Le anime della sinistra

Ideologie – Da tempo è lotta fra due diverse visioni del mondo progressista. Non solo in America
/ 10.02.2020
di Christian Rocca

Pete Buttigieg e Bernie Sanders, dunque. Il giovane e il vecchio. Il moderato e il radicale. Il volontario in Afghanistan e l’antimilitarista filo sandinista. Il millennial gay, sposato con un uomo e amico della Silicon Valley e il simpatico burbero ebreo socialista di Brooklyn che piace alle star e detesta le corporation. Buttigieg è riformista, Sanders vuole tutto e subito. Ex sindaco l’uno, ex sindaco l’altro. La sfida delle primarie americane dopo l’Iowa non è ancora tra loro due, ma è da tempo tra due diverse visioni del mondo progressista. Non solo in America. Anche in Gran Bretagna, in Francia, in Italia. Ovunque.

Progressisti moderati da una parte contro progressisti radicali dall’altra è la stessa identica partita che si gioca in tutto il mondo, proprio perché nessuno ha ancora trovato la formula politica del nostro tempo, dove non basta più ricordare che alle elezioni generali la sinistra vince solo se è moderata e immancabilmente perde se è radicale.

Al momento è una contesa sentimentale, ancora più che ideologica: a chi affidarsi, in questi tempi impazziti di populismo e di demagogia, al riformatore innovatore o al caro socialista di una volta?

La nuova stella della sinistra americana, Alexandria Ocasio-Cortez, ha detto che il Partito democratico non è di sinistra, ma di centro, anzi quasi conservatore. In fondo, la Ocasio-Cortez, detta AOC, non ha tutti i torti, perché negli Stati Uniti né il socialismo reale né quello ideale hanno mai fatto davvero presa, se non in qualche ristretto circolo intellettuale di New York e in qualche comunità hippie dell’ovest, ma certamente non a livello di partito di governo. Non è un caso che i progressisti americani si chiamino tradizionalmente liberal, cioè liberali, e non comunisti o socialisti o rossi eccetera. Al «New York Magazine», qualche settimana fa, sempre la Ocasio-Cortez ha anche detto che trovava strano che lei e Joe Biden, il vicepresidente di Obama e tra i favoriti a sfidare Donald Trump alle presidenziali di novembre, si trovassero nello stesso partito, quando in qualsiasi altro posto del mondo sarebbero invece in due compagini diverse.

Hillary Clinton ha detto più o meno la stessa cosa, ma dal fronte liberal e contro l’insorgenza socialista, arrivando a mettere in dubbio il sostegno al suo partito se per la sfida a Trump le primarie democratiche premiassero Bernie Sanders. Anche Hillary non ha torto, e non solo perché il radicalismo di Sanders è stata una delle numerose cause della sua sconfitta di tre anni e rotti mesi fa contro Trump, ma anche perché Sanders è l’unico senatore socialista al Congresso americano e fino al 2015 non è stato nemmeno iscritto ai Democratici.

Quando, qualche mese fa, Barack Obama se l’è presa con l’idea della purezza ideologica e del non fare mai compromessi, molto cara a una certa parte del mondo progressista, sostanzialmente ha confermato la grande divisione dentro la sinistra, o meglio tra i liberali e i socialisti dentro la sinistra americana, la stessa che oggi Clinton e Biden da una parte e Sanders e Ocasio-Cortez dall’altra rappresentano molto bene.

La grande differenza tra i due orientamenti, tra l’establishment liberal e gli insorgenti socialisti, è che i primi consentono e favoriscono la cosiddetta «grande tenda» sotto la quale accogliere tutte le anime progressiste, tanto da aver consentito a Sanders e a Ocasio-Cortez di candidarsi e di vincere, mentre i secondi esprimono il loro tradizionale tasso di massimalismo e tendono a escludere di poter avere rapporti politici con i moderati e i riformisti. È questo il senso delle parole di Alexandria Ocasio-Cortez, così come è stato questo l’atteggiamento di Sanders nel 2016 con il quale ha convinto molti dei suoi più giovani e più radicali elettori a non andare a votare per Hillary, salvo poi lamentarsi di essersi svegliati con Trump.

La partita che si gioca nel Regno Unito non è molto diversa, ovviamente con le sue peculiarità locali, ma anche nell’isola britannica lo scontro in corso alle primarie del Labour è tra una candidata socialista e corbinista e, a questo punto, due o tre esponenti più moderati del partito. Con Corbyn, i laburisti hanno perso tre elezioni su tre in pochi anni, mentre solo il New Labour di Tony Blair è riuscito a interrompere una lunga sequenza di successi elettorali dei conservatori. Qualcosa vorrà dire, ma non più tutto.

In Francia e in Italia non c’è il problema denunciato da Ocasio-Cortez, perché a Parigi e a Roma a chiunque è consentito fare il suo partitino, specialmente a sinistra della sinistra. In Francia i socialisti sono ormai inesistenti, la sinistra radicale è ininfluente, mentre il centrosinistra liberale sta all’Eliseo. In Italia la situazione è più frazionata: c’è il Partito democratico al governo, ma ci sono anche una mezza dozzina di partitini alla sua sinistra, senza contare le sardine e quelli che non si definiscono di sinistra ma che la sinistra-sinistra considera tali, i Cinque stelle, al punto da volerli inglobare in un’alleanza strategica. Alla destra del Pd, invece, ci sono Italia Viva di Matteo Renzi, Più Europa di Emma Bonino e Azione di Carlo Calenda, che marciano separati anche se cominciano a dialogare in nome di una specie di federazione del buonsenso.

Il modello radicale inglese è perdente, quello americano della divisione tra liberal e socialisti non ha funzionato nel 2016 e non gode dei favori del pronostico in vista delle elezioni di novembre. Il modello francese della prevalenza dei liberali è al governo, anche se sotto pressione anche dei sindacati. Il modello italiano dell’alleanza tra antipopulisti e populisti da una parte e della scissione dei liberal-democratici dall’altra non sembra andare da nessuna parte, se non a sbattere contro un muro. Forse è arrivato il momento di darsi una calmata, di offrire soluzioni serie ai problemi del nostro tempo e di fermare i reazionari, i demagoghi e i populisti che, trovandosi di fronte concorrenti impegnati in battaglie intestine e ideologiche senza senso, trovano il terreno spianato. E, scusate lo spoiler, alla fine vincono.