L'Italia alla ricerca di un equilibrio

Economia e commercio - Una nazione che si può definire controversa, ma che offre eccellenze a livello mondiale e un tessuto di piccole e medie imprese di prim’ordine. Un partner fondamentale per la Svizzera
/ 20.01.2020
di Marzio Minoli

Se esiste un paese che si può definire perlomeno controverso questo è l’Italia. Sentendo le opinioni di diversi analisti finanziari c’è un assunto che ricorre frequentemente: «Purtroppo l’Italia fa parte di quei paesi dei quali si parla sempre in negativo», contrariamente, ad esempio, alla Germania della quale spesso si lodano le peculiarità, mettendo in secondo piano gli aspetti meno edificanti.

Quella sull’Italia è un’affermazione che trova, in parte, una sua giustificazione. Il paese proietta di sé un’immagine di instabilità soprattutto in ambito istituzionale. Una situazione che porta come conseguenza la poca certezza delle regole. Un fatto che per  chi vuole investire in Italia, se pensiamo alle società estere, è spesso motivo di molta preoccupazione e ripensamenti.

Una nazione quindi che spesso non offre quelle garanzie normative che sono fondamentali per fare impresa. Insomma, citando uno dei grandi italiani della storia, Lorenzo De Medici, «del doman non v’è certezza». E sappiamo che per l’economia la certezza, qualsiasi essa sia, è fondamentale per poter adeguarsi ed essere produttiva.

Questo sentimento di sfiducia viene sottolineato anche dalla Banca Mondiale, la quale stila annualmente una classifica dei paesi nei quali è più facile «fare impresa». Sono dieci i parametri che vengono presi in considerazione, che vanno dall’ottenimento di un permesso di costruzione, all’ottenimento di un credito fino al pagamento delle imposte.

Scorrendo questa classifica, capeggiata dalla Nuova Zelanda, si nota che gli Stati Uniti sono al 6. posto, il Regno Unito all’8., la Germania al 22., mentre la Svizzera è al 36. Per trovare l’Italia bisogna scendere fino alla 58esima posizione. L’ultimo dei paesi del G7, ovvero le sette economie maggiormente avanzate del pianeta.

Ma non si tratta solo di questioni istituzionali. Ci sono dati che oggettivamente non giocano a favore dell’Italia. La sua crescita economica è tra le più deboli dell’Unione Europea, con uno 0% nel 2019 e + 0,5% per il 2020 secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale pubblicate lo scorso mese di ottobre. La produttività soffre da anni, mentre continua a preoccupare l’alto livello del debito pubblico, giunto a circa il 134% del prodotto interno lordo.

Letta così, l’Italia sembra un paese debole e senza prospettive. Ma ragionando un attimo su questi dati, la domanda da porsi è: «Come mai un’economia con queste caratteristiche non è in gravissime difficoltà?» La risposta si trova nel fatto che quello che spesso si conosce meno, soprattutto non arriva al cosiddetto «grande pubblico» è che esiste un’Italia composta da un tessuto produttivo di prim’ordine che fa da contraltare alle inefficienze citate in precedenza. E, importante sottolinearlo anche per evitare luoghi comuni troppo facili da citare, questo tessuto economico, con le sue eccellenze, si trova al Nord come al Sud.

Come sempre per capire meglio queste affermazioni, ci vengono in aiuto i numeri.

Oltre alle grandi industrie ci sono 5’300’000 piccole e medie imprese, che occupano 15 milioni di persone e che generano un fatturato di 2000 miliardi di euro l’anno.

Di queste PMI 2 milioni si concentrano tra Lombardia, Piemonte, Veneto e Emilia Romagna. Appena fuori dalla porta di casa nostra, perlomeno al Sud delle Alpi e questo fattore contribuisce a fare dell’Italia un importante partner commerciale per la Svizzera. Anche qui, affidiamoci alle cifre.

L’Italia, è il terzo partner commerciale, dietro a Germania e Stati Uniti. Esportiamo per circa 14 miliardi di franchi principalmente prodotti di carattere chimico farmaceutico e strumenti di precisione ed importiamo per 19 miliardi soprattutto chimica, farmaceutica e macchine utensili, settore dove l’Italia è un’eccellenza. Senza contare il settore agroalimentare, vera e propria punta di diamante dell’export italiano.

Per quel che concerne gli investimenti, quelli svizzeri in Italia ammontano a circa 18 miliardi di franchi, creando 51’000 posti di lavoro, secondo i dati forniti dalla Banca Nazionale Svizzera, e questo fa della Svizzera il sesto investitore soprattutto in campi come la farmaceutica, la manifattura e l’agroalimentare.

Per contro gli investimenti italiani in Svizzera ammontano a circa 6 miliardi di franchi, ponendo la Confederazione al 14. posto degli interessi italiani all’estero.

L’Italia quindi, ma non è una novità, ha grandi potenzialità, ma, come si dice per gli studenti, «ha le capacità ma non si impegna». Perché i numeri, le forze e le conoscenze per fare bene ci sono tutti. L’augurio è che si possa trovare l’equilibrio tra l’immagine di un’Italia «poco affidabile», quella istituzionale, e quella di un’Italia che produce molta ricchezza e consente al Bel Paese di avere una resilienza tale che la fa rimanere tra le maggiori potenze economiche mondiali. Un equilibrio che le permetta di non essere più citata solo per le questioni negative.