Le rendite dei pensionati diminuiscono

Gli esperti chiedono che si risparmi di più, magari anche attraverso una riduzione delle rendite. Eredità e risparmio privato riescono però oggi a compensare le perdite, purché l’economia mantenga un certo livello di crescita
/ 12.10.2020
di Ignazio Bonoli

Secondo uno studio del Centro di servizi finanziari di Zurigo, le rendite pagate da AVS e Casse pensioni sarebbero diminuite rispetto all’ultimo salario percepito dai beneficiari. Questa evoluzione non permetterebbe più di rispettare il principio del mantenimento di un livello di vita adeguato dopo il pensionamento. Valutato in termini finanziari, questo livello di vita dopo il pensionamento dovrebbe corrispondere al 60% di quello precedente il pensionamento.

Vi devono provvedere sia l’AVS, sia la Cassa pensione per le quali si pagano contributi obbligatori. Ma, secondo l’indagine del citato centro per l’anno 2002 una persona di 65 anni, con un salario netto di 100’000 franchi annui, al momento del pensionamento ordinario riceverebbe una rendita globale di 62’425 franchi. La perdita rispetto all’ultimo salario sarebbe quindi già del 38%.

Nell’anno 2019 la stessa persona, nella stessa classe di reddito riceverebbe 64’546 franchi, quindi in termini nominali qualcosa di più. Se però si tiene conto del rincaro, il salario confrontabile salirebbe a 118’169 franchi. La rendita del primo e del secondo pilastro coprirebbe quindi soltanto il 55% circa dell’ultimo salario considerato. La perdita rispetto all’ultimo salario salirebbe quindi già al 45%, molto più alta di quella del 2002. Il principio del mantenimento del livello di vita mediante il 60% dell’ultimo salario non sarebbe quindi più rispettato.

Tuttavia, secondo Swisscanto, la Cassa di previdenza delle banche cantonali, nello studio di quest’anno, la quota di copertura, per un salario di 80’000 franchi, sarebbe stata nel 2019 del 69%, Quindi superiore all’obiettivo del 60%, ma comunque in diminuzione, poiché nel 2010 la quota di copertura sarebbe stata dell’80%.

Il peggioramento è dovuto principalmente alle casse pensioni (secondo pilastro) che, attualmente, soffrono di un livello troppo basso dei tassi di interesse. Sempre secondo il Centro zurighese, nel 2002, la rendita AVS copriva un terzo della prevista rendita globale. La cassa pensione ne copriva i due terzi. Nel frattempo, la rendita AVS è salita a circa il 47% della rendita globale prevedibile, mentre quella della cassa pensione è scesa al 53%.

Questa diminuzione ha colpito soprattutto le persone con alti redditi, che quindi dispongono di un elevato capitale di vecchiaia, soprattutto nella parte non obbligatoria del capitale assicurato. Le casse pensioni devono rimunerare la parte obbligatoria del capitale con un tasso del 6,8%. Ma il rendimento della parte obbligatoria del capitale di vecchiaia non basta per mantenere il livello delle rendite, per cui le casse devono ridurre le rimunerazioni della parte non obbligatoria, trasferendo i rendimenti alla parte obbligatoria.

La situazione finanziaria viene poi aggravata anche dal costante aumento della durata di vita degli assicurati. Per questo gli assicuratori chiedono sia una diminuzione del tasso di rimunerazione del capitale di vecchiaia, sia un aumento dell’età di pensionamento. Nel frattempo, cercano di compensare i minori introiti con varie misure, come l’aumento dei contributi a risparmio, l’allungamento del periodo di risparmio, l’aumento dell’età di pensionamento, l’aumento dei tassi di interesse o versamenti supplementari sui capitali di vecchiaia.

Per esempio la Cassa pensione della Migros ha portato l’obiettivo di copertura del capitale dal 74,1% del 2000 al 68,6% di oggi. L’età di pensionamento è salita da 63 a 64 anni, il contributo pieno è sceso dai 25 ai 20 anni. Una compensazione moderata secondo la dichiarazione del direttore Ryter alla NZZ. La diminuzione dei tassi di rimunerazione preoccupa non solo le casse. Secondo un’intervista annessa allo studio, i due terzi degli intervistati vedono problemi per il futuro delle rendite delle casse pensioni, ma il 90% pensa ancora di non avere problemi finanziari al momento del pensionamento.

Qualche esperto si chiede se non si stia forse sottovalutando la serietà della situazione. Altri, però, constatano che probabilmente due fattori sono alla base di questo ottimismo. Da un lato, in Svizzera oggi, vi sono molte eredità di una certa consistenza. Inoltre si eredita sempre più in là negli anni e talvolta mentre si è già in pensione. Cala però la certezza che l’AVS, fra trent’anni, sarà ancora in grado di versare le stesse rendite. Tuttavia, finché l’economia crescerà e creerà posti di lavoro dovremmo essere in grado di far fronte al fenomeno dell’invecchiamento della popolazione. In ogni caso, c’è sempre la valvola di sicurezza del terzo pilastro, cioè il risparmio individuale. Ma il momento che stiamo vivendo oggi, con le difficoltà accentuate dalla pandemia da Covid 19, non promette nulla di buono. I tassi di interesse molto bassi e l’invecchiamento demografico obbligheranno comunque a risparmiare di più, magari anche con una riduzione delle rendite da versare.