Pandemia e bilanci pubblici

La Confederazione sopporterà il peso maggiore degli interventi, ma i suoi bilanci lo permettono. Cantoni e Comuni risentono pure gli effetti dell’aumento di spese e del calo di entrate. Il Canton Grigioni fa eccezione
/ 29.03.2021
di Ignazio Bonoli

Con la pubblicazione dei primi dati sui consuntivi 2020 a livello cantonale e comunale si tirano anche le prime somme degli interventi finanziari volti a limitare i danni dell’epidemia a livello di salute pubblica e di sostegni economici. La parte maggiore di questi sforzi è stata certamente sostenuta dalla Confederazione, che dovrebbe raggiungere il 90% dei costi totali impegnati in queste operazioni. Anche i Cantoni – spesso a complemento degli interventi federali – vedono riflessi nei loro conti il costo dei loro interventi.

In Ticino, secondo le stime del preconsuntivo di fine ottobre, si prevedeva un disavanzo di 243,8 milioni, con un peggioramento notevole rispetto al preventivo, che indicava un avanzo di 4,1 milioni. In buona parte il peggioramento è da attribuire alla pandemia direttamente (per esempio 60 milioni di contributi per ospedalizzazioni e 10,1 milioni per emergenze sanitarie), o indirettamente (per esempio minor gettito fiscale per 173,1 milioni, o minori entrate di imposte alla fonte per 12,3 milioni, nonché 9 milioni in meno per la partecipazione all’imposta federale diretta).

Diversa però la situazione nel Canton Grigioni, il cui consuntivo registra un avanzo di ben 80 milioni, migliorato di 100 milioni rispetto al preventivo. Per la pandemia il cantone valuta una spesa di 60 milioni, ampiamente compensata da un gettito fiscale in aumento di 42 milioni di franchi, ma soprattutto dal contributo della Banca Nazionale di 62 milioni di franchi e da quello della Banca Cantonale per 12,6 milioni di franchi. Anche per il Ticino il contributo della Banca Nazionale sarà cospicuo (82,5 milioni), così come quello della Banca dello Stato (41 milioni). Si può così pensare (in attesa dei risultati definitivi) che il contributo della BNS sarà determinante per i Cantoni nel contenere l’aumento di spese provocato dalla pandemia già nel 2020.

Si prevedono in totale 6 miliardi di franchi di versamenti, di cui due terzi andranno a beneficio dei Cantoni. È però inevitabile che per molti di essi (come prevede il Ticino) vi sarà una diminuzione dei gettiti fiscali. In questo senso il Grigioni sarà probabilmente un’eccezione. La stessa Confederazione, nel 2020, ha incassato 1,5 miliardi in meno di imposte sul valore aggiunto (IVA), ossia l’imposta sui consumi. Dovrà invece mantenersi probabilmente al livello precedente il gettito dell’imposta federale diretta (IFD). Gli effetti dei minori gettiti si ripercuotono con ritardo sull’andamento delle finanze cantonali e spesso i confronti sono difficili a causa del diverso metodo di calcolo. Gli esperti prevedono che gli incassi di imposte sul reddito e sugli utili aziendali possano mantenersi ai livelli attuali nel 2021.

Globalmente l’effetto degli sforzi per la lotta al Coronavirus è ripartito nel modo seguente: tra il 2019 e il 2021 i risultati d’esercizio dovrebbero peggiorare tra i 17,66 miliardi di franchi e i 20,727 miliardi per la Confederazione, tra i 1040 milioni e i 2270 milioni per i Cantoni e tra i 522 e i 1515 milioni per i Comuni.

Secondo queste previsioni, la Confederazione dovrebbe sopportare quasi un quarto dello sforzo finanziario globale. Difficile però prevedere quali saranno gli effetti dei programmi per il 2021 di Cantoni e Comuni. I Cantoni cominciano però a sentirne il peso e chiedono una minore partecipazione finanziaria ai provvedimenti adottati dalla Confederazione.

Quest’ultima può comunque contare su una situazione finanziaria favorevole. Il freno alla spesa, applicato dal 2003 al 2019, ha permesso di ridurre il debito pubblico da 124 a 97 miliardi di franchi, aprendo quindi la possibilità di un ulteriore indebitamento. Secondo le più recenti previsioni di inizio marzo, il debito della Confederazione nei prossimi due anni dovrebbe aumentare tra i 35 e i 40 miliardi di franchi. Rispettando le regole sul freno alla spesa, questo indebitamento dovrebbe essere riassorbito a media scadenza.

Spese ed entrate straordinarie della Confederazione vengono contabilizzate su un conto speciale. Prima dell’attuale crisi, questo conto era in attivo per alcuni miliardi di franchi. Secondo valutazioni dell’amministrazione, alla fine di quest’anno, questo conto dovrebbe toccare un saldo passivo di circa 27 miliardi di franchi. Il tema è emerso anche durante la recente sessione delle Camere federali. Al momento è però ancora difficile valutare l’impatto finanziario totale. Il Consiglio federale si è comunque impegnato a presentare entro l’estate un piano di ammortamento del debito. Né riduzioni di spese, né aumenti di imposte dovrebbero far parte di questo piano. Ovviamente, sperando che la situazione non peggiori.