Un Paese in balia dei terroristi

Continua lo scempio dell’Afghanistan da parte dei talebani mentre l’Occidente chiude entrambi gli occhi
/ 28.11.2022
di Francesca Marino

«Finché vivrò, bambine e ragazze non varcheranno la soglia di quei centri di corruzione che sono le scuole». Parola del premier talebano Hasan Akhund, che ha chiarito così una volta per tutte la posizione del suo governo sull’istruzione femminile. Bimbe e giovani non vanno a scuola da oltre 400 giorni e il loro spazio vitale si restringe ogni giorno di più. Ammesso che gli istituti scolastici riaprano, infatti, sarebbero in molte a non poterli di fatto frequentare: a donne e ragazze è stato imposto di non allontanarsi da casa per più di un certo numero di metri senza un accompagnatore di sesso maschile. Ne consegue che quelle che non hanno padri, fratelli, mariti o zii disposti ad accompagnarle a scuola, o altrove, sono di fatto confinate dentro casa. D’altra parte, non saprebbero dove andare.

Di recente sono stati vietati a donne e bambine anche i parchi pubblici e i parchi divertimento della capitale. A quanto pare, secondo i talebani, non era sufficiente, come era stato ordinato pochi mesi fa, istituire giorni per sole donne per giardini e ruote panoramiche: le donne devono stare a casa. Sono libere al massimo, come succede sempre più spesso, di sedere per ore davanti ai negozietti che vendono pane sperando che qualcuno paghi per un paio di naan (il pane afghano) con cui sfamare i bambini. Se sei vedova e sola, infatti, non puoi lavorare e nemmeno dare da mangiare ai tuoi figli. Se protesti, finisci in galera o peggio. Finisci sposata per forza a un qualunque guerrigliero talebano, perché le donne, come ordina il dio dei governanti dell’Afghanistan, devono avere un uomo che le «protegga». Riempiendole di botte e stuprandole, se necessario, ma tant’è. Nelle ultime settimane sono state arrestate una decina di giornaliste e attiviste di cui non si hanno più notizie. E la situazione è destinata a peggiorare.

Ormai è l’intera popolazione a essere ostaggio di un gruppo di terribili criminali al potere. Negli ultimi tempi a essere colpite non sono soltanto le donne, ma chiunque. L’invisibile leader supremo del gruppo di terroristi che governa Kabul, Haibatullah Akhundzada, ha infatti ordinato ai giudici afghani di implementare la Sharia, ovvero la legge islamica, nel senso più restrittivo possibile. Il che significa: mani mozzate ai ladri, flagellazione oppure lapidazione per le adultere e altre cose del genere. La legge è difatti ispirata al principio dell’occhio per occhio. Non solo.Nelle sue più «illuminate» versioni dell’Hudud (reati contro Dio) e della Qisas (reati contro gli uomini), si richiedono delle «prove schiaccianti»: la testimonianza, cioè, di quattro testimoni maschi e musulmani. La testimonianza di una donna non vale niente e, quando vale, vale metà di quella di un uomo. Nei casi di denuncia per stupro, se qualcuna fosse talmente incauta da denunciare, nel caso in cui i quattro maschi musulmani che erano presenti (di solito gli stupratori) non testimonino a favore della vittima, la vittima viene mandata in carcere o lapidata per adulterio. Succede anche in Pakistan. Non ci vorrà molto prima di rivedere donne massacrate a colpi di pietre (capita già in aree rurali) e omosessuali schiacciati dai camion nello stadio di Kabul. Del resto i talebani non hanno mai fatto mistero delle loro intenzioni. Ciò che meraviglia non è la catastrofe annunciata che si sta svolgendo in Afghanistan, ma l’ipocrisia dell’Occidente. Non molto tempo fa, durante una conferenza di alto livello, un membro di grande profilo della Nato sosteneva: «Abbiamo portato via coloro che lavoravano con noi e stiamo facendo un buon lavoro nel costringere i talebani a mantenere gli accordi presi». Quali accordi? Il massacro della popolazione? La cancellazione di ogni parvenza di diritti umani e civili? Il franchising di campi di addestramento per terroristi dati in gestione ai gruppi jihadisti pakistani? Le alte cariche pubbliche attribuite a membri di Al Qaeda?

Su Kabul è scesa una coltre di colpevole silenzio rotta soltanto dalla chiamata a riaprire le scuole. Qui non si tratta soltanto di donne e bambine, ma di un intero Paese in balia di terroristi su cui pende una taglia di molte nazioni e dell’Onu. E mentre si parla di scuole e bambine, sotto la coltre di cui sopra, in silenzio, gli americani facilitano la transazione tra la Banca centrale afghana, un’azienda polacca e una francese per stampare e consegnare nuove banconote al governo dei talebani. Non solo. Tre milioni e mezzo di dollari, parte delle risorse congelate al governo di Kabul, sono stati trasferiti in Svizzera in un fondo di cui fa parte Shah Mehrabi, membro del consiglio di amministrazione della Banca centrale afghana. Che giura e spergiura che le nuove banconote non verranno adoperate per sponsorizzare attività illecite o per finanziare il governo, ma che andranno soltanto a sostituire le vecchie. E i talebani, si sa, «sono uomini d’onore», tanto per citare Shakespeare. Gli americani non commentano, l’Alleanza atlantica fa finta di credere che tutto vada per il meglio e che l’unico problema siano le scuole per le bambine. Fino al prossimo attacco terroristico, progettato in Pakistan, benedetto dalla Cina ed eseguito in Afghanistan. La storia ha la fastidiosa tendenza a ripetersi e non ha la memoria corta dei governi occidentali. Abbiamo già visto questo film e sappiamo come va a finire.