quasi sicuramente le popolazioni più povere non ne avranno accesso, acuendo così il divario fra i Paesi.

In mezzo a tutto questo alcuni sostengono che la bellezza ci salverà. Ma non c’è bellezza nell’orrore della povertà e della miseria, e l’arte non può essere il trastullo e l’alibi contro i sensi di colpa dei nuovi edonisti.