Putin nei guai

Russia – Festeggia 20 anni di potere fra crisi economica, uscita dal lockdown al picco dell’epidemia, polemiche sul numero delle vittime, proteste dei medici e aiuti che arrivano da Trump e da Xi
/ 25.05.2020
di Anna Zafesova

Vladimir Putin ha celebrato i vent’anni dalla sua prima investitura ufficiale a presidente in lockdown, isolato nella sua dacia di Novo-Ogariovo, mentre la Russia conquistava il secondo posto nella graduatoria mondiale dei Paesi più colpiti dall’epidemia di Covid-19. Il suo nuovo premier Mikhail Mishustin è ricoverato, come anche il suo portavoce Dmitry Peskov e diversi altri ministri e deputati, oligarchi e star dello spettacolo. In Russia, il Coronavirus ha colpito soprattutto i ricchi e famosi: è una malattia d’importazione, i primi pazienti certificati erano scesi da aerei provenienti dall’Italia, e la città in assoluto più colpita è la globalizzata Mosca. Ma il contagio si è espanso ormai per tutta la Russia, e in sette regioni la situazione resta particolarmente grave, anche se il leader del Cremlino ha revocato dal 12 maggio le «settimane non lavorative», l’eufemismo utilizzato in Russia per il lockdown, che resta comunque in vigore a discrezione dei governatori.

È una tempesta perfetta, quella che ha investito la Russia, nell’emergenza del Coronavirus che si è sovrapposta al crollo del prezzo del petrolio – principale risorsa di esportazione russa insieme al gas – e alla crisi politica alla quale Putin aveva intenzione di rimediare con il referendum sugli emendamenti costituzionali che gli avrebbe dovuto permettere di farsi rieleggere per altri due mandati, fino al 2036. Il voto avrebbe dovuto tenersi il 22 aprile, e il desiderio di arrivare al plebiscito è stato uno dei motivi per cui Putin ha ordinato ai russi di restare a casa soltanto il 25 marzo scorso, molto più tardi di altri Paesi colpiti dall’epidemia, abolendo il voto. Solo grazie al decisionismo del sindaco di Mosca Sergey Sobianin l’autoisolamento nella capitale da volontario è diventato obbligatorio, con però eccessi polizieschi come multe a pioggia per chi portava fuori i cani e una ressa in metropolitana il 15 aprile, quando si sono formate code chilometriche di passeggeri in attesa di farsi controllare i pass digitali rilasciati dal comune da poliziotti molto «analogici».

Due settimane dopo, i contagi sono schizzati in alto. La gestione della crisi è stata in buona parte delegata dal Cremlino ai governatori e ai sindaci, in una sorta di neofederalismo inedito, un’inversione di tendenza dopo due decenni di progressivo accentramentoIl costo di una quarantena nazionale però si è rivelato troppo alto, e a metà maggio la Russia ha di fatto iniziato a uscire dalle misure di contenimento mentre il picco dell’epidemia non era stato ancora raggiunto, anche se a Mosca le mascherine, i guanti e i permessi per uscire di casa restano obbligatori. Mosca e la regione circostante, Pietroburgo e la terza città russa, Nizhnij Novgorod, sono le più colpite, ma anche nel Caucaso ci sono focolai importanti. La gestione dell’epidemia è stata in buona parte delegata dal Cremlino ai governatori e ai sindaci, in una sorta di neofederalismo inedito, un’inversione di tendenza dopo due decenni di progressivo accentramento.

Ma le proteste dei medici – che lamentano l’assenza di dispositivi di sicurezza e il mancato pagamento dei supplementi salariali promessi da Putin a chi sta combattendo l’epidemia – sono sempre più numerose, e dirette al presidente, che nelle videoconferenze con il governo rimprovera i suoi burocrati e licenzia primari nel tentativo di spostare il peso della crisi sui responsabili locali. I tagli degli ultimi anni per la «ottimizzazione» della sanità, insieme con l’aumento delle spese militari e le sanzioni russe contro farmaci e apparecchiature mediche di produzione occidentali, hanno prodotto un disastro annunciato. Decine di ospedali sono diventati focolaio di contagio e centinaia di medici sono morti. Nei certificati di morte però figurano cause di decesso non collegate al Coronavirus, per non dover pagare la cospicua compensazione di circa 35 mila euro promessa da Putin alle famiglie degli operatori sanitari caduti sul fronte della lotta all’epidemia.

Il numero delle vittime resta «inferiore di 7,5 volte alla media mondiale, siamo invidiati da altri Paesi», si vanta la vicepremier responsabile del welfare Tatiana Golikova. Ma un’inchiesta della testata indipendente «Meduza» afferma che i responsabili della Sanità, federali e locali, hanno ordinato agli ospedali di non mettere come causa di morte il Covid-19, ma altre malattie oppure «polmonite extraospedaliera» senza causa specifica. Una tattica che segue la linea della propaganda ufficiale delle prime settimane della diffusione del virus, che tendeva a sminuirne la pericolosità e l’impatto. Il risultato è che appena poco più della metà dei russi sono convinti che il Coronavirus sia un pericolo reale, e l’osservazione delle regole del lockdown è stata all’inizio molto a macchia di leopardo, con numerose chiese che non hanno chiuso le porte a Pasqua, nonostante la richiesta del patriarca Kirill: oggi, il clero ortodosso moscovita è tra le categorie più colpite dai contagi, e diversi vescovi e abati di monasteri importanti hanno pagato le aperture con la vita.

Numerosi i contagi anche tra i militari, impegnati a migliaia nelle esercitazioni per la parata della vittoria sul nazismo, che il presidente ha cancellato soltanto dopo le pressioni dell’opinione pubblica. Focolai di Coronavirus sono nati anche tra gli operai dei giacimenti di gas nell’Artico, e delle miniere d’oro in Siberia.Una crisi sanitaria, economica e sociale che non poteva non diventare anche politica, soprattutto in un sistema abituato a incentrare tutta la responsabilità – e gli eventuali successi – su un’unica persona. La gestione indecisa e tardiva dell’epidemia da parte del Cremlino ha deluso molti russi, e il tentativo di Putin di approfittare dell’emergenza per mosse diplomatiche come l’invio di aiuti e medici in Italia, Serbia e Stati Uniti ha provocato rabbia all’interno del Paese. La «diplomazia dei ventilatori» si è anzi ritorta contro Mosca, dopo che i macchinari dello stesso tipo di quelli inviati in Occidente si sono incendiati, provocando la morte di 6 pazienti in ospedali di Mosca e Pietroburgo. Ora, è Donald Trump a inviare duecento ventilatori alla Russia che definisce «bisognosa di aiuto». Arrivano anche aiuti dalla Cina, insieme a un velato risentimento per i contagi dall’altra parte della frontiera: il maggior numero dei malati in Cina oggi proviene dalla Russia.