Le ambiguità di Mosca

Il Covid-19 sale – Per ora Putin non vuole rinviare il referendum
/ 23.03.2020
di Anna Zafesova

Il rublo e il petrolio che scendono e il coronavirus che sale: Vladimir Putin ha scelto il momento meno propizio per lanciare l’operazione politica che dovrebbe mantenerlo al potere anche dopo la scadenza del suo quarto mandato presidenziale, nel 2024. Il presidente russo ha indetto per il 22 aprile prossimo il referendum sulle modifiche costituzionali che lui stesso ha promosso e che gli permetteno di ricandidarsi alla presidenza della Russia per altre due volte, fino al 2036. Ma l’epidemia di coronavirus potrebbe sconvolgere i suoi piani: anche se per ora il Cremlino smentisce di voler imitare la rigida quarantena che si è auto imposta l’Europa, il leader russo non ha escluso la cancellazione o la posticipazione del voto, «la salute dei cittadini è più importante».

I contagi aumentano, e girano voci su un numero di ammalati molto più elevato, censurato dalle autorità. Il messaggio del governo però è ambiguo: da un lato, si chiudono i confini e si cancellano i collegamenti aerei con l’estero, dall’altro si cerca di minimizzare. Il sindaco di Mosca Sergey Sobianin ha però già proibito raduni all’aperto «di qualsiasi numero», una misura per contenere più che altro la crescente protesta contro l’iniziativa di far regnare Putin per 37 anni di fila. Una svolta che il presidente ha operato a sorpresa, dopo aver lanciato due mesi prima il dibattito sulla riforma costituzionale. Il 10 marzo scorso, la prima donna nello spazio (e deputata del partito governativo Russia Unita) Valentina Tereshkova ha proposto a nome della «gente semplice», di inserire nella Costituzione l’articolo che «azzera» i mandati presidenziali di Putin.

L’emendamento è stato approvato subito dalla Duma, convalidato dalla Corte Costituzionale, ratificato dai parlamenti regionali e firmato dallo stesso presidente. Ora resta il voto del 22 aprile, che a questo punto si trasforma in un referendum su Putin.Il consenso al presidente non è però più quello di un tempo. Non è escluso che Putin abbia deciso di farsi proclamare presidente eterno (nel 2036 avrà 83 anni) proprio per evitare di fare l’«anatra zoppa» e impedire l’emersione di candidati alternativi: «Per la Russia l’alternanza al potere è per ora un lusso», ha dichiarato. Ma anche mantenere il regime potrebbe essere un lusso che il Paese non si può più concedere: proprio mentre Putin alla Duma accoglieva la mozione di Tereshkova, il rublo perdeva quasi il 25% del valore in un giorno, e la borsa cadeva a picco, dopo la decisione del Cremlino di rompere il patto con l’Opec per far scendere il prezzo del greggio e strangolare così il petrolio shale americano.

I russi si sono precipitati a convertire in valuta forte i loro risparmi. Pochi giorni dopo, sono corsi nei supermercati, spaventati dal coronavirus: dagli scaffali sono spariti grano saraceno, pasta, legumi e farina. Si respira aria di crisi economica, e nessuno nutre illusioni sulla capacità della sanità russa, devastata negli ultimi anni da tagli e «ottimizzazioni», di affrontare un’eventuale epidemia.